Catullo e Lesbia/Varianti/21. - LX

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LX


Contro l’opinione del Mureto, che tiene esser questo un frammento, e di Achilie Stazio, che dice che manchi del principio, a me sembra che quest’epigramma sia intero. È uno di quei pensieri che Catullo, come Enrico Heine, soleva gettare in un momento di viva commozione, come chi getti dalle mani qualcosa che lo scotti o lo buchi. A chi è diretto? Nessun codice lo dice; e la critica non è indovina. Io dirò soltanto che il tono generale di questi versi mi richiama l'epigramma precedente rivolto a Quinzio. Il poeta si sdegna che le sue voci supplichevoli non sono state accolte: Supplicis vocem in novissimo casu contemptam. [p. 257 modifica]Ora a chi mai Catullo ha rivolto parole di preghiere se non a Quinzio?

Quincti, ti sibi vis oculos debere Catullum,
Eripere noli multo quod carina illi
Est oculia!
etc.

Ho posto perciò questi versi immediatamente dopo quelli a Quinzio, perchè a costui mi pare che si abbiano a riferire.