Commentarii di m. Galeazzo Capella delle cose fatte per la restitutione di Francesco Sforza secondo duca di Milano/Libro Secondo

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LIBRO SECONDO
DE COMMENTARII DI
Galeazzo Capella delle cose fatte
per la restitutione de
FRANCESCO SFORZA
SECONDO DUCA
di Milano.



GIA CORREVA dal principio della guerra l'anno secondo mẽtre queste cose s trattavano a Milano, et Roberto di Savoia et altri Baroni Franzesi, iquali in nome del Re tenevano le pratiche co Svizzeri, affrettavano di scẽdere nel Milanese con quella fanteria c'havevano soldata. Et Monsignor di Lautrech in Cremona non lentamẽte metteva in ordine i suoi cavalli et fanti: et sollecitava gli aiuti de Vinitiani, accioche all'arrivare della Fanteria Svizzera egli col restante dell'essercito fusse in ordine havendo desiderio di prevenire i soldati Tedeschi: i quali da Girolamo Adorni erano a gli avversari condotti. Ma non ando la cosa nel modo che egli s pensava. Perché Grigioni nõ havendo permesso alli Tedeschi, che per la valle Vulturena passasseno: ne si giudicãdo essi per il piccolo numero, perché non passavano quattro milia, bastanti a farsi la via per forza, mutarono consiglio: Et havendo superato la sommita duno monte, che divide quelle valli per la Canonica ne confini del Bergamasco passarono. Et camminando con granddisima prestezza tanto sollecitarono, ch' [p. 38 modifica]egli arrivarono nel paese vulgarmẽte chiamato Glara d'abda, prima che il capitano di Bergamo, secondo che da M. Andrea Griti Proveditore de Vinitiani gli era stato commesso, potesse mettere insieme gẽti, lequali a Tedeschi che venivano nelle sboccature de mõti s'opponesseno. In questo mezzo il Signore Prospero Colõna con diligenza procurava che a Milano si rifacesseno i Bastioni. Et era il principale suo pensiero volto a fare con gran multitudine di guastatori il più presto che fusse possibile uno argine doppo con due fossi, pigliando tra l'uno et l'altro argine uno spatio di venti passi, laquale opera egli haveva pensata per separare gli aversari, che di fuori venivano dal castello, che si teneva dalle guardie Franzesi: talche i soldati tra l'uno et l'altro argine collocati potesseno ributtare l'essercito nimico, et quelli dal Castello fuori uscisseno. Tutta la fanteria ridusse tra l'Abda et il Tesino: Solamente mando due milia fanti a Novara cõ Filippo Torniello da Novara, giovane valoroso, et molto dedito all'armi. Mando ancora Astore Visconti alla guardia di Alessandria con millecinquecento fanti, iquali sanza essere pagati per amore del nomo Sforzesco s'erano congregati: et a questi la citta sumministrava il vitto. Alla guardia di Pavia mãdo Antonio da Leva, Capitano del primo squadron de gli huomini d'arme imperiali, et dell'arte della guerra peritissimo: et oltra mille fanti Italiani, li dette ancora due milia Tedeschi: i quali erano stati quella vernata alle stanze a Piacenza col Marchese di Mãtova, mentre che si temeva che i Frãzesi, iquali alloggiavano a Genova, non tofliesseno al PAPA quella Citta. Diche sapeva ch'era d'haverne sospetto se Mõsi. di Lautrech passasse più l'Abda et caminasse verso Milano. Il restante dello essercito, che era di dodici mila fanti et settecẽto homini d'arme, et d'altretanti cavalli leggieri fece entrare in Milano. Ordinate adunque queste cose rimando Girolamo [p. 39 modifica]Adorni, la cui diligenza haveva poco, innãzi nel condurre i fanti Tedeschi conosciuta, a Frãcesco Sforza, il quale si trovava a Trento, et metteva insieme semilia Tedeschi, accio che facesse con prestezza caminare quella gente pel Veronese et Mantovano: dove egli pensava che da Vinitiani nõ potesse essere fatto resistenza, iquali havevano congiunti nel Milanese l'essercito loro con Mõsignor di Lautrech: et insieme con la fanteria Svizzera s'erano alla terra appressati. Il terzo giorno dopo che il campo fu ĩ quel luogo posto, Monsignor di Lautrech, alquale il RE privato il gran Maestro dell'Imperio, haveva dato di nuovo la cura di governare tutto l'essercito, tutta la cavalleria et fanteria comãdo che stesse in arme, come s'egli havesse a combattere la terra. Ma poscia ch'egli hebbe aviso come oltra i solldati tutti il popolo di Milano con tãta prontezza d'animo haveva preso l'arme, che i Vecchi a pena, et Fanciulli et le donne erano rimase in casa, temendo la difficulta della cosa, tenne i suoi fermi negli alloggiamenti: Ma hebbe in quel giorno per la morte di Marcantonio Colonna grandissima ansieta: il quale con Camillo Triultio figliuolo del signor Gianicaopo, mentre che insieme fuori del padiglione spasseggiavano, da uno colpo d'artiglieria venuto dal Bastione de nimici, che dissipo una casa propinqua a quel luogo, con grande incommodo di tutto l'essercito fu ammazzato. Perché il RE nella prudenza et fortezza di quello gia buon tempo innanzi haveva cominciato a cõfidare. monsignor di Lautrech haveva speranza che i soldati rinchiusi nella terra, per carestia di danari havesseno a fare tumulto: iquali Giovãni Emanuel dell'entrate del regno di Napoli scarsamente puedeva: tal che tutto quel ch'egli in tutta questa guerra cõtribui, nõ basto per dare le paghe tre mesi alla fanteria spagnuola: ilquale tẽpo era corso dalla morte di Papa Leone al principio di questa secõda guerra: il restante, de [p. 40 modifica]taglioni posti a Milanesi si traheva: la quale cosa, per essere egli nella guerra precedente stato oppresso dal medesimo mancamento, havendo conosciuta difficilissima, pensava che non fusse possibile, che una sola citta dopo tanti danni dati a cittadini potesse con le faculta sue cosi grande essercito sostentare. Ma è difficile a credere di quanto profitto fusse la sollicitudine et la parsimonia nello spẽdere del Morone: et quanti danari con odio di pochi egli rescotesse. Perché quelli, che spontaneamente conferivano, et quelli he acio erano constreti essendo loro tolti i pegni, considerando che tale cosa si faceva per fuggire il comune pericolo, non ne pigliavano grãde sdegno. Ma per la speranza della vittoria et della restitutione agevolmẽte sopportavano tale exattione: laquale ancora si rendeva facile per la venuta di Francesco sforza loro Duca: delle cui virtu da quelli, che venivano da trento, molto si parlava. Costui havẽdo occupata la fortezza di Croacia, s'haveva preso il passo pel Veronese sanza che alcuno facesse resistenza: et venuto cõ seimila fanti Tedeschi per Mantovano con navilii che haveva cõgregati passo il Po a Casale, maggiore. Quindi arrivato a Piacenza et congiuntosi col Marchese di Mantova et con trecẽto cavalli, liquali erano pagati dalla Chiesa, caminãdo pe luoghi di la da Po, entro in Pavia. Laquale cosa sentẽdo Monsignore di Lautrech sen'ando a Cassino, villa nella via che a Pavia dalla terra cinque miglia lontano, per impedire che l'essercito del Signore Prospero non si potesse con le genti Tedesche cõdotto da Frãcesco sforza coniungere. Dove fortificati gli allogiamẽti intendendo che Monsignor del Lefcuns era venuto di Frãcia a Genova, et con fanterie, che haveva congregato, tornava nel Milanese, li mãdo il Signor Federigo da Bozzoli, con quattrocento cavalli et settemilia fanti, perché con esso si cõiungesse. Costui passato il Tesino con molta fatica recupero [p. 41 modifica]Vigevene. Dopo questo affrerto di caminare a Novara, dove Monsignor del Lefcuns haveva radiritto il cãmino. Laquale terra nõ potendo altramẽte in loro potesta redurre, poscia che hebbeno piantato l'artiglierie et messo in terra una parte delle mura, dato il segno assaltorono la citta. Quelli di dentro due volte con grande ardore d'animo, et con occisione di molti di loro li ributtarono. La terza volta levati dalle difese delle mura detteno la via a nimici, perché entrasseno nella terra. Filippo Torniello, alquale era stata data la guardia della citta, fu fatto prigione con due capitani di fanteria, ch'erano cittadini Milanesi, et la terra fu saccheggiata: et i cittadini co i soldati vennero in poresta de Frãzesi. Questo caso tolse assai d'animo a Milanesi. Ne mãco che dal popolo. Il Signor Prospero et Frãcesco sforza non fusseno assai ripresi, che havesseno il Torniello privato di soccorso con tanta fanteria, et una terra si forte lasciaro in preda del nimico. Ma il Signor Prospero sanza tenere conto di queste parole, attẽdeva sopra tutte l'altre cose, che le genti sue si coniungesseno con quelle, che Frãcesco sforza haveva nuovamẽte cõdotte a Pavia, per potere poi trarre fuori l'essercito contra Francesi: alliquali non recuava opporsi, et combattere con loro, se la sorte il permettesse. Et havendone preso occasione, conforto Francesco Sforza che, mentre che una parte de nimici si trovava di la dal Tesino, venisse alla citta, della quale egli uscito nel mezzo della notte, al sesto miglio con le gẽti Tedesche lo ricevette. Et cosi il Duca di Milano con gran plauso et allegrezza di tutto il popolo entro nella citta. Ma a pena era arrivato a Milano, che il signor Federigo da Bozzoli cõ monsignor del Lefcuns dopo l'espugnatione di Novara ritorno a monsignor di Lautrech, Et essendosi inteso che in Pavia era rimaso poca guardia col Marchese di Mantova: il quale ancora che ne fusse molto pregato, non haveva [p. 42 modifica]voluto venira a Milano, per non si discostar molto da Piacenza et dallo stato della Chiesa: monsignor di Lautrech perdura la speranza di recuperare milano per essere cresciute le genti de nimici, delibero tentare Pavia. La onde il S. Prospero et gli altri Capitani imperiali, tosto che fu fatto loro intendere la partita de nimici, stando in pensiero delle cose di Pavia, feceno scelta da mille cẽto fanti corsi assuefatti lungo tempo alla guerra, con alcuni Spagnuoli, et comandarono loro che il più presto che potevano, sen'andasseno a Pavia. Costoro con tanta celerita preseno il camino, ch'a monsignor di Lautrech mentre che con l'essercito caminava, passarono innanzi. Et passando pel mezzo del campo de nimmici, ammazzatone molti si feceno fare la via col ferro. Entrati costoro a tempo nella terra, messeno tãto animo al marchese di Mantova di difendersi, ch'egli più non temeva ne i Svizzeri, come poco atti a combattere terre, ne l'impeto dell'artiglierie nimiche: Con lequali quantũque monsignor di Lautrech havesse gittato in terra forse trenta braccia della muraglia, erano nondimeno le mure rotte con bastioni et ripari da gli assediati riparate. Et in maniera pareva che Dio favorisse gli imperiali, che essendo venute in quel tempo pioggie continue il Tesino alzo l'acque in modo et tanto divenne impetuoso che le navi cariche delle cose necessarie al vitto non si potetteno condurre: et quelli delle castella vicine, che per guadagnare solevano portare le vettovaglie qull'essercito, per esser le strade dall'acque et dal fango impedite, non potetteno i viveri al campo cõdurre: tal che l'essercito de Franzesi era costretto patire per carestia delle cose al vitto necessarie. Et per questa cagione monsignore di Lautrech, o veramente perche haveva inteso che nella terra fuori della sua opinione era entrato soccorso, non hebbe ardire d'assaltare la citta. Ma sẽtendo che il signor Prospero era cõ tutte le sue genti di Milano uscito, et [p. 43 modifica]ĩpedito dalla medesima cagiõe dell'acqua s'era fermo a Binasco, cominciãdo a mãcare la provosiõe de danari condotti da Renato di Savoia, pẽso che da Pavia fusse necessario levarsi, pria che l'inimico li fusse piu propinquo: ilquale, tosto che dal tẽpo li fu cõcesso, mosse il cãpo verso la Certosa, et si poso appresso il Chiuso, chiamato dal vulgo Parco che gli antichi Duchi Milanesi per le caccie domestiche haveva cõ uno muro in circuito di xx. milia passi serrato. Et havrebbe con Frãzesi cõbattuto, se Mõsi. di Lautrech non havesse l'occasiõe di cõbattere fuggita. Et havẽdo i cavalli leggieri dell'uno et dell'altro essercito fatte alcune scaramuccie, Mõsi. di Lautrech a Lãdriano tra li cõfini del Lodigiano et Pavese cõ l'essercito n'andò: et quindi si trasferi a Moguntia. Laquale partita quantunque ella non havesse simiglianza di fuga, nondimeno al Signor Prospero et a gli altri capitani pareva verisimile quello, che ogni giorno per varii rumori et avisi s'intẽdeva et questo tra che i Svizzeri non volevano piu sopportare cosi lunga militia, sappiẽdo massime che poco dopo i pagamẽti erano per mancare: et che Monsignor di Lautrech era venuto in quelli luoghi solamẽte per potere recuperare piu cõmodamente per opera de cavalli leggieri i danari, che nuovamẽte di Francia insino ad Arona gli erano stati mandati: et tenere fermi i Svizzeri. Ma Anchise Visconti, il quale mãdato dal Morone con cinquecento fanti et alquanti cavalli leggieri non lontano d'Arona et appresso a Busto castello s'era posato, haveva messo tãta paura a quelli, che havevano tolto cõdurre i danari, che di quel luogo per alquãti giorni nõ hebbeno ardimẽto di partirsi. Di che nacque che i Svizzeri, iquali cõtra la voglia loro militavano, poscia che vẽneno a Mogũtia, domãdarono che fusse dato loro licẽza d'ãdarne a casa, o veramẽte faculta di cõbattere. Et quantũque l'una cosa et l'altra paresse dura a Mõsi. di Lautrech, come quello, che sẽpre havea [p. 44 modifica]temuta la fortuna dubia del combattere, nondimeno conoscendo che licentiati i Svizzeri sarebbe constretto risolvere l'essercito, lodata la fede et prontezza loro et cõfortati gli altri soldati al combattere, comando loro che l'altro giorno tutti fusseno in ordine per andare a trovare il nimico, et combattere francamẽte, et a loro parlo in questo modo. Io mi rallegro assai soldati fortissimi che quel, che io ho in tutta questa guerra desiderato, che ne fusse concesso faculta di fare pruova della virtu vostra. Sia questo giorno riducẽdo cosi voi, avenuto. Percioche grande sperãza di vittoria nasce le piu volte dalla prontezza de soldati: laquale a me pare conoscere in voi grandissima, poscia che con tanta instãtia havete domandato faculta di combattere col nimico. Laqualcosa si come io ho giudicato che non si da fare temerariamente, cosi non penso che sia honesto gli animi vostri, come il ferro del taglio, privare della prontezza loro: havẽdo massimamente a combattere con quel nimico, ilquale voi havete due mesi in maniera tenuto assediato, che mai ha havuto ardire di lasciarsi a pena vedere. Et non e maraviglia. Percioche in che modo la cavalleria spagnuola et Napolitana, della quale sempre e stato pochissimo conto tenuto, si debbe avoi agguagiare? I quali ĩ tutti i tempi appresso tutte le nationi havete grandissima lode nella guerra riportata. Che potranno mai fare tre milia Spagnuoli contra voi, che gli avanzate di numero et di fortezza? Ne vi debbono ancora spaventare i Tedeschi (quantunque quella gẽte sia sempre stata tenuta valente) concio sia cosa che questi, che sono nell'essercito nimico, non siano usciti della vera Germania: ma siano stati ragunati nelle montagne di Trento, ne altra volta mai si siano in guerra trovati. Il restante della fanteria del contado et popolo milanese, alquale tanti anni hanbbiamo comandato, e stato tratto piu tosto per fare essercito, che per servirsene nel cõbattere. Che bisogna che [p. 45 modifica]faccia mentione del Signor Prospero Colonna loro Capitano? Ilquale come huomo consumato dalla vecchiaia a niuna cosa nella zuffa piu che al fuggirsi, per uscire delle vostre mani terra volto il suo pensiero? Ricordãdosi negli anni passati d'essere stato molti mesi prigiõe del nostro RE, per esserli venuto con l'armi contra. Che diro io del Marchese di Pescara Capitano della Fãteria? huomo di timidezza equale, et che poco conto tiene del suo honore? Ilquale poco innãzi essendo stato per giustissime cagiõi da Giovãni Cabanneo chiamato a cõbattere a corpo, a corpo nõ ha havuto mai di venire alle mani ardimẽto. Per laquale cosa soldati miei col nome di Dio pigliate meco l'armi: et con la fortezza vostra non solamẽte lo stato di Milano, ma etiã Dio tutta Italia cõ questa sola zuffa dalle mani de gli aversarii liberate. In questo modo al RE grandissimo ornamento, a noi perpetuo nome, et della virtu vostra grandissimi frutti guadagnerite. Con questo parlar diminuendo le forze de nimici, et alzando le virtu de suoi, et per havere proposti gran premii della vittoria pensando che gli animi de soldati fusseno assai concitati, al levare del sole fatti prima rinfrescare i corpi, usci di Moguntia: et per la diritta prese il cãmino verso la Picocca: il quale luogo e tre miglia discorsi da Milano. Dove la casa della villa e molto opportuna. Intorno alla quale e uno giardino nõ picciolo, da fosse profonde serrato. Erano ancora appresso la possessione cavante fontane: onde per dare l'acqua a prati si trahevano Benigni, tra i quali el signor Prospero haveva l'essercito fortificato, parendoli quel luogo sicuro et opportuno si per combattere con maggiore vantaggio, se per forte fusse alla zuffa invitato, si ancora per chiudere il passo a nimici, accio che nõ potesseno appressarsi alla terra. Laquale cosa egli sopra tutte l'altre poi che egli era uscito fuori, haveva sempre desiderato: temendo che essendo egli fuori i Franzesi caminando [p. 46 modifica]con fretta ad occupare la terra, non lo prevenisseno. Et per forte quando venne nuova, come i nimici s'appressavano, il Morone era poco innanzi in campo venuto: alquale voltatosi disse che di buona voglia stesse, affermãdo la vittoria essere sua, se in quel luogo si combattesse. Appresso lo conforto a tornare con prestezza a Milano, perché alquãte migliaia di fanti Milanesi li mandasse: laquale cosa non solamente dal Popolo, ma da esso Duca Francsco Sforza con tanta prõtezza d'animi fu fatta, che pareva che in tutti quãti uno incredibile ardore di combattere fusse nato. Uscirono adunque fuori col Duca dintorno a sei milia Fanti et quattrocento cavalli, essendo stati gli altri lasciati a bastioni per guardia della terra: et con prestezza vennero alla Picocca. Gia molte schiere di Svizzeri caminavano con l'artiglierie contra la fronte dello essercito imperiale: Laquale era animosamẽte difesa da soldati Tedeschi guidati dal Capitano Giorgio Frondespergo. Da fianchi molti Svizzeri dalla schioppettaria Spagnuola erano ammazzati: et per la altezza delle fosse nỡ potevano secondo il costume loro ne fatti d'arme, farsi innãzi cõtra l'artigliaria de nimici. Dalla parte sinistra M. de Lefcũs cõ trecento cavalli eletti tra più valẽti dell'essercito, et cõ una banda di fanti caminava per la strada milanese verso il põte, per lo quale si poteva nel cãpo de nimici entrare. Ma havendo scõtrato il Duca Frãcesco et i Milanesi, poi ch'egli hebbe alquanto cõbattuto, fu costretto ritrarsi. Dalla parte destra una altra schiera di cavalli, che havevano la croce bianca, laquale i Frãzesi usano per cõtra segno, cõmando il S.Prospero a tutti i suoi che pigliasseno fascivoli d'herba, o di spighe, delle quali allhora i cãpi erano pieni, et se li ponesseno ĩ capo, accioche da nimici si potessero distĩguere. Schifato adũque in tal maniera l'ingãno fu la [p. 47 modifica]vittoria de gli Impiali et Milanesi. Furono in quella zuffa tre milia svizzeri cõ dicessette loro capitani ammazzati. Dell'essercito dell'Imperadore pochi perirono: et de capitani solamẽte Giovãni Gardonẽse Cõte di Colossano, castello ĩ Sicilia: ilquale mentre ch'egli nel mezzo dell'ardore del cõbattere, alzava la visiera dell'elmetto per vedere agevolmente quello si havesse a fare, li fu passato da una freccia il viso, et resto morto. In questo modo i Frãzesi cõstretti più tosto lasciar la zuffa che rotti, ritirarono l'artiglierie. Gli impedimẽti ancora, se ne havevano alcuno cõdotto seco, a Mogũna riportarono. Nel quale luogo essendosi M. di Lautrech una sola notte posato, allevare del sole sen'ando a Trezzo, castello ĩ su la ripa dell'Abda: Et fatto uno ponte concesso a Svizzeri, che domãdavano licẽza, che per il Bergamasco tornasseno alla patria. Partironsi co Svizzeri Rinato di Savoia, Galeazzo Sãseverino et molti Baroni Franzesi. Per laqual cosa M. di Lautrech trovãdosi in grã pẽsiero, delibero prima che 'l nimico divenuto più prõto per la nuova prosperta della zuffa, lo prevenisse, fortificare Lodi: accioche con l'aiuto di quella terra più agevolmẽte Cremona et tutto il paese di la da l'Abda potesse difendere. In questo mezzo era venuto il S. Prospero in grãdissima difficulta. Percioche i tedeschi domãdavano che per la vittoria fusse loro una paga donata: et dicẽdo egli et Girolamo adorni, che egli havea cõdotti dalla magna che nõ havevano havere danari, perché quãtũque e fusseno stati nella zuffa superiori, nõdimeno nõ havevano rotto gli adversarii, iquali cõ l'artiglierie s'erano ritirati salvi et havevano cõservati gl'impedimẽti, non li volevano ascolare: anzi sollevarono in maniera gli altri soldati perché facesseno seditiõe, ch'ess portarono via l'artiglieria da muraglia: oltra questo minacciãdo i capitani di trattarli come nimici se nõ fusse loro dato una paga messeno le mani adosso al S. Prospero. Laqualcosa sentendo Frãcesco sforza Duca di Milano, [p. 48 modifica]accioche quella seditione non fusse cagione che la vittoria acquistata gli uscisse di mano, assettata la cosa co Tedeschi promesse dare una paga a soldati fra trenta giorni. Laquale promessa non sanza gran difficulta potette poi osservare come quello, che il quale essendo consumato per la guerra gia durata tre anni, et per havere havuto a sostentare lungo tempo l'essercito, ne si sendo ancora riscosso alcuna entrata, non sapeva onde havesse a trarre meglio che sessanta milia Fiorini per donare i promessi danari a chi non li meritava. I soldati adunque essendo fatti certi del dono stato loro pomesso, andarono a cõbattere la citta de Lodi: dove gia Monsignor di Lautrech haveva mãdato tre squadre di cavalli, per mandarvi poco dopo una guardia di fanti. Ma essendosi gli Spagnuoli molto più presto che non si pensava appropinquati alla muraglia, i Franzesi che poco innanzi erano intrati, non havendo distribuiti i luoghi, iquali ciascuno dovesse da nimici guardare, spaventati da cosi subito assalto. Lasciarono per li bastoni et per le mura alli Spagnoli l'entrata agevole, et con la fuga di la da l'Abda, secondo che ciascun potette, cercorono salvarsi. Nõdimeno de Frãzesi furono alcuni morti, et molti ancora presi, et quasi tutti i cittadini furono costretti ricomperarli cõ danari. Et quãtunque questa vittoria recasse grande opportunità al finire la guerra, nondimeno il Duca Francesco Sforza non prese tanto piacere di quella, quanta fu la molestia, che li recò il sacco della terra. La onde col Morone, per il quale trattava tutte le faccende, piu tosto che potette si trãsferi in quel luogo. Et poi ch'egli hebbe ragionato col Signor Prospero et con gli altri Capitani di recuperare Cremona, et tutto il restare dello stato di Milano, sene torno a Milano per assettare et dare ordine alle cose di dentro et creare i magistrati che a popoli administrasseno ragiõe. Laquale cosa per [p. 49 modifica]il tumulto della guerra non s'era ancora fatta. In questo mezzo il Signor Prospero havendo mãdato il Marchese di Pescara con parte de soldati ad recuperare Pizzighettone, egli col restante delle genti prese la via di Cremona. Ma i Franzesi, che stavano alla guardia di Pizzighettone, cõ quelli del Castello, che tenevano la parte di Francia, non confidando di se si detteno con patto d'essere salvi. Accostato poi l'essercito alle mura di Cremona, onde Monsignor di Lautrech gia s'era ritirato nel Bresciano, et quivi alquanto dimorato haveva finalmente preso partito di ritornare in Francia solamente dalla sua famiglia accompagnato, Monsignor del Lefcuns suo fratello, al quale haveva lassato il governo di tutto l'essercito, venne col Signor Prospero a queste cõditioni, che egli starebbe in Cremona co l'essercito del RE quaranta giorni, dati nondimeno si statichi? Et se in quel tempo non fusse di Francia tanto di soccorso mãdato, che potesse per forza passare il Po, o sforzare almeno una citta dello stato di Milano che fusse da guardie di soldati difesa, che darebbe Cremona al Signor Prospero, o a chi egli volesse: pur che gli fusse dato faculta di tornare in Francia co suoi soldati, con l'artiglierie, et con le bandiere spiegate, et con tutti gli impedimenti. In questo mezzo che a nino coi dell'una parte come dell'altra fusse fatta ingiuria alcuna. Oltra questo fu aggiunto che l'uno all'altro restituisse i prigioni: et che tutti i castelli et luoghi, che si tenesseno ancora da Franzesi, finito questo tempo si desseno, eccetto pero il castello di Milano, di Cremona et di Noara: i quali fusse lecito al RE difendere quãto tempo potesse. Questi patti poscia che con giuramento furono partiti, il Signor Prospero havẽdo in Cremona lassato solamẽte uno, il quale attendesse che le promesse da Frãzesi s'osservasseno egli con l'essercito sen'ando a Genova: dove haveva condotto seco Antoniotto et Girolamo Adorni fratelli, a quali [p. 50 modifica]apparteneva il governo dello stato di Genova, acciò che per opa loro li fusseno sumministrate vettovaglie, carri, buoi, operieri, et altre cose necessarie all'essercito per la guerra. Era in quel tempo governato lo stato di Genova da Ottaviano Fregoso, huomo per prudenza et pratica delle cose illustre, et per bontà de costumi molto a Genovesi caro. Costui ancora che fusse di debile corpo, et da lunga infermita male trattato, nondimeno confidando nell'amicitia del RE di Francia, sopra la quale principalmente si fondava per Federigo suo fratello et Vescovo di Salerno, huomo per natura sollecito tutte le cose che bisognavano per la guerra, andava preparando. Messe adunque alla guardia della terra due milia fanti: gli amici et quelli della parte Fregosa, che assaissimi erano in Lunigiana, comando che stesseno in arme. Fece intendere al RE che gli Imperiali havẽdo finita la guerra nello stato di Milano, venivano a Genova: et che haveva per co bisogno d'una buona guardia per difendere lo stato di quella: la quale se non gli era presto mandata, che il soccorso poi verebbe tardi et invano. Massmamente perché per la venuta de gli Adorni nõ haveva meno dentro che di fuori da tenere. Ma il RE di Frãcia che grandemente haveva a cuore le cose d'Italia, dopo la rotta recevuta alla Picocca haveva gia soldato nella guascogna et provincia Narbonese quattordici milia fanti et cinquecento huomini d'arme, et mille balestrieri a cavallo; et haveva commesso loro che sotto il capitano Roberto Scoto affrettasseno di venire in Italia per dare soccorso alle cose sue. Ma perché egli non pensava che i suoi potessino arrivare in tẽpo, che potesseno dare aiuto a Genovesi, perciò subito mãdo Pietro Navarra con due Galere a Genova: il quale per sorte entro nella città in quel tempo, nel quale il Marchese di Pescara con la fanteria Spagnuola et Italiana s'accãpava alla terra da quella parte, dove gia era la torre [p. 51 modifica]del Pharo: et gia haveva mandato uno trombetto con lettere a governatori della terra, che offerisse loro queste conditioni, che in spatio d'uno giorno mandasseno fuori tutta la guardia de Frãzesi: obedisseno ad Antoniotto Adorni, il quale l'Imperadore voleva che fusse doge di Genova: tenesseno l'armata in ordine ogni volta che bisognasse servirsene per le cose dell'Imperadore. Se facesseno queste cose, che nel resto concederebbe che essi cõ le leggi loro si governasseno. Ma se tenesseno poco conto di quelle domande, che fariano in tutte le cose predẽdo la guerra da nimici trattati. Per la quale cosa molti nella citta, che fu sempre cupida di nuove cose, se la nuova guardia de soldati non havesse impedita, confortavano ad accettare le cỡditioni. Ma non era per la paura la città libera. Et per ciò Benedetto Vinald, il quale più che 'l giusto nỡ richiedeva, secỡdava i Fregosi, fu mandato in nome de cittadini Genovesi al Marchese di Pescara, che haveva preso la cura di combattere la terra, et mentre che sotto la speranza di comporre le cose badava nel cãpo, la fanteria Spagnuola, che haveva quel giorno cõ molti colpi d'artiglieria una certa torre propinqua alla porta mandata a terra, mentre che quelli, i quali erano stati collocati presso presso le mura, con poca dligenza guardavano la terra, fatto empito grande senza che il Marchese ne sapesse cosa alcuna, et attendendo col Vinaldo a comporre le cose occupo la torre: facendosi la via da quella parte nella quale il muro in alcữi luoghi era ruinato. Fecesi da ogni parte concorso et grande romore: le bandiere furono da le compagnie in alto levate. I fanti da quello luogo onde i primi erano entrati, facevano assalto. Il Marchese di Pescara lasciato il parlamento, si travagliava tra primi: et entrato dentro per quella parte del muro, ch'era occupata, vedendo i suoi temerariamente farsi innanzi, comando loro che si fermasseno. Oltra questo dette aviso della vittoria al [p. 52 modifica]Signore Prosero, il quale co Tedeschi et quasi tutta la cavalleria nell'altra parte che si chiama Bisammi s'era fermo, perché col restante dell'essercito entrasse. Dopo questo raunati insieme i suoi comando loro, che mantenendo gli ordini si facesseno inanzi. Tutti quelli, che erano preposti alla guardia della citta, si diedeno a fuggire? Ne fu alcuno che pure se stesso ardisse defendere. Il Vescovo di Salerno con uno capitano, che guardava il palazzo, accerchiato da gran numero di Soldati et Cittadni monto in nave, et verso il lito Occidentale et Marsiha prese il camino. Ottaviano Fregoso suo fratello essendo in letto malato, poscia ch'egli hebbe fatto chiudere le porte di Palazzo, mando uno de suoi che da una finestra facesse intẽdere al nimico, che egli si dava prigione al Marchese di Pescara. Fu preso ancora Petro Navarra, et con esso molti altri, et tutta la Citta saccheggiata. Et perché vi si fece tanta preda, quanta il nimico harebbe a pena potuto desiderare, il Signor Prospero per bando comando che niuno cittadino fusse fatto prigione. Il seguente giorno ancora per porre termine alle ruberie trasse tutto l'essercito della citta, dolendosi che quella terra fusse andata a sacco, co danari della quale, per le sue grandi ricchezze haria potuto l'essercito Imperiale molti mesi sostentare. Dopo la presa di Genova sentẽdo il Signor Prospero che i Franzesi con nuova gente passavano l'Alpi, prese con le gẽti verso Hasti il cãmino, cõ animo d'opporli loro se facesseno forza di turbare lo stato di Milano, et i patti fatti a Cremona. Ma poscia che Franzesi arrivarono ad una villa nell'hastigiano chiamata Villa Nova, intesa la perdita di Genova, stetteno quivi fermi tanto, che per comandamento del Re, del quale havevano mandato ad intendere l'animo, col nuovo essercito in Frãcia, se ne tornarono. Monsignor del Lefcuns adunque, che si trovava a Cremona, perduta ogni speranza di soccorso, passati che furono