Dal Misogallo (Alfieri, 1912)/Sonetto XII

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Sonetto XII

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Sonetto XII.

14 settembre 1792 in Ath.

Atroce assai, ma piú codardo, stuolo
Di rugginosi imbelli1 spiedi armato,
Ecco si avventa al carcer mal guardato,2
4 In cui si ammontan giusti a suolo a suolo.3
Di orribili urli rimbombare il polo4
Odo, e fuor tratti i miseri, svenato

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Veggio spirar ciascun l’ultimo fiato;
8 Né pianger posso, immenso tanto è il duolo.5
E una leggiadra Donna,6 d’alto sangue
Nata, (oimé) veggo del bel capo scema,
11 Giacer negletto orrido tronco esangue.
Giacer? che dico? Ahi feritade estrema!
Poco è la morte; il vil furor non langue;
Vuol ch’empio strazio anco il cadaver prema.


Note

  1. 2. Imbelli, non fabbricati per combattere.
  2. 3. Il carcere mal guardato, è la Prigione della Forza.
  3. 4. A suolo a suolo, a strato a strato.
  4. 5. Il polo, il cielo, come in Orazio (Ep. XVII):
    polo
    Deripere lunam vocibus possim meis;
    e come nel Tasso (Ger. lib., III, 4°):
    ... sotto ignoto polo.
  5. 8. Dante (Inf., XXXIII, 49):
    Io non piangeva; sí dentro impietrai.
    De’ terribili fatti del 2 settembre ragiona l’A. anche nella Prosa seconda di questo Misogallo.
  6. 9. E una leggiadra Donna, Maria Teresa di Savoia-Carignano, infelicemente sposata nel 1767 al Duca di Lamballe, amica di Maria Antonietta e sovrintendente della Casa Reale. Fu compagna di prigionia della Regina sino al 19 agosto 1792, nel qual giorno venne internata nella Prigione della Forza. Condotta dinanzi al Tribunale, avendo mostrato fermo carattere e non avendo voluto giurare odio alla Sovrana, fu il 2 settembre fatta a pezzi, e la sua testa, confitta in una picca, venne portata in giro per la città, miserando trofeo! Non sarà inutile riferire, intorno alla uccisione della Signora di Lamballe, il son. del Carducci nel Ça Ira:
    Gemono i rivi e mormorano i venti
    Freschi a la Savoiarda alpe natia.
    Qui suon di ferro, e di furore accenti.
    Signora di Lamballe, all’Abbadia.
    E giacque, tra i capelli aurei fluenti
    Ignudo corpo in mezzo de la via:
    E un parrucchier le membra anco tepenti
    Con sanguinose mani allarga e spia.
    Come tenera e bianca, e come fina!
    Un giglio il collo e tra mughetti pare
    Garofano la bocca piccolina.
    Su, co’ begli occhi del color del mare,
    Su, ricciutella, al Tempio! A la regina
    Il buon dí de la morte andiamo a dare.