Dei delitti e delle pene (1780)/Capitolo V

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Capitolo V. Oscurità delle leggi.

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§. V.


Oscurità delle leggi.


Se l'interpetrazione delle leggi è un male, egli è evidente esserne un'altro l’oscurità, che trae seco necessariamente l'interpetrazione; e lo sarà grandissimo, se le leggi sieno scritte in una lingua sconosciuta al popolo, che lo ponga nella dipendenza di alcuni pochi, non potendo giudicare da se stesso qual sarebbe l'esito della sua libertà, o de’ suoi membri, in una lingua che formi di un libro solenne e pubblico, un quasi privato e domestico.

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Quanto maggiore sarà il numero di quelli che intenderanno e avranno fralle mani il sacro codice delle leggi, tanto men frequenti saranno i delitti, perchè non v'ha dubbio che l’ignoranza e l’incertezza delle pene ajutino l’eloquenza delle passioni. Che dovremo pensar degli uomini, riflettendo esser questo l’inveterato costume di buona parte della colta ed illuminata Europa?

Una conseguenza di queste ultime riflessioni è, che senza la scrittura una società non prenderà mai una forma fissa di governo, in cui la forza sia un effetto del tutto, e non delle parti, e in cui le leggi inalterabili (se non dalla volontà generale) non si corrompano passando per la folla degl’interessi privati. L’esperienza e la ragione ci hanno fatto vedere, che la probabilità e la certezza delle tradizioni umane si sminuiscono a misura che si allontanano dalla sorgente. Che se non esiste uno stabile monumento del patto sociale, come resisteranno le leggi alla [p. 21 modifica]forza inevitabile del tempo e delle passioni!

Da ciò veggiamo quanto sia utile la stampa, che rende il pubblico, e non alcuni pochi, depositario delle sante leggi, e quanto abbia dissipato quello spirito tenebroso di cabala e d’intrigo, che sparisce in faccia ai lumi ed alle scienze apparentemente disprezzate e realmente temute dai suoi seguaci. Questa è la cagione per cui veggiamo sminuita in europa l’atrocità dei delitti, che facevano gemere gli antichi nostri padri, i quali diventavano a vicenda tiranni, e schiavi. Chi conosce la storia di due o tre secoli, e la nostra, potrà vedere, come dal seno del lusso e della mollezza nacquero le più dolci virtù, l'umanità, la beneficenza, la tolleranza degli errori umani: vedrà quali furono gli effetti dì quella che chiamano a torto antica semplicità e buona fede; l’umanità gemente sotto l'implacabile superstizione, l'avarizia, l'ambizione di pochi tinger di sangue umano gli scrigni dell’oro e i troni [p. 22 modifica]dei re; gli occulti tradimenti, le pubbliche stragi; ogni nobile tiranno della plebe, i ministri della verità evangelica lordando di sangue le mani che ogni giorno toccavano il Dio di mansuetudine, non sono l’opera di questo secolo illuminato, che alcuni chiamano corrotto.