Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro ottavo – Cap. II

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Libro ottavo – Cap. II

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De varii modi de sepolchri, et del seppellire.

cap. ii

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E’ Mi giova certamente di non lasciare in questo luogo indietro quelle cose, che mi pare ci sieno da dire circa i modi de sepolchri; conciosia che e’ pare che quasi si accostino allo essere edificii publichi, percioche e’ si consacrano alla religione. Dove tu hai a sotterrare i morti, dice la legge, fa che vi sia sacrato: et noi facciamo la medesima professione, ciò è che le cose de sepolchri si appartenghino alla religione. Per tanto dovendosi la religione anteporre a tutte l’altre cose, io penso, che sia bene, ancor che le sien cose appartenenti a privati, trattar prima di loro, che passare a trattare de le cose publiche secolari. Ei non è stato mai in alcun luogo gente tanto efferata, che non habbia giudicato che e’ sia bene usare i sepolchri, eccetto che alcuni Ichtiofagi, de’ quali si dice, ch’erano soliti a guisa di barbari, nell’ultimo de la India gittare i corpi de morti loro nel Mare; affermando ch’egli importava poco che i detti corpi si consumassero col fuoco, o con l’acqua. Gli Albani ancora tenevano che fusse cosa brutta tener cura de morti: et i Sabei tenevano cura de’ corpi morti come de lo sterco, anzi usavano gittare ne luoghi de le brutture ancora i corpi de loro Re. I Trogloditi legavano il capo, et i piedi del morto insieme, et con celerità lo conducevano fuori ridendo et scherzando, et senza haver rispetto più ad un luogo, che ad un altro lo sotterravano, et ponevanli a la testa un corno di capra. Ma chiunche harà dell’humano, non loderà costoro; altri si appresso de’ Greci, come ancora appresso degli Egittii usarono di fabbricare sepolchri non pure a corpi de gli amici loro, ma a nomi ancora, la qual pietà veramente è lodata da ciascuno. Ma io penso che principalmente meritino più lode appresso de gli Indiani coloro, che dicevano che quelle erano rimembranze eccellentissime, le quali si mantenevano lasciate nella memoria de posteri; et coloro ancora che celebravano i mortorii de gli huomini lodatissimi non con altra cosa, che con il cantare le lodi di quegli. Ma io giudico che sia bene che s’habbia a tener cura ancora de corpi morti per rispetto di coloro, che rimangono in vita. Oltre a che egli è manifesto che i sepolchri giovano grandemente a dare notizia a posteri de le cose passate. I nostri Antichi usarono di fare statue et sepolture a spese del publico, in honore di quegli che havevano sparso il sangue, et messa la vita per la Republica per rendergliene condegno guiderdone, et per inanimire gli altri a una simil gloria di virtù, ma forse feciono statue a molti, et sepolchri a pochi: perche e’ conosceano che questi si guastavano, et rovinavano per lo invecchiarsi. La santità de sepolchri, diceva Cicerone, è talmente congiunta con essa terra, che per cosa alcuna non si può ne scancellare, ne muovere. Percioche havendo l’altre cose fine, i sepolchri come cosa sacra durano eterni; et consacravano i sepolchri alla Religione, havendo, s’io non mi inganno, in consideratione di fare, che la memoria di quello huomo, che ei davano in protettione alla muraglia, et alla stabilità del terreno, fusse difesa da la riverentia, et da la religione de li Dii, accioche lungo tempo si mantenesse illesa da la violenzia de le mani de gli huomini. Di qui nacque che mediante la legge de le dodici tavole non si poteva usurpare il vestibolo, ne la entrata de sepolchri per usi proprii: oltre a che ci era la legge per la quale era assegnata grandissima pena a chi violasse i corpi abbruciati, o facesse cadere, o rompesse pur una colonna de sepolchri: finalmente appresso a tutte le nationi ben costumate è stata la usanza di fare i sepolchri; fu tanta la diligentia, et la cura de sepolchri appresso de gli Atheniesi, che se alcuno Capitano Generale non havesse procurato che coloro, che fussino morti in guerra, non si fussino sotterrati honoratamente, gliene andava la testa. Appresso a gli Ebrei era una legge che ordinava che si [p. 193 modifica]sotterrassino ancora gli inimici. Raccontansi molti modi, et molti de’ mortorii et de sepolchri, che lo andar lor dietro sarebbe fuor di proposito, si come è quello che si dice de gli Sciti, che erano soliti per fare honore a morti di mangiarseli in compagnia de le altre loro vivande; et altri nutrire cani, accioche morti poi fossino da essi devorati. Ma sia di ciò detto a bastanza. La maggior parte quasi di coloro, che vollono, che la loro Republica fusse ordinata di buone leggi, procurarono la prima cosa, che et i mortorii, et i sepolchri i non si facessero troppo suntuosi. Secondo la legge di Pittaco, sopra il tumulo; de la terra del morto non era lecito porvi cosa alcuna salvo che tre colonnette, non più alte che un cubito, ò che una misura, conciosia che e’ pensavano, che e’ fusse cosa conveniente, che in quella cosa in la quale la natura di tutti era comune, non vi si havesse ad havere differentia alcuna, ma che le cose fussino ugualmente comuni cosi alla Plebe, come a Ricchi, secondo il costume antico; adunque si ricoprivano cosi, solamente di zolle, et pensavano che questo stesse molto bene, percioche essendo il corpo di terra, lo riponevano quasi nel grembo de la Madre. Et ordinarono che nessuno potesse fare sepolchro lavorato di maniera, che vi andasse più tempo che quello vi consumassero dieci huomini in tre giornate. Ma gli Egittii feciono più che tutti gli altri i lor sepolchri con curiosità grandissima. Conciosia che egli usavano dire che gli huomini facevano errore a fabricarsi le case tanto dilicatamente, le quali havevano ad essere stanze per brevissimo tempo, et a non tenere troppa cura de sepolchri dove havevano a riposarsi tanto lungamente. Ma a me pare che questo consuoni più alla verità. Le genti in quella prima loro antichità, ordinarono che in quel luogo dove e’ sotterravano i corpi morti, si mettesse per segno la prima cosa una Pietra, o forse (come disse Platone nelle sue leggi) uno arbore, et di poi cominciarono ad ammassarvi sopra, et allo intorno, alcune cose, accioche le bestie con lo scalzare, o con lo smovere non vi facessino bruttura alcuna, et ritornando poi quella medesima stagione dell’anno, ritrovando quel campo o fiorito, o carico di ricolte, come era a l’hora, che i loro morivano, non era gran fatto che si destasse ne gli animi loro il desiderio de loro carissimi morti, et ch’egli andassero insieme al prefato luogo raccontando, et cantando i detti, et i fatti di quelli, et adornando con quelle cose che e’ potevano la memoria del morto. Di quì forse nacque che tutti gli altri, et Greci massimo usarono di adornare i sepolchri di coloro, et di farli sacrificii, a quali e’ si trovassero grandemente obligati. Ragunavansi, dice Tucidide, in quel luogo con habiti appropriati a quello, et vi arrecavano le primizie de’ loro frutti: la qual cosa certo pensarono che fusse molto cosa pia, et religiosissima il farla publicamente. Onde aviene che io vò conietturando che eglino posono non solamente a loro sepolchri terra amontata, o colonnette per ricoprimento et per segno, ma usarono di porvi ancora alcuni Altaretti, per havervi luogo da poter celebrare tal sacrificio honoratissimamente. Per la qual cosa procurarono, che e’ fussino convenientissimi, et ornatissimi per ogni conio. Ma furono varii i luoghi dove e’ collocarono si fatti sepolchri: secondo la legge Pontificia non era lecito porre i sepolchri in luoghi publici. A Platone parve che l’huomo dovea essere tale, che nè vivo, nè morto havesse a esser molesto al consorzio de gli huomini, et per questo voleva ch’e’ si sotterrassino fuori de la Città, et in terreno sterile. Questo andarono imitando coloro ch’assegnarono a sepolchri un luogo scoperto determinato, et separato dal commerzio de gli huomini: i quali io lodo grandemente. Altri per il contrario serbavano i corpi morti in casa rinchiusi in sale, o in gesso. Micerino Re de gli Egittii havea rinchiuso il corpo morto de la figliuola in un bue di legno, e lo serbava appresso di se nel palazzo regio, et commandava a coloro che havevano la cura de’ sacrifizii, che gli facessino il rinnovale ogni giorno. Racconta Servio che li Antichi solevano collocare i sepolchri de figliuoli nobilissimi, et [p. 194 modifica]eccellentissimi, sopra i monti molto rilevati et molto alti. Quei di Alessandria al tempo di Strabone historico havevano serragli, et horti dedicati a sepellire i morti. Nella vicina età de nostri Antichi usarono di murare a canto a Tempii principali alcune stanze sacrate per mettervi i sepolchri; et per tutto il Lazio si veggono cimiterii de le casate intere, fatti sotto terra, et posti per ordine nelle mura i vasi pieni de le ceneri de gli abbruciati corpi, et vi sono ancora certe piccole memorie et nomi del Fornaio, del Barbiere, del Cuoco, de lo Stufaiuolo, et di simili che erano connumerati infra il numero de la famiglia, et de la casata; ma nell’urne dove e’ sotterravano i piccoli fanciulletti, che sogliono essere il sollazzo de le madri, formavano in quelle l’effigie loro di gesso; et le effigie de grandi, et massimo de nobili facevano di marmo. Questa era la usanza loro: ma noi non biasimeremo coloro che haranno ordinato di sotterrare i morti dove più si voglia, pur che in luoghi degni et honorati habbino descritti i nomi di quegli. Ultimamente le cose che grandemente dilettano in simili sepolchri, sono queste, il disegno di esso, et lo Epitaffio. Qual forma giudicassero gli Antichi, che fusse più di tutte le altre degna per i sepolchri, non lo saprei io dire cosi facilmente. Il sepolchro di Augusto in Roma fu fatto di marmi riquadrati, et coperto d’arbori, che sempre tenevano le foglie verdi, et in cima vi era la statua di Augusto. Neil’Isola Taurina non lontana da la Carmania, il sepolchro di Eritrea fu una gran massa di terra seminatovi sopra palme salvatiche. Il sepolchro di Zarina Regina de Sacri fu una piramide di tre faccie, et in cima una statua d’oro. Ad Archacheo Luogotenente di Xerse fu fatto da tutto lo esercito un sepolchro di terra amontata; ma e’ mi par vedere che tutti havessino questo per usanza, di voler variare l’uno da lo altro, non per far vergogna a sepolchri daltrui, ma per allettare con la lor nuova inventione gli animi de gli huomini a riguardargli: et da la tanto sparsa usanza de sepolchri, et da lo studio de lo haver trovato l’un di più che l’altro sempre nuovi disegni, vennono a tale, che e’ non fu possibil trovare più cosa alcuna che prima non fusse stata fatta et eccellentemente da altri: et tutte finalmente son fatte di maniera, che sono grandemente lodate, ma in tutti quanti ho io considerato, che altri non attesono ad adornare altro che quella parte, che teneva il corpo, et altri haver cerco più oltre, cioè di murare qualche altra cosa dove potessino con disegno accomodare gli Epitaffi, et la memoria de le cose che gli havevano fatte in vita; adunque quegli o si contentarono d’un solo cassone di marmo, o pure vi aggiunsono sopra un poco di tabernacoletto per quanto sopportava la religione di un tal luogo. Ma questi altri o murarono in quel luogo una colonna o una piramide, o una mole, et cose simili con lavoro grandissimo, non con intentione principale di sepellirvi il corpo, ma più tosto per lasciare il nome di quelli celebratissimo appresso de posteri. Non lontano ad Asone di Troade vi è una Pietra chiamata Sarcofago, che in un subito consuma i corpi: in un terreno ragunaticcio, et dove sono assai pezzami, si consuma presto lo humore. Ma io non andarò più dietro a simili minuzzie.