Della dissimulazione onesta/VIII. Che cosa è la dissimulazione

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VIII. Che cosa è la dissimulazione

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Da poi che ho conchiuso quanto conviene il dissimulare, dirò piú distinto il suo significato. La dissimulazione è una industria di non far veder le cose come sono. Si simula quello che non è, si dissimula quello ch’è. Disse Virgilio di Enea:

Spem vultu simulat, premit altum corde dolorem.

Questo verso contiene la simulazion de la speranza e la dissimulazione del dolore. Quella non era in Enea, e di questo avea pieno il petto; ma non volea palesar il senso de’ suoi affanni: ricordava però a’ compagni l’aver sofferti piú gravi mali, e nominando la rabbia di Scilla e lo strepito degli scogli ed i sassi de’ Ciclopi, se ne valse come per sepellir tra que’ mostri, e tra quelle passate ruine, tutte le rie venture che lor già davan noia; e col dolcissimo "meminisse iuvabit", conchiude:

Per varios casus, per tot discrimina rerum
tendimus in Latium, sedes ubi fata quietas
ostendunt; illic fas regna resurgere Troiae.
Durate, et vosmet rebus servate secundis.

Ma in ogni modo l’animo era ferito, e troppo dolente, perché "Talia voce refert curisque ingentibus aeger." Si vede in questi versi l’arte di nasconder l’acerbità della fortuna, e prima fu espresso da Omero come da Ulisse si dissimulava il dolore, quando in altra figura dava di se stesso nuova alla sua Penelope; della qual disse:

Hac autem <iam> audiente fluebant lacrymae, liquefiebat autem corpus
sicut autem nix liquefit in altis montibus,
quam Eurus liquefecit, postquam Zephyrus defusus est
liquefacta autem igitur hac, fluvii implentur fluentes:
sic huius liquefiebant pulchrae genae lachrymantis
flentis suum virum assidentem. At Ulysses
animo quidem lugentem suam miserabatur uxorem.
Oculi autem tanquam cornua stabant vel ferrum.
Tacite in palpebris dolo autem hic lachrymas occultabat.
Ecco la prudenza con che Ulisse mettea freno alle lagrime, quando era tempo di nasconderle; e la comparazion di liquefarsi Penelope, come la neve, mi dà occasione di soggiunger quello che sia l’umido e ’l secco, dicendo Aristotile: "humidum est quod suo ipsius termino contineri non potest; facile autem termino continetur alieno. Siccum est quod facile suo, difficulter autem termino terminatur alieno". Da che si può apprender che il dissimular ha del secco, perché si ritien nel proprio termine; e questi son gli occhi di Ulisse rassomiliati, in tempo di dolore, alla fermezza del corno e del ferro, quando que’ di Penelope eran molli e non avean termine prescritto, conforme a quelle ch’eran versate nell’animo di Ulisse, tenendo il
ciglio asciutto, ed a questo
par che corrisponda
quella sentenza di
Eraclito: "Lux
sicca, anima
sapientissi-
ma".