Della imitazione di Cristo (Cesari)/Libro III/CAPO XIV

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XIV. Del considerare gli occulti giudizi di Dio, per non insuperbire nel bene.

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Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo (1815)
Traduzione dal latino di Antonio Cesari (1815)
XIV. Del considerare gli occulti giudizi di Dio, per non insuperbire nel bene.
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CAPO XIV.


Del considerare gli occulti giudizi di Dio,

per non insuperbire nel bene.


1. Tu fai tonare sopra di me i tuoi giudizi, o Signore, e di paura e tremore mi fai risentir tutte le ossa; ed è altamente stordita l’anima mia. Io me ne sto sbalordito; e penso, che i cieli non sono mondi [p. 150 modifica]davanti a te. Se tu trovasti fallo negli Angeli, e loro non perdonasti; or che sarà di me? Caddero dunque le stelle di cielo; ed io polvere, io che presumo? Quelli, le cui operazioni parevano da commendare, son traboccati al profondo; e que’ che ’l pane mangiavan degli Angeli, io gli ho veduti a modo di porci, dilettarsi delle brutture.

2. Adunque non c’e santità, se tu, o Signore, ne ritragga la mano. niente fa la sapienza, se tu resti di governare. nessuna fortezza giova, se tu lasci di conservare. non è sicura la castità, se tu non la guardi. il custodire se stesso è niente, se la sacra tua guardia non istia alla difesa. Imperciocchè abbandonati da te, noi affondiamo, e siamo perduti: visitati poscia da te, ci leviam su e viviamo. essendo che noi siamo instabili, ma per te siamo rassodati; noi tiepidi, ma da te siamo accesi.

3. Oh quanto vile ed abbietta opinione mi conviene aver di me stesso! quanto niente apprezzarmi per bontà che mi sembri d’avere! Oh quanto profondamente debbo io abbassarmi sotto gl’imperscrutabili tuoi giudizi, [p. 151 modifica]o Signore! dove niente altro mi trovo essere, che niente e niente. Oh peso infinito! oh oceano da non poter valicare! dove niente io trovo di mio, altro che affatto niente in quel tutto. Or dove si vorria accovacciare la vanagloria? dove la fidanza presa per la virtù? Egli è rimasa assorbita ogni vana jattanza nell’abisso de’ tuoi giudizi sopra di me.

4. Or che è mai ogni carne verso di te? Potrebbe forse gloriarsi il fango contra il suo formatore? E come può gonfiarsi in albagiose parole chi tiene il suo cuore in verità a Dio soggetto? nè eziandio tutto il mondo farà levare in alto colui, il quale la Verità soggettò a sè, nè per la lode di tutti gli uomini sarà mosso mai, chi tutta la sua speranza ha in Dio collocata. Conciossiachè e quelli stessi che il lodano, eccoli tutti niente, poichè con esso il suono delle parole dileguerannosi. ma la verità del Signore dura in eterno.