Della imitazione di Cristo (Cesari)/Libro III/CAPO XLII

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XLII. Che la pace non è da riporre negli uomini.

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Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo (1815)
Traduzione dal latino di Antonio Cesari (1815)
XLII. Che la pace non è da riporre negli uomini.
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CAPO XLII.


Che la pace non è da riporre negli uomini.


1. Figliuolo, se tu riponi la tua pace in veruna persona, per lo stare insieme, e perchè te ne giova, tu sarai instabile e avviluppato. ma se tu abbi ricorso alla sempre viva e stabile Verità, non ti contristerà partenza, nè morte di persona che ami. In me dee esser fondato l’amor dell’amico, ed egli si vuole amare per me, qual che ti sembri buono, e assai in questa vita abbi caro. Non vale, nè durerà amore senza di me; nè quella è vera e netta amicizia, [p. 217 modifica]la quale io non abbia accoppiata. Così ti bisogna a così fatte affezioni delle persone amate esser morto, che tu (quanto è in te) desideri di viver fuori da ogni umano consorzio. Tanto s’avvicina più l’uomo a Dio, quanto egli da ogni terreno piacere più si dilunga: e tanto a Dio si leva più alto, quanto più basso si profonda in se stesso, e più a se stesso diventa vile.

2. Quegli poi che alcun bene a se medesimo attribuisce, dà impedimento che in lui non venga la grazia di Dio; conciossiachè la grazia dello Spirito Santo cerca sempre il cuor umile. Se tu sapessi perfettamente annichilare te stesso, e d’ogni affetto a creatura votarti, tu allora mi sforzeresti a versare in te molte grazie. Quanto alle creature tu guardi, tanto t’è contesa la vista del creatore. Impara a vincere in ogni cosa te stesso pel creatore; e sì avrai virtù d’arrivare alla cognizione di Dio. Qualunque cosa, sia pur menoma, se tortamente sia guardata ed amata, ritarda dal sommo bene, e ci guasta.