Della imitazione di Cristo (Cesari)/Libro III/CAPO XXIX

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XXIX. Come, premendoci la tribolazione, sia da invocar Dio, e benedirlo.

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Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo (1815)
Traduzione dal latino di Antonio Cesari (1815)
XXIX. Come, premendoci la tribolazione, sia da invocar Dio, e benedirlo.
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CAPO XXIX.


Come, premendoci la tribolazione, sia da invocar Dio,

e benedirlo.


1. Sia benedetto per sempre il tuo nome, o Signore, il quale hai voluto che questa tentazione, e questo [p. 188 modifica]travaglio cadesse sopra di me. Io non posso fuggirlo, ma ho bisogno di rifuggirmi a te, acciocchè tu m’ajuti, e in bene me lo converta. Signore, io sono adesso in tribolazione, e non ha bene il mio cuore; anzi da questo travaglio io sono fieramente angustiato. Or che potrò dir io, caro Padre? Io mi sento colto alla stretta. campami tu da un tal passo. Se non che, perciò appunto a tal termine son io venuto, a che tu n’abbia onore, quando dopo essere stato forte umiliato, io sarò per te fatto salvo. Piacciati, Signore, di liberarmi: poichè poverello, che posso far io, e dove andar senza te? Dammi pazienza, o Signore, pur questa volta, vieni in mio ajuto, o Dio mio, ed io per quantunque aggravato, di niente non temerò.

2. Ma intanto che dirò io in tale stato? Si faccia, o Signore, la tua volontà. Troppo ho io meritato d’essere afflitto, e gravato. Egli mi è pur forza di sostenere; ed oh! sia pur con pazienza, tanto che passi questa procella, e in meglio si muti. Ma è pur potente l’onnipotente tua mano, di levar via da me anco una tal [p. 189 modifica]tentazione, o mitigarne la forza, acciocchè io non ne sia vinto del tutto; siccome e per l’addietro hai meco adoperato più volte, o Iddio mio o misericordia mia. Or quanto è a me più difficile, tanto è più facile a te questa mutazion della tua destra, o Dio eccelso.