Della imitazione di Cristo (Cesari)/Libro IV/CAPO XVIII

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XVIII. Che l’uomo non sia curioso investigatore del Sacramento; anzi umile imitatore di Cristo, sottomettendo alla santa fede il suo giudizio.

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Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo (1815)
Traduzione dal latino di Antonio Cesari (1815)
XVIII. Che l’uomo non sia curioso investigatore del Sacramento; anzi umile imitatore di Cristo, sottomettendo alla santa fede il suo giudizio.
Libro IV - CAPO XVII Della imitazione di Cristo (Cesari)
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CAPO XVIII.


Che l’uomo non sia curioso investigatore del Sacramento;

anzi umile imitatore di Cristo, sottomettendo

alla santa fede il suo giudizio.


PAROLE DEL DILETTO.


1. Tu dei guardarti da ogni curiosa ed inutile inquisizione di questo profondissimo Sacramento, se non vuoi annegare in un pelago di dubbiezze. Il ricercatore della maestà, dalla gloria rimarrà soverchiato. Più è quello che può Dio operare. che non l’uomo comprendere. Egli si può bene altrui consentire una pia ed umil ricerca della verità, in modo però ch’egli sia disposto mai sempre ad essere istrutto, e si studi di seguitare le sane dottrine de’ Padri.

2. O beata semplicità, la quale schifando i laberinti delle questioni, nel piano e fermo sentiero cammina de’ divini precetti! Molti han perduto la divozione perciò che vollero investigar cose tropp’alte. A te la fede è richiesta, e la vita innocente, non [p. 341 modifica]sottigliezza d’intendimento, nè penetrazione profonda de’ divini misteri: Se tu non intendi, nè sai quelle cose che pur sono sotto di te, or come comprenderai tu quelle, che ti stan sopra? Assoggettati a Dio, e ’l tuo giudizio sottometti alla fede; e sì ti verrà dato quel lume di scienza, che a te torni meglio, e ti sia necessario.

3. Taluni sostengono gravi tentazioni intorno alla fede, ed al Sacramento; ma non è però da dover ciò imputar loro, anzi piuttosto al nemico. Non voler dartene pena, nè entrare in dispute co’ tuoi pensieri; nè a’ dubbi, che il diavolo ti mette in cuore, mai non rispondere: credi anzi alla parola di Dio, credi a suoi Santi e Profeti, e fuggirà il rio nemico da te. Sovente assai giova al servo di Dio, ch’egli siffatte cose patisca. conciossiachè colui non tenta già gl’increduli, nè i peccatori, ch’egli pacificamente possiede; ma i fedeli sì bene, e’ divoti istiga in varie guise, e gli noja.

4. Fa dunque di andar oltre con semplice fede, che schiuda ogni dubbio; e con supplichevole riverenza prendi la comunione. e tutto ciò che [p. 342 modifica]tu non vali ad intendere, il rimetti fidatamente alla onnipotenza di Dio. Non t’inganna nò Dio: colui rimane ingannato che troppo crede a se stesso. Iddio s’accompagna co’ semplici, si dà a conoscere agli umili, a’ parvoli dona intelletto, e alle menti pure apre l’intendimento, e la sua grazia nasconde da’ curiosi, e superbi. Fiacca è l’umana ragione, e può esser fallita, ma la fede vera non mai.

5. Ogni ragione, e naturale ricerca dee venir dietro alla fede, non entrarle innanzi, e annullarla: essendo che quivi risplendono specialmente la fede e l’amore; e per isconosciute maniere adoperano la loro virtù in questo santissimo, e sovra ogni altro eccellentissimo Sacramento. Iddio eterno ed immenso e di infinito potere, grandi cose impossibili a ricercare, opera in cielo ed in terra; nè non c’è modo d’investigare le maravigliose sue operazioni. Se elle fossero tali, che agevolmente per umana ragione si potesse comprenderle, non sarebbero da dir più ammirabili, nè da non potersi spiegare.


IL FINE.