Della ragione di stato (Settala)/Libro III/Cap. II.

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Cap. II.

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Capitolo II

Della ragion di stato degli ottimati,
che riguarda la conservazione del governo aristocratico.

Siccome ben diceva Aristotele, che a’ suoi tempi non si trovavano re, se bene Alessandro Magno allor viveva e regnava, ma bene monarchi; mostrando, che molti si trovano, che soli dominano a’ popoli, ma perché o non sono eletti per sue virtú eroiche, ma per favore o altro, o perché succedono a’ padri e avi dominanti; e perché non hanno il vero caratterismo dei re, cioè che tutti i loro pensieri siano volti all’utilitá publica, e piú siano intesi a procacciare il ben de’ sudditi, che ’l proprio, monarchi però si posson dire, perché soli hanno il dominio de’ popoli; ma prevalendo piú le virtú che i vizi, e pure riguardano direttamente il bene e utile del popolo: cosí nel governo aristocratico, o degli ottimati, vediamo occorrere, che non si trovano vere republiche aristocratiche, non essendo eletti quelli che governano per virtú, ma seguitando il governo o per elezione di famiglie nobili determinate, o per censo [p. 96 modifica] stabilito, o per altra causa: possono però non meno esser annoverate tra le aristocratiche, che quelli chiamarsi re, se la mira loro principale sará il buon governo, e il bene e l’utilitá dei popoli. Anzi piú queste si possono avvicinare alla natura degli ottimati, che i monarchi all’essenzia di vero re: essendo e piú facile e piú frequente che uno piú attenda al proprio bene e utile, che molti, contrappesandosi le potenze e autoritá di molti tra di loro. Però non mancherò di trattare della ragion di stato degli ottimati, applicando i precetti e gli avvertimenti alle aristocrazie ancorché imperfette: le quali però s’acquistano tal nome, e perché apparendo ne’ dominanti non poco pensiero dell’utilitá de’ sudditi, e non dispiacendo a’ medesimi il modo del dominio, se bene non vi sono in effetto in quei che dominano la vera virtú e la bontá dalla quale il nome di aristocrazia deriva, succedendo nel dominio le famiglie determinate, che perciò fra l’oligarchie migliori potrebbesi annoverare. E in questo osserverò il medesimo ordine, che ho fatto nella regia; prima proponendo i mezzi di conservare tal forma di republica e preservarla dalla rovina o mutazione: tolti gli avvertimenti e l’accortezze dalla natura de’ dominanti, non avendo riguardo ad altri, come sarebbe alla plebe, o a’ potenti e ricchi, o ad uno che prevaglia agli altri in qualche cosa; secondariamente daremo i precetti, riguardando ciascun di quelli.