Delle strade ferrate e della loro futura influenza in Europa/Sezione sesta

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SEZIONE SESTA


RIASSUNTO


§ I.


Con questo breve discorso parmi di aver dimostrato come dai progressi del commercio sia a poco a poco cresciuta la necessità delle strade e l’utilità del loro perfezionamento. Si credette perfetto l’attuale sistema stradale, allorchè tutte le nazioni animate dal medesimo principio, e scosse dallo stesso bisogno, poterono comunicare fra loro con facilità e sicurezza. Ma l’invenzione delle strade ferrate, meravigliando il mondo, mostrò, che all’utile della sicurezza dei transiti, potevasi aggiungere quello della loro celerità ed economia. L’ingegno umano che è in progresso, e la natura [p. 156 modifica]dell’uomo che tende all’ampliazione dei godimenti, ha afferrato questo nuovo vincolo di prosperità commerciale, quasi fosse la chioma della fortuna, e vuole ora approfittarne generalizzando il sistema; vuole non solo camminare con sicurezza, ma ben anche trasportare a buon mercato; non più correre colla celerità del cavallo, ma volare colla rapidità delle aquile.


§ II.


Se la vigorosa volontà dei governanti compie l’opera delle strade ferrate, quali e quanti effetti non sarà dessa per produrre in quest’epoca di somma attività, di sagacità singolare, di fecondissimo genio? Le scienze, il commercio, l’industria sono per ingigantire in Europa per causa della facilità dello [p. 157 modifica]

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spaccio delle merci, del copioso numero de’ viaggiatori e del frequente contatto di una coll’altra nazione; i costumi, le favelle, la moralità stessa che nasce dal cristianesimo, sono, quelli per confondersi fra loro, questa per fugare in ogni dove le tenebre della barbarie e del paganesimo.

Il commercio raddoppia i suoi lucri in proporzione della rapida sua azione, e questa si moltiplica a misura della quantità di tempo che corre fra la compra e la vendita. Ogni minima perdita di tempo ritarda e spesso ancora rovina la definizion del negozio; i pericoli di un lungo viaggio sul mare, i danni che colpiscono il trafficante per causa di merci guastate dalle vicissitudini del tragitto, obbligano a mantenere alti i valori delle merci incontaminate; ma l’alto valore diminuisce il consumo, la [p. 158 modifica]diminuzione di esso limita l’azione del mercante.

L’industria si anima quando è pronto lo spaccio; si anima, quindi non solo aumenta con ciò la massa delle merci manifatturate, ma altresì son perfezionati gli oggetti: l’una cosa e l’altra favorisce il consumo, poichè il minor valore porge a molte mediocri fortune la facilità di acquistare, e la perfettibilità delle opere soddisfa il gusto dei ricchi.

L’agricoltura vuole anch’essa un rapido spaccio all’estero, onde richiamar nello stato il numerario che per avventura tributò all’industria straniera. Se la difficoltà delle strade ritarda il trasporto delle sue produzioni sui mercati, e se da tempo a quelle de’ forestieri di giungervi prima, allora l’agricoltura languisce nell’abbondanza.

La balia del commercio interno di [p. 159 modifica]Europa, dell’industria e dell’agricoltura è dunque lo spaccio delle merci e delle derrate, che si ottiene soltanto dalle pronte e facili comunicazioni. Ma queste estendono assai la sfera del loro potere, ed aumentano, a chi ne usa, la somma dei godimenti, se esse confinano con altre ricche parti del globo.


§ III.


I popoli d’Europa, non appena spogliata la ruvida scorza della barbarie, ed usciti dai loro nidi a respirar l’aere sereno della civiltà, gittarono tosto i loro sguardi sull’Asia come sulla culla del genere umano, e come al sole da cui deriva lo splendore delle ricchezze. Carlo VI in Allemagna, Elisabetta in Inghilterra, Enrico IV in Francia, Pietro I in Russia, brevemente, tutti i capi [p. 160 modifica]delle nazioni europee nell’alba della civiltà tentarono la via dell’Asia, ed andarono, come gli argonauti, alla conquista del vello d’oro. Ma la rabbiosa gelosia rese spesso incerte le speculazioni; la difficoltà e la lunghezza del tragitto spesse fiate le rovinò; il genio malefico delle guerre, frequentemente combattute fra i Principi del continente, insegnò a danneggiare il nemico, rovinandone il commercio; ondechè il placido trafficante, depredato dalla forza ostile, perdeva colla propria fortuna il coraggio ed il gusto alle speculazioni oltremarine.

Ora offresi al commercio europeo una via sicura, più breve, meno costosa, che dall’Asia solca il continente e lo divide; essa è come il gran fiume che s’innoltra fra assiderate campagne, e vi reca la fertilità e l’abbondanza; getta rami con cui ogni nazione può ricavar quanto [p. 161 modifica]ha d’uopo l’azion mercantile, quanto può giovare all’attività delle arti e dell’agricoltura. Se ciò è vero, chi farà argine a questo fiume perchè devii? Forse la parzialità con cui spande i suoi favori, forse la condizione e situazione degli stati, forse le difficoltà dell’esecuzione, o la deficienza dei mezzi di compierne il generale sistema?


§ IV.


Le strade ferrate favoriranno, pare, le nazioni con diversa misura. Imperciocchè diverse essendo le situazioni, e varie le condizioni, diversi saranno pure gli effetti prodotti dalle nuove strade.

La nuova viabilità solcando l’Europa dai confini dell’Asia chiamerà per avventura un commercio attivissimo con [p. 162 modifica]quella preziosa parte del globo, ed in brev’ora si estenderà in tutti gli altri stati del continente. Questi prospereranno, poichè più non temono i pericoli del mare, e ricevono le merci estere, esportano le proprie con minima spesa e somma rapidità, mentre gli stati, ora despoti sull’Oceano, diverranno nulli se l’azion mercantile abbandona le pericolose vie del mare per confidarsi a quelle rapide e sicure della terra. Per queste ragioni perderanno la loro influenza politica ed ancora l’attività del proprio commercio, il quale se prendeva vigore dalla protezione delle forze marittime, ora sarà snervato se arriverà sui mercati asiatici più tardi e con molte maggiori spese e pericoli delle nazioni continentali, cui è concesso servirsi di una rapida e sicura viabilità. L’industria loro dovrà altresì soffrirne, perciocchè [p. 163 modifica]il continente arricchito di ogni qualunque materia prima, ha facoltà di produrre da se stessa le opere della mano, e rendersi indipendente. Una grande nazione più vicina alle ricchezze dell’Asia ne coglierà i primi frutti; capace ed attiva, saprà alzarsi a quell’eminenza da cui si può esercitare una sana influenza commerciale e politica.

Il nuovo sistema stradale non può adunque dispensare con uguale bilancia gli utili favori; per la qual cosa rimarrà dubbio il consenso di tutti i governi, ma non già insuperabili le difficoltà dell’esecuzione.


§ V.


Gli sforzi intellettuali della generazione presente sono straordinarj, quanto immensi i risultati. Oramai l’uomo non [p. 164 modifica]contento di comunicare con tutti i popoli più lontani per mezzo dell’ingegnoso meccanismo della stampa, vuole vedere e toccare: il globo non è più che una palla, su cui l’intrepido navigante cammina quasi a diporto; oramai i deserti dell’aria, in cui l’occhio si perde nella vastità dell’infinito, ed il pensier si confonde al misterioso apparato delle costellazioni, colà, dico, l’uomo separandosi dalla terra osa sfidare la potenza di un terribile elemento, penetrare nelle caverne delle nubi, e passeggiare sui venti con piena sicurezza come sui giardini dell’Eliseo e dell’Hid-Park; oramai non v’è ente creato che non riceva dalla mano dell’uomo un’azione potente. Infatti da un debole elemento che da se alzandosi e sperdendosi àl minimo soffio mostra la sua leggierezza, trasse l’uomo una forza potentissima, con cui muove [p. 165 modifica]e dirige per terra e per mare volume immenso di materia. Che se mille altre portentose invenzioni non comparissero sulla scena del mondo a gloria dell’età presente, questa sola basterebbe a comprovarla e a far conoscere la potenza dell’uomo nel superare gli ostacoli, e la grande sua tendenza verso il miglioramento sociale che garantisce alle diverse classi ed agli ordini diversi lucrosi ed infiniti vantaggi. Le nazioni dirette dai loro governi saprebbero dunque vincere le difficoltà, quella stessa della povertà degli erari.


§ VI.


Lo stabilimento delle vie ferrate nei varj stati europei richiede senza dubbio un cospicuo capitale; poche nazioni e, forse nessuna sarebbe in grado di sup[p. 166 modifica]plire coi mezzi ordinarj a sì straordinaria impresa. Ma l’evidente utilità che ne deriva ai popoli, e dirò meglio, la necessità di pareggiare i vicini, siccome vincerà la ripugnanza dei governi, cosi obbligherà i governati a sopportare quei carichi che loro verranno imposti. Le proprietà fondiali, l’industria, il commercio, dovranno prepararsi ad un sacrifizio proporzionato all’utile che saran per ricevere dalla nuova viabilità; il tempo che comanda le azioni, e prepara all’intelletto umano le materie con cui crea i beni fisici e morali, il tempo stesso nel caso concreto darà luogo alla riproduzione dei capitali bisognevoli a supplire alle spese future.

Da quanto si è detto finora parmi si possano notare questi fatti essenziali:

I.° Che il sistema delle strade ferrate ha scosso l’attività di quelle nazioni che [p. 167 modifica]le hanno gustate, ed instillato in esse il desiderio di vederle sostituite alle vie ordinarie;

2.° Che se una parte delle nazioni di Europa stabiliscono il loro sistema stradale sotto gli auspicj della nuova viabilità, le nazioni che finora ne son prive cadranno nella fatal condizione, in cui trovaronsi prima dello stabilimento delle strade inghiarate;

3.° Che questa condizione diminuendo, anzi annullando l’attività del commercio, chiudendo lo spaccio delle manifatture e delle derrate, getterà quelle nazioni nella povertà, se la sagacità dei governi vincendo gli ostacoli non conformano le proprie comunicazioni a quelle delle nazioni consorelle;

4.° Che finalmente, quando si avveri in Europa ciò che or si suppone, la fortuna muterà di sede, e vuoterà i suoi [p. 168 modifica]favori sulle nazioni ora meno da lei e dalla stessa natura favorite.

L’invenzione delle strade in ferro pare dunque dover produrre agl’interessi dell’industrie e del commercio immensi vantaggi; ma se non siano da temersi gli sconvolgimenti ch’essa potrà recare agli ordini delle cose attuali del continente, è argomento questo troppo delicato e difficile, ch’io abbandono di buon grado a uomini più dotti e più iniziati nel labirinto delle scienze politiche.


FINE