Egloga pastorale di Flavia

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Anonimo

1528 E Indice:Anonimo - Egloga pastorale di Flavia, Pentio, Venezia 1528.djvu Letteratura Egloga pastorale di Flavia Intestazione 9 aprile 2018 25% Da definire

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Silverio comincia.


Silverio
Che vai facendo qui sì solitario

Fileno mio, in questa solitudine?
come s’avesse amor, el ciel contrario
Ti veggio tutto pien d’amaritudine
5e a trovarti sol forte sgomentomi
amando sempre tu la moltitudine.
Ne poi ch’io ti connosco mai ramentomi
vederti tanto macilento, e palido
unde io per ciò di malavoglia sentomi
10Questo e qualche dolor mordente, e valido
che ti fa gir pensoso, e pien d’accidia
con passi lenti, e in nel viso squalido.
Arebbe mai alcun tesa l’insidia
contr’al tuo greggie? o fatto qualche strazio?
15che sempre infra Pastori regna l’invidia.
O vero amore (che mai si vede sazio
di far qualche pastor, ne boschi piangere)
t’ha tolto qualche tuo dolce solazio?
Chi da gran passion si sente tangere
20narrarla al suo amico e gran remedio
invecchiato dolor si può mal frangere
Si che caro fratel non prender tedio
non ti far più pregar chi so disposito
intender dove nascie un tanto assedio.

Fileno
Non si può sempre stare in un proposito25

che ciaschedun che vive (o car Silverio)
convien che or rida, or faccia l’opposito

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Ma poi che di faper gran desiderio
ed essendo tu a me segreto sozio
30d’ogni mio concetto hai in man l’imperio
Chi segue amor, o suo dolce negozio
fai ben che sempre e magro, e malinconico
nimico di piacer, quiete, e d’ozio
Parlar ti voglio aperto, e non ironico
35a ciò che intendi bene, ciò che mi macera
e la cagion chi vo per selve erronico
Ben che tu fai, chi la mia vita lacera
pur per mostrar quel che mi dole, e dolsemi
fuggiamo el sol a l’ombra di questa Acera
40Eglie gran tempo fa ch’amore suolsemi
dal libero camin, e femmi servolo
a una, che col suo sguardo el mio cor tolsemi
El qual amor ancor nel petto observolo
e assai più che da lupi gliagnicoli
45con vigilanzia drento in me conservolo
Per che i costumi suoi alti, e celicoli
voglion che sempre lei mi regga, e domini
senza amore temer guai o pericoli.

Silverio
Saria mai quella, che mi par si nomini

50Flavia gentili per la qual già ramentomi
vederti lieto assai più che gli altri omini?

Fileno
Si, quella e essa, e or per lei sentomi

e mi consumo come el sole e l’umido,
e quanto ho maggior doglia più contentomi
55E spesso gli occhi, in lei pensando in umido
e se tal volta in qualche fonte specchiomi
vedo per pianto el volto afflitto, e umido

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A nuove doglie ogn’or piu appdrecchiomi
come colui che ha d’ogni bene inopia
60e nanzi a gli anni sospirando invecchiomi
Non so quando vederla averò copia
per questi monti, quanto forte amavola
più chel mio greggie, o la mia vita propria
Come le capre el sal, così bramavola
65e teneami nel mondo felicissimo
ogn’or che nel bel volto risguardavola
Non fu aspetto mai tanto bellissimo
ueduto in selve, monti, sassi, e rivoli
ne si benigno, grato, e umanissimo
70Che se tutti e Pastori impii, e malivoli
gli eran contrarii, a un suo dolce ridere
gli vincie, e placa, e fagli a se benivoli
Un parlar savio, e bel, da far dividere
le dure pietre, e tanto sollacevole
75che porria senza doglia un om occidere
Benigna, acorta, grata, e amorevole
cortese, umana, e ingra l’altre unica
di bellezze, e di grazia, e di piaceuole
Due occhi che ciascun resplende, e brunica
80come duo stelle, ne la faccia simile
a l’alba, quando a noi qui si comunica.
La bionda chioma al color non dissimile
a uno perfetto fino e lucido avio
che esser pastora non par verisimile.
85Deh chi l’avesse vista sotto un lauro
tal volta a l’ombra, al suono de la fistola
cantar, non cercarebbe altro restauro.

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De quanto arresti grato aver già visto la
con l’altre sue compagne vepori
90cogliere erbette, e fiori empir la cistola
Non dico del ballar, che capre, o lepori
avanzava saltando, e odorifera
più chel serpollo, o fummo di ginepori.
Ne stava mai oziosa, o sonnifera
95anzi prima a la cura pastoralica
e a tutto el paese salutifera.
Nissuno dicia le pastora, o salvatica,
vedendola cucir, filare, o tessere
anzi ne la città nutrita, e pratica
100Pensà dunque fratel come può essere,
chi non ami costei, che è possibile
uno virtuoso amor per tempo stessere
Or non è più da miei occhi visibile
così piangendo e miei affanni svanico
105vedendo lo sperare mio esser fallibile
Quinci narro e miei guai el mio ramarico
sospiro e piango il mio longo discrimine
e del suo amor mi trovo ogn’or più carico
Lei non riveggio in questo nostro crimine
110poi che parti, e io per queste grottole
vo stenando per lei senza mio crimine.
L'affetto ho ’l canto e recitar le frottole
ne so per consolar ove recovere
se non fra fiere venenose e nottole.
115Lassato ’l gregge mio, fra sassi e rovere
in man de lupi andar a suo dominio
ne mi curo se vuol tonare, o piovere

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Se ben mi fusse fatto latrocinio
del latte ,de la lana, o del mio Zanio
120non curo vadi el mondo in esterminio.

Silverio
Questo chi odo mi par tanto stranio

che mi sconforto udirti udirti, o car Filenio
e quanto più ripenso allor più insanio
Dove è la tua saviezza? dove il tuo ingenio?
125ov’el tuo buon cervello, el tuo consilio?
e il senno da uom già gionto al senio?
Tu agli afflitti suoli dar ausilio
e consolare ciascun che in pena truovasi
e or te stesso cader lassi in esilio.
130Quanto più stimi il mal tanto più nuovasi
e de l’om la fortuna e la prudenza
in negli affanni si connosce e provasi
Chi nel principio non fa resistenza
ha el male adosso, e più tanto s’invetera
135che non cura remedio, o violenza
De torna al gregge tuo, torna a la citara
attienti al mio conseglio, e canta, e iubila
che nova occupazione, caccia la vetera
Se talor come vedi el ciel s’anubila
140ancor si schiara, e la lana rinascere
ogn’anno vedi, ancho la tosi e rubila.
Et colei che ti fa piangendo irascere
ti farà ancor il cor di gaudio accendere
va via ritorna il tuo armento a pascere
145Per certo a questi di mi parbe intendere
(essendo io al mercato con mie sportole
piene di cacio, e di capretti a vendere)

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D(a) (c)erti ch’eran li per vender tortole
che l’era ritornata fra questi elici
150più fresca, e bianca assai che fior di mortole.
E per mie fe l’altrieri tagliando selici
per far stiamazo a una capra gravida
me la parbe veder qua fra questi elpici
Parea che andasse sospettosa e pavida,
155fortemente pensando, e senza dubito
di ritrovar non so chi, parea forte avida
E però sappi certo che di subito
tu la vedrai quinci oltre sopragiognere
che so che la ricerca, e ciò non dubito.
160Non voler al tuo mal più male agiognere
torna al tuo gregge, e io via andatomene
che tempo è, di dover l’armento mungiere.

Fileno
Va in buonora e io qui restaromene

misero afflitto, e de la mia sciagura
165gridando infino al ciel lamataromene.

Strambotti
Può esser Flavia che tu sie si dura

verso chi t’ama assai più che se stesso
se se’ qui ritornata a la verzura
perché vederti ormai non m’è permesso?
170col tempo ogni gran frutto si matura
bellezza e crudeltà non stan ben presso
mostrami adunque al mio piangere umile
che sprezare un suo servo è cosa vile.
Se alquanto el nostro amor ti sta a mente
175perché non degni a miei preghi venire?
se ti so come fui fedel servente
già non doveresti a miei preghi disdire?

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E per che l’ora e breve i ho sospeso
el parlar a più tempo, ma al presente
mi par che noi dovian col core acceso
Rendere grazia a li Dei, come e dovere
poi che per lor favor oggi recupera
a te la vita, io l’amico, a t’el servente
Che in grantudin, ciascun vizio supera.


CANZONA. Quelli dei che i q/io mido e fofpiri angofeie W piati de li amati hàno gouerno le querele yfoffrir tetta ringraaatt in [empiamo et ni uoglià ch’alci pera fic da nei col cor iocondo chi in lorfifida erfpera Ne fui ca.fi acerbi CT rei no [i troui mai nel fondo no dbe nutialcmPaflore Con ghirlande de be fori diffidùrfi de li Dei folaga do i fofia en gioco nej fregar el /or fattore hordourien rutti Paflori bcche paia igrato amore ritrouarfi in quefto loco fati ’è loro in un momèto gr co ognimcc[o,et foco porre mi alto & far cótèto a li Dei far làcrifiao qlche giù giaceua alfódo che per loro benef.no Vedan fempre fu dal cielo uiue il no/ho cor iocon do le nùferie deh amanti Quelli Dei crc. fortranbenecaldielgielo Finis. in Vinegia per Girolamo Pernio di Leu i, Ad Mifianna di Cbrifloforo da Miliario dit/ to Stampone e fitoicompagni.He l’annoM.D-XXVlII.Adi-iiiidiFeb[p. 18 modifica]