Fiore di virtù/VIII

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Capitolo VIII. Del vizio dell'ira appropriata all'orso

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Anonimo - Fiore di virtù (XIV secolo)
Capitolo VIII. Del vizio dell'ira appropriata all'orso
VII IX


Ira, secondo Aristotile, si è turbamento di animo per discorso di sangue che trae al cuore per volontà di fare vendetta. E dell’ira nasce indegnazione; chè quando il sangue ha turbato il cuore, egli rimane indegnato, e poi si convertisce in odio. Se la indegnazione dura nel cuore, ella acquista tre vizj, come ira, indegnazione e odio. Della ira invecchiata discende discordia e rissa e guerra, che son contrarj vizj della virtù di pace; e si è differenza tra discordia e guerra e rissa, siccome prova Frate Tommaso; chè discordia è nel cuore di quelli che hanno qualche volere l’uno contra l’altro; come gli parentadi che sono nella città. Guerra si è nell’opera, ch’è quando le persone guerreggiano insieme. Rissa si è quando uno o più s’appigliano insieme. E puossi somigliare il vizio dell’ira all’orso, il quale mangia volentieri il mèle, e volendolo trarre degli pertugi, l’api gli pungono gli occhi; e l’orso lascia stare il mèle e attende all’api per ucciderle; poi vengono l’altre api, e pungongli il naso; ed egli lascia stare le prime, e corre dietro alle seconde; e tanta è l’ira sua, che se mille api lo pungessono, vorrebbe fare vendetta di tutte; e però non ne fa nessuna, volendo lasciare l’una per l’altra. Il Savio dice della ira, della indegnazione e dell’odio: Chi è leggiero a disdegnarsi tosto sarà corrente a far male. Ancora dice: Lo stolto manifesta incontanente l’ira sua; e chi la cela si è savio. Ancora: È grave cosa lo sasso e lo sabbione, ma sopra tutte si è l’ira del matto. Ancora: L’ira riposa nel seno de’matti. Jesus Sirac dice: La gelosia e l’ira scemano li dì delle persone e innanzi al tempo invecchiano li pensieri. Ancora: L’uomo irato apprende il fuoco. E Cassiodoro dice: L’ira è madre di tutti i mali, e quel che si fa per alcuno turbamento d’animo non può mai esser giusto nè onesto. Pietro Alfonso dice: L’uomo irato non ha occhi. Seneca dice: L’uomo irato non favella se non cose da male. Beda dice: Quanto l’uomo è maggiore, tanto più si dee guardare dall’ira, perchè ell’è più pericolosa. Prisciano dice: Il maggiore nimico che l’uomo possa avere, si è la sua ira. Alfaran dice: L’irato sempre si crede potere fare più che non può. Socrate dice: L’ira vede l’irato, ma l’irato non vede l’ira. Cato dice: L’ira impedisce l’animo che non possa conoscere il vero: e sempre l’uomo irato dirà oltraggio con cui converrà parlare. Non t’adirare senza cagione. Isidoro dice: Umana cosa è adirarsi, ma cosa diabolica a perseverare nell’ira. Nella Vita de’ Santi Padri si dice: Chi è vinto dall’ira, si è vinto da tutti gli altri vizj. Omero dice: L’ira è corruzione di tutte le virtù. Ancora dice Omero: L’ira de’ matti è sempre nelle parole, e quella de’ savj è ne’ fatti. Seneca dice: Chi ristrigne l’ira, e rifrena la lingua, egli monda l’anima ed è perfetto. Tullio dice: Tu dèi essere tardo all’ira e pronto alla misericordia, e fermo nelle avversitadi, e provveduto nella prosperità. Seneca dice: L’ira muore tosto appresso del savio uomo. Santo Jacopo dice: Le persone deono essere pronte all’udire, e tarde a rispondere, e pigre ad irarsi: l’ira delle persone non lascia la giustizia di Dio adoperare. Santo Agostino dice: Vuo’ tu ben fare la tua vendetta? lasciala a Dio. Socrate dice: Non ti lasciare vincere all’ira, ma fa che la mansuetudine vinca l’ira. Santo Gregorio dice: Tre rimedj sono alla ira: Dolce risposta, tacere, e partirsi dinanzi all’irato. Salomone dice: Di due cose s’attrista lo mio cuore, e la terza m’arreca grande ira: l’uomo che studia di far guerra per povertà; e l’uomo savio dispregiato; e chi si parte dal bene per far male. Ancora: Al tuo nimico non credere; e, se egli in presenza s’aumilia, non ti fidare di lui mai; chè vuole fare fuggendo quello che non può fare perseguendo; e nella tua tribolazione lagrimerà; e, s’egli vedrà il tempo, non si sazierà mai del sangue tuo. Varro dice: Nessuna ricchezza non durerà troppo lungo tempo alla guerra. Santo Agostino dice: Per cinque cose può far guerra ragionevolmente: per la fede, la giustizia, per aver pace, per istare in libertà è per ischifare forza. Tullio dice: Il mèle si toglie per sua dolcezza; e ’l ferro non si lima se non col ferro. Del vizio dell’ira si legge nel Vecchio Testamento che David profeta essendo innamorato della mogliera d’Uria, egli dormì seco, sicchè lo re David non volendo che l’adulterio fusse palese, si mandò per lo marito, ch’era nell’oste ad assedio a una città, perchè ’l figliuolo che nascesse fusse creduto suo, ed essendo venuto non volse approssimarsi alla moglie. Si che vedendo David si fu fortemente adirato e incontanente si mosse a ira, e scrisse una lettera a’ Capitani dell’oste nella quale era stato Uria; la quale portò egli stesso, e contenevasi nella lettera che ’ capitani dovessino cominciare la battaglia alla cittade e mettessono Uria innanzi, e poi lo lasciassono in tal modo che fosse morto; e così fu fatto.