I solitari dell'Oceano/35. Un duello a colpi di scure

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35. Un duello a colpi di scure

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35.

UN DUELLO A COLPI DI SCURE


Accertatisi che nella caverna non era rimasto nessuno, uscirono dal loro nascondiglio e ripassando sopra le casse ed i barili si accostarono a Cyrillo, il quale durante tutta quella scena si era mantenuto silenzioso, fingendosi profondamente addormentato.

– Venite signore – disse Joe.

– Ho tremato per voi – disse Cyrillo. – Se vi avessero scoperti?

– Avremmo dato battaglia, signore.

– Che non vi sia più nessuno nella galleria?

– Sono usciti tutti, eccetto quel colosso che pare sia stato ucciso.

Lo prese fra le braccia colla stessa facilità come se avesse alzato un bambino e si diresse frettolosamente verso la galleria, preceduto [p. 256 modifica]da Dik, il quale oltre la scure aveva raccolta la torcia lasciata cadere dal bandito ucciso dal gigante.

Ioao e Sao-King li avevano seguìti, pronti a coprire la ritirata. Fortunatamente però nessun bandito era più tornato nella caverna, anzi si erano spenti i lumi che ardevano nell'altra ed i canti e le bestemmie erano a poco a poco cessate.

Si ritiravano rapidamente, quasi correndo, per paura di trovare ormai l'ultima galleria invasa dalle acque.

Dik aveva accesa la torcia ed illuminava la via. Era ansioso di giungere al torrente perché sapeva che quando la marea era alta, straripava riversando le sue acque nelle gallerie inferiori.

Mentre fuggivano Joe, in poche parole, aveva informato Cyrillo degli avvenimenti accaduti durante la sua prigionia e dell'incontro fortunato di Ioao e di Sao-King colla Groninga.

– Voi siete salvo – aveva concluso il bravo marinaio. – Più tardi lo sarà anche il signor Vargas, ve ne do la mia parola.

Avevano allora raggiunto la seconda galleria, quando un cupo rombo giunse agli orecchi di Dik.

– Cattivo segno – disse a Ioao che lo aveva raggiunto. – La marea monta rapidamente ed il torrente sta per straripare.

– Fra mezz'ora saremo fuori – disse il giovane. – Anche se l'acqua ci giungerà al petto non ci arresteremo.

– Sia, però il pericolo può diventare grave.

– Lo sfideremo. Se fossimo costretti a ritornare, il pericolo sarebbe forse maggiore, perché i banditi conoscono almeno una parte di questo passaggio.

– E potrebbero domani ritornare per accertarsi della morte del gigante – aggiunse Sao-King.

– È vero – disse Dik, tentennando tuttavia il capo.

Il rombo diventava intanto sempre intenso, ripercuotendosi sotto le vôlte.

Pareva che il torrente fosse diventato un fiume impetuosissimo e che fosse già uscito dal suo letto.

– Presto – ripeteva Dik. – Presto!

– Spezzatemi la catena – disse Cyrillo, udendo Joe ansare. – Un colpo di scure basterà e andremo più velocemente.

– Sarà meglio – rispose il marinaio. – Il terreno è così malagevole che m'impedisce di correre con un carico sulle braccia.

Depose il commissario, fece accostare la torcia ed impugnata la scure, con due colpi fece saltare gli anelli.

– Grazie – disse Cyrillo. – Orsù, di corsa.

Ripartirono velocemente, saltando via i crepacci che andavano riempiendosi d'acqua come se quel suolo fosse composto di rocce porose e giunsero finalmente sulle rive del torrente.

L'acqua si era alzata d'un buon metro; lambiva i margini del canale ed era diventata rapidissima. Ancora pochi minuti e doveva riversarsi per ricongiungersi con quella che doveva risalire dalla galleria.

– Giungeremo allo sbocco? – chiese Joe, vedendo Dik farsi oscuro in volto.

– Forse – rispose il bandito. – Siete tutti nuotatori?

– Tutti – risposero Cyrillo e Ioao.

– Saremo probabilmente costretti ad attraversare l'ultimo tratto, nuotando sott'acqua.

– Non ci spaventeremo – disse Sao-King.

– Passiamo e teniamoci per mano onde non farci trascinare via.

Non ostante la furia della corrente, il passaggio fu compiuto senza incidenti.

Le armi però si erano bagnate ed i fucili, pel momento, non potevano essere di alcuna utilità.

– Bah! – fece Joe. – Un po' di sole s'incaricherà di asciugarli e poi, per ora non ne abbiamo bisogno. Il torrente ormai ci protegge le spalle.

Dik il quale teneva sempre la torcia, aveva ripresa la corsa, mentre un rivoletto d'acqua irrompeva già attraverso la galleria gorgogliando.

Anche dalla parte opposta si udivano dei sordi brontolìi, annuncianti l'invasione delle acque. Forse il passaggio marino era ormai interamente sommerso.

Quella seconda galleria fu attraversata in meno d'un minuto.

– La caverna! – gridò Dik. – Un ultimo sforzo e saremo finalmente liberi.

Stava per precipitarsi innanzi; quando una voce rauca e minacciosa s'alzò fra le tenebre.

– Ancora voi! Volete proprio che vi faccia a pezzi? Rabbia d'inferno! Avanti, se osate! [p. 257 modifica]

I fuggiaschi si erano arrestati, afferrando le carabine per la canna.

– Il gigante che ha accoppato l'uomo della torcia! – aveva esclamato Joe. [p. 258 modifica] [p. 259 modifica]

– Sì, Mac-Blint! – disse Dik, con accento di terrore. – Se ci chiude il passo siamo perduti!

– Datemi la vostra scure – disse il marinaio. – Vedremo se oserà affrontarci.

– No, Joe – disse Sao-King.

– Fermatevi – dissero Cyrillo e Ioao.

– La marea sta per sorprenderci dinanzi e dietro – rispose il marinaio. – O quell'uomo ci lascia il passo o l'uccido. Mastro Blint! Degnatevi di mostrare il vostro muso di ippopotamo!

Un'ombra era uscita dalla galleria che conduceva al mare e s'avanzava verso il cerchio luminoso proiettato dalla torcia.

Era il bandito che si preparava a sostenere l'attacco dei suoi avversari. [p. 260 modifica]

Quando però poté ravvisare quei cinque uomini, un grido di stupore gli sfuggì:

– Chi siete voi? Demoni vomitati dall'inferno o uomini? Per satanasso! Il prigioniero! E vedo anche Dik! Che cosa fate voi qui?

– Mac-Blint, fate largo – disse Dik.

– Ah! Traditore! – urlò il bandito, alzando la scure. – Hai condotto qui dei nemici! Ora ti accarezzo io la pelle!

– Adagio, mastro ippopotamo – disse Joe, facendosi innanzi. – Sarò io che spaccherò il vostro cranio.

Il bandito si mise a ridere.

– Giovanotto! – esclamò. – Siete ben piantato e certo un bell'avversario, ma voi non conoscete ancora Mac-Blint, l'ercole della compagnia.

– Vi farò in due pezzi.

– Blint – disse Dik, arrestando Joe. – La marea ci minaccia e corriamo il pericolo di morire tutti annegati. Fuggi con noi prima che l'acqua irrompa nella caverna.

– Sì, quando ti vedrò a terra senza testa – rispose il bandito.

– Il torrente ha già straripato e l'acqua sale anche dalla galleria che mette al mare.

– Me ne infischio io della marea.

– Finiamola – disse Joe scostando Ioao e Cyrillo che cercavano di trattenerlo. – Se quell'uomo non ci lascia andare annegheremo.

Alzò la scure e si slanciò contro il gigante, urlando:

– Sgombra!

– Prendi – rispose il bandito.

L'azza che nella sua mano diventava un vero giuocattolo, descrisse un giro fulmineo e piombò su Joe, ma questi con una mossa fulminea si era gettato da un lato.

L'ercole, sconcertato, aveva fatto sollecitamente un passo indietro perché oltre Joe s'avanzavano anche gli altri impugnando le carabine per la canna.

– Prendi questa ora? – gridò il marinaio la cui forza non era di certo inferiore a quella del bandito.

La sua scure scintillò un momento in aria e si piantò nella spalla destra del gigante, il quale non aveva avuto il tempo di parare interamente la botta.

– Ah! Canaglia! – ruggì il bandito.

Nel medesimo istante Sao-King gli piombava addosso col coltello in pugno, gridando:

– Arrenditi!

Mac-Blint con una spinta irresistibile rovesciò il cinese, parò un secondo colpo di scure avventatogli da Joe e si slanciò verso la galleria che metteva al mare scomparendo sotto le tenebrose vôlte. [p. 261 modifica]

– Inseguiamolo! – gridò Dik. – Se esce prima di noi darà l'allarme e noi saremo perduti.

– Se ne avrà il tempo – disse Joe. – La marea monta da tutte le parti e temo che sia troppo tardi anche per noi.

Vedendo che Dik esitava, forse per paura di trovarsi da un momento all'altro dinanzi al gigante, il coraggioso marinaio gli strappò la torcia e si mise alla testa del drappello mentre l'acqua cominciava ad invadere la caverna.

Il torrente, ingrossato dalla marea, era straripato e si riversava attraverso la galleria.

Ma anche da quella che sboccava in mare l'acqua s'avanzava muggendo sordamente. Pareva che delle vere ondate percuotessero le vôlte e s'infrangessero contro le pareti.

Una viva ansietà si era impadronita di tutti. Che cosa sarebbe accaduto di loro se le acque che s'avanzavano dinanzi e di dietro li avessero rinchiusi nella caverna? Stavano forse per venire annegati come i topi sorpresi nelle chiaviche da un furioso acquazzone?

Joe aveva preso la corsa, smanioso di raggiungere Mac-Blint.

S'avanzava colla fiaccola nella sinistra e la scure nella destra, pronto a impegnare nuovamente la lotta.

Il gigante non doveva essere lontano. Quando i muggiti scemavano si udivano, sotto l'oscura galleria, le sue imprecazioni.

Doveva ormai essere alle prese colle prime ondate che s'avanzavano sempre con crescente fracasso e maggior impeto.

Dopo quindici passi Joe aveva l'acqua fino alle ginocchia.

– Dik – disse volgendosi verso il bandito il quale era diventato pallidissimo. – Che cosa dite?

– Che è troppo tardi per poter raggiungere l'uscita – rispose questi con voce sorda. – Mac-Blint ci ha perduti.

– Ma si annegherà anche lui! – gridò il marinaio furioso.

In quel momento vide fra le prime onde che s'avanzavano qualche cosa di biancastro che s'agitava, poi udì un'orribile imprecazione.

Era il gigante che si sforzava di vincere gli urti dell'acqua la quale montava con furia.

– Ah! Siete ancora qui, mastro Blint! – gridò il marinaio. – Ora me la pagherete!

– Che ti prenda un malanno! – urlò il bandito tornando indietro. – Creperò, ma anche voi mi terrete compagnia!

Ioao e Sao-King vedendolo correre addosso all'olandese si provarono a far fuoco, ma la polvere bagnata, non si accese.

– Vale meglio la mia scure – disse Joe.

– Retrocedete – disse Ioao.

– È impossibile! Quell'uomo mi spaccherebbe il dorso.

Si trovavano allora nella parte più ristretta della galleria, dove non potevano avanzarsi che uno alla volta. [p. 262 modifica]

Non vi era quasi nemmeno lo spazio sufficiente per un combattimento, nondimeno i due giganti si erano precipitati l'uno contro l'altro decisi a finirla.

Guai se Joe fosse caduto! Mac-Blint, armato come era, avrebbe facilmente vinti gli altri che non avevano che i fucili diventati ormai forse meno utili dei bastoni.

– Retrocedete fino alla caverna! – gridò Cyrillo, il quale aveva veduto il pericolo.

Era troppo tardi. I due giganti s'erano già assaliti colla rabbia di due tigri.

Mac-Blint aveva assestato al marinaio un colpo che se l'avesse colto l'avrebbe spaccato in due; fortunatamente come la prima volta era andato a vuoto, mercé una fulminea ritirata dell'avversario.

L'azza era andata invece a scheggiare la parete.

– Sei maldestro, ippopotamo – disse Joe. – Tu perdi il tuo sangue freddo assieme al sangue che ti esce dalla spalla.

– Ma avrò il tuo sangue! – urlò il bandito esasperato.

– Assaggialo dunque!

Joe dopo d'aver evitato un secondo colpo alzò bruscamente la torcia percuotendo sul viso l'ercole, quindi gli scaricò addosso una tale mazzata da farlo cadere sulle ginocchia intontito.

– Ah! Cane! – gridò il gigante coprendosi con una mano il volto abbrustolito dalla fiamma.

Tentò nondimeno di rialzarsi per riprendere la lotta, quando un secondo colpo di scure gli piombò sul cranio, facendolo cadere estinto.

Un'onda subito lo coperse e lo travolse sbattendolo contro le pareti.

– L'ho ucciso – disse Joe tergendosi la fronte bagnata d'un freddo sudare. – Ci gioverà la sua morte?

– Troppo tardi – disse Dik, che gli stava dietro. – La via è chiusa!

– Mille tuoni! – esclamò Joe.

– Ritorniamo nella caverna – disse Cyrillo. – È impossibile che le acque raggiungano una tale altezza da coprirla interamente.

– Che sia proprio impossibile attraversare questo ultimo tratto di galleria? – chiese Sao-King.

– Vi sono almeno duecento metri da percorrere ancora e come vedete le vôlte sono coperte – rispose Dik.

– Se cercassimo qualche altra uscita? – chiese Joe. – Quel torrente deve sboccare in qualche luogo.

– Ormai è straripato e anche quella galleria deve essere a quest'ora inaccessibile.

– Ne siete certo, Dik? – chiese Ioao.

– Sì, signore, perché una volta sono stato sorpreso dalla marea in prossimità del torrente. [p. 263 modifica]

– Torniamo – disse Cyrillo. – Forse la caverna ha qualche uscita che voi Dik ignorate.

– Andiamo a visitarla – concluse Joe. – Forse l'ultima nostra ora non è suonata.

Cominciarono la ritirata, incalzati dall'acqua che si spingeva sempre più innanzi con cupi muggiti. Anche dalle fessure del suolo l'acqua zampillava come se quella scogliera si fosse tramutata in una spugna enorme.

La marea montava da tutte le parti, avanzandosi verso la caverna centrale, ultimo rifugio dei disgraziati.

– La va male – brontolava Joe. – Dannato bandito! Ha preferito perderci invece di salvarsi insieme a noi!

Intanto sotto il suolo si udivano dei rombi cupi come se altre caverne esistessero più abbasso. Le onde si rompevano dappertutto, intorno alle pareti granitiche della scogliera, nelle gallerie e sotto.

La situazione di quei cinque uomini stava per diventare terribile.

Che cosa sarebbe avvenuto se anche la caverna si fosse colmata interamente?

Era la morte senza alcuna speranza di scampo, poiché nessuno credeva di poter trovare qualche nuovo passaggio. Un altro ne esisteva di certo, quello del torrente, però ormai era troppo tardi per pensare a raggiungerlo. La marea doveva averlo coperto del tutto.

Quando giunsero nella caverna, vi trovarono mezzo metro d'acqua, colata attraverso la galleria che conduceva nel rifugio dei banditi.

Si guardarono in viso, costernati.

– Siamo presi – disse Joe.

– La mia liberazione vi costa la vita – disse Cyrillo, guardando dolorosamente Ioao. – Sarebbe stato meglio che mi aveste lasciato nelle mani dei banditi piuttosto d'esporvi a simile pericolo.

– Non disperiamo ancora – disse Sao-King. – La vôlta della caverna è alta almeno tre metri e l'acqua non potrà raggiungerla.

– E come faremo a mantenerci a galla tre, quattro e forse più ore? – chiese Ioao.

– Udiamo – disse Joe. – Mastro Dik, sono molto forti le maree in questo stretto di Torres?

– Dai tre ai quattro metri – rispose il bandito.

– Diavolo! Ecco una brutta nuova.

– Il suolo di questa caverna deve però avere almeno un metro e più di elevazione sul pelo d'acqua a marea bassa – disse Sao-King. – Se la vôlta ne ha altri tre e più, non verrà toccata.

– Lo credo anch'io – rispose Dik.

– Avete esplorato questo antro dappertutto? – chiese Joe.

– No – rispose il bandito.

– Forse esiste qualche altro passaggio.

– Silenzio – disse Ioao che da qualche istante ascoltava attentamente. [p. 264 modifica]

– Che cosa avete udito signor Ioao? – chiese Joe.

– Un rombo che viene da quell'angolo. Pare che anche in quel luogo le onde si rompano.

– Andiamo a vedere – disse Cyrillo. – Forse là vi è la salvezza.

Quel fragore proveniva da un angolo della caverna il quale si restringeva in forma di corridoio.

Joe che teneva sempre la torcia guardò la parete senza trovarvi alcuna apertura. Il rombo però non si udiva al basso bensì in alto.

– Che esista un passaggio verso la vôlta? – si chiese Joe, alzando la fiaccola.

– Sì, vedo un buco nero – disse Dik il quale era salito su una enorme pietra.

Joe diede la torcia a Cyrillo poi si appoggiò contro le parete dicendo:

– Salite sulle mie spalle: il mio dorso è sicuro e solido come una rupe.

Non vi era un momento da perdere. Le acque che scendevano dal torrente e quelle che s'inoltravano dalla galleria che metteva al mare si erano incontrate e la caverna era stata invasa da piccole ondate, le quali rumoreggiavano lungo le pareti.

Dik salì sul dorso del marinaio, poi Ioao s'arrampicò su quelle del bandito e scomparve nel buco.

La sua assenza non durò che mezzo minuto che parve lungo mezz'ora pei suoi compagni.

Finalmente la sua voce si fece udire:

– Siamo salvi!

– Per San Gudula! – esclamò Joe. – Ecco una fortuna che non poteva giungere in miglior momento! Signor Cyrillo, salite e poi gli altri.

– E voi? – chiese il commissario.

– Un marinaio s'arrampica dappertutto. Non pensate a me per ora.

Cyrillo raggiunse Ioao, poi Sao-King, quindi salì Dik aiutato dai compagni.

Joe che aveva già l'acqua fino alle reni, s'aggrappò saldamente alla sporgenza d'una roccia, puntò i piedi in una fenditura e con uno slancio da scimmia s'aggrappò al margine del foro.

– Ecco fatto – disse. – Anche senza scale un marinaio arriva sempre. Dove mette questo passaggio?

– Al mare – rispose Ioao.

– Allora fra un'ora ci riposeremo sull'isola. Signor Cyrillo, sapete nuotare?

– Non temete per me – rispose il commissario. – Un paio di miglia non mi danno fastidio.

– Non avrete tanto da attraversare. [p. 265 modifica]Pagina:Salgari - I solitari dell'Oceano.djvu/265 [p. 266 modifica]Pagina:Salgari - I solitari dell'Oceano.djvu/266 [p. 267 modifica]Si cacciarono nel passaggio che era molto largo e giunsero dinanzi ad una spaccatura che s'apriva sul mare.

– Andiamocene – disse Joe, respirando a pieni polmoni la fresca brezza notturna. – L'avventura è finita meglio di quello che credevo. Vedremo l'altra.

E dopo essersi assicurata la carabina alla spalla si slanciò nei neri flutti seguìto da tutti gli altri.