Il buon cuore - Anno XI, n. 09 - 2 marzo 1912/Educazione ed Istruzione

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Educazione ed Istruzione

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Beneficenza Religione

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Pellegrinaggio Lombardo a Roma

preludio alla Commemorazione costantiniana


Quindici secoli sono trascorsi da quando il grande Costantino, sconfitto a Roma l’ultimo imperatore pagano Massenzio, firmava in Milano il decreto di libertà per la Chiesa e pei cristiani.

Era l’alba serena della pace che da Milano sorgeva per la sposa di Gesù Cristo dopo trecento anni di immani persecuzioni.

Il Pontefice vuole che questa ricorrenza quindici volte centenaria sia solennizzata nel mondo tutto con risveglio di fede.

Roma prepara feste solennissime imponenti; e Milano e la Lombardia prima d’ogni altra parte dell’orbe cattolico è conveniente raccolgano l’invito del Papa e l’esempio di Roma.

Queste imminenti feste costantiniane vogliono essere aperte con un pellegrinaggio da Milano, il luogo pel decreto della libertà, a Roma il campo della vittoria della Croce; pellegrinaggio devoto, che in questa occasione solenne dica al mondo tutto l’entusiasmo della nostra fede, il fervore del nostro affetto al Papa; la speranza nostra di nuove vittorie e di pace rinnovata per la Chiesa.

Per la Direzione Pellegrinaggio Lombardo

Mons. Dott. Francesco Balconi.


«Fo plauso vivissimo a questo appello augurando a che trovi larga accoglienza perchè riesca davvero solenne questo preludio della commemorazione costantiniana. Andremo a Roma pellegrini numerosi e devoti per offrire l’omaggio della nostra devozione figliale al Santo Padre e da Roma torneremo col tesoro delle celesti grazie delle quali ci sarà pegno ed auspicio la benedizione del Vicario di Gesù Cristo».

Milano, 24 febbraio 1912.

Andrea C. Card. Arc.


All’Ill.mo e Rev. Mons. Dott. Balconi, Presidente della Direzione Pellegrinaggio Lombardo a Roma.


PROGRAMMA.

1° La Sede della Direzione del Pellegrinaggio Lombardo, Milano, Via S. Sepolcro n. 2, Rev. Mons. G. Polvara. La Sede delle Iscrizioni del Pellegrinaggio Lombardo: Agenzia ecclesiastica, Via S. Sepolcro n. 7, Milano.

2° All’atto dell’iscrizione è necessario presentare una commendatizia del proprio Parroco. Versare la quota stabilita e prenotarsi per l’alloggio e vitto o personalmente o per corrispondenza assicurata.

La Sede è aperta in tutti i giorni feriali dalle ore 10 alle 16 e le iscrizioni termineranno definitivamente il giorno 9 marzo.

3° La Direzione mette a disposizione trecento letti gratuiti nell’Ospizio Pontificio di Santa Marta e fa pensioni nei migliori alberghi di Roma.

4° Il treno del pellegrinaggio partirà alle ore 17 di domenica 17 marzo, ed arriverà al mattino seguente a Roma.

5° Il pellegrinaggio è diviso in classi, ed ogni classe in gruppi i quali saranno indicati nella tessera. Chi desidera viaggiare assieme è pregato a darne avviso alla Direzione.

6° Durante il viaggio sarà distribuito il programma delle sacre funzioni che si svolgeranno in Roma sotto la direzione dell’Em. Cardinale Arcivescovo di Milano e delle riunioni del pellegrinaggio che durerà sino a venerdì 22 marzo.

7° Il ritorno si effettuerà a piacimento e quando il pellegrino intende di ritornare dovrà presentare la sua tessera alle Ferrovie dello Stato in Roma per ritirare il biglietto ferroviario il quale durerà trenta giorni con cinque fermate sulle linee di Genova o di Sarzana o di Ancona o di Firenze.

Prezzi andata in treno speciale e ritorno alla spicciolata: prima classe L. 1o5; seconda L. 75; terza L. 47.

La Direzione del Pellegrinaggio Lombardo, e che in seguito svolgerà il programma della solenne Commemorazione costantiniana nominata dall’Emm. Cardinale Arcivescovo, è così costituita: Ill.mo e Rev. Monsignor Dott. Francesco Balconi, Presidente e Direttore spirituale — Rev. Can.co Dott. D. E. Roncoroni, Direttore tecnico — Rev. Can.co Dott. G. Pellegrini, Cassiere — Rev. Monsignor G. Polvara, Segretario.

La Redazione del Buon Cuore, è lieta di mettersi a disposizione della Direzione delle solennità Costantiniane per tutte quelle pubblicazioni, che riguardano questo importante avvenimento, e già può annunciare che presto sarà presentato ai nostri benevoli lettori uno studio che ne ricordi la data centenaria.


N. B. — Il Pellegrinaggio Lombardo prenderà parte alla solenne inaugurazione della nuova Chiesa di S. Giuseppe in Roma iniziata e compiuta dalla munificenza Augusta di Sua Santità Pio Papa X e promossa dal sacerdote Luigi Guanella a ricordo del duplice Giubileo Sacerdotale ed Episcopale dello stesso S. Padre.

Valle Camonica

A poco a poco l’Italia va conoscendo sè stessa, non solo per ciò che riguarda il suo valore morale e la sua potenza civile, ma anche per quanto s’attiene alla reale conoscenza delle sue regioni, dei suoi paesi, de’ suoi monti, de’ suoi laghi, ricchi di tanta poesia, di tanta storia, di tanta feracità vitale.

Ognuno ricorda la famosa spedizione alla scoperta dell’Abruzzo; in verità tre quarti d’Italia restano ancora da scoprire; e non parlo solo dell’Italia meridionale, ma anche di quella settentrionale. Delle valli alpine, ad esempio, se ne togli poche eccezioni, chi conosce nulla? Qualche gruppo d’alpinisti per amor di professione, qualche villeggiante che resiste alla tentazione della Svizzera: ecco i soli che delle nostre [p. 69 modifica] valli alpine sanno qualche cosa; tutti gli altri ne ricordano il nome per averlo letto nei testi di Geografia, quando frequentavano le Elementari, e null’altro.

Di ciò la colpa non è da attribuirsi tutta al pubblico italiano trascurato o indifferente delle cose proprie; si può anche trovare in parte nel naturale inerte attaccamento delle genti montanare alle loro valli natali, che genera una specie di neofobia e talora di antropofobia, per cui la sola cosa importante per esse è di vivere tra i loro monti, non di farli conoscere ed amare. Questa forza conservatrice è per certi rispetti elemento utilissimo e preziosissimo, per certi altri dannoso quanto mai.

Ma il mondo cammina, e a poco a poco le valli alpine si svegliano e s’affacciano alla vita, dapprima con l’aria trasognata di chi appena si desta, poi a poco a poco con vigoria d’opere e con lampi di pensiero.

Una di queste valli alpine rinate è la Valle Canmonica, bagnata dall’Oglio tra il lago d’Iseo (l’antico Sebino) e il monte Tonale. A nulla erano valse le sue bellezze naturali, e i monti dalle cime acute o dalle gigantesche testate, e il fiume mugghiante, e i torrenti impetuosi e le cascate e i laghi alpini, e le foreste e i ghiacciai, e i borghi pittoreschi sparsi per le coste, le chiesuole accennanti dai poggi ventosi, e i vecchi castelli ancor minaccianti dall’alto. Era rimasta lassù, segregata dal consorzio umano, lontana da Brescia più d’un giorno di faticosissimo viaggio in diligenza per poco più d’un centinaio di chilometri. Il camuno che giungeva al capoluogo, dopo una simile prova, si tastava il corpo per assicurarsi di aver tutto a posto, si guardava intorno spaurito, sbrigava in fretta in fretta le sue faccende e si tornava ad imbarcare nella sua arca di Noè, dove nell’inverno i piedi dei viaggiatori eran tenuti caldi da una brancatella di fieno, che il postiglione generoso serbava al pasto dei magri cavalli.

Ora non più: la ferrovia fischia su per le pendici verdeggianti, e dove la ferrovia non giunge, sbuffa l’automobile. A Pontedilegno si sono dati quest’anno convegno i touristes della neve; Pontedilegno (o più propriamente: Pontedallegno) è all’estremo limite settentrionale della Valle Camonica. Un nuovo fervor di vita ha preso tutta la valle: le enormi forze d’acqua muovono rotanti congegni; i paesi si ripuliscono e si ammodernano; sorgono ovunque nuovi edifici, e una benemerita associazione, la Pro Valle Camonica, che raccoglie in un fascio tutte le forze vive della valle, muove, dirige, rinforza, aiuta il maraviglioso risveglio della regione.

E non mancano i poeti che ne cantano le bellezze le glorie; a un volume di Poesie camune s’è aggiunto ora un volume di Ritmi dell’Oglio; e non mancano gli storici: oltre le Chiese di Val Camonica del Putelli mentre si attende una compiuta storia della Valle, oggi è apparso un volume ricchissimo ed elegantissimo, illustrante i monumenti camuni, opera del professore Fortunato Canevali, R. Ispettore onorario ai monumenti per il circondario di Breno1.

Sfogliando questo libro, nel quale sono passati in rivista per ordine alfabetico tutti i paesi della valle con quanto hanno di notevole per l’arte e per la storia, vien fatto di pensare che enorme danno e che enorme ingiustizia era il lasciar nell’ombra tanti tesori, e che nobile e veramente benemerita opera abbia compiuto il Canevali traendoli così bellamente e magnificamente alla luce.

Chiese, castelli, lapidi, caminiere, portali, cornici, palliotti, affreschi, medaglie (merita una lode e un elogio speciale il medagliere dello stesso prof. Canevali, in quest’opera degnamente illustrato), placchette metalliche, capitelli, statue, cripte, chiostri, pievi, campanili, case, tutto è qui sapientemente raccolto, con quanto può essere utile allo studioso e allo storico, che volesse anche trarne monografie e illustrazioni particolari.

Il prof. Canevali, che è anche abilissimo fotografo, ci ha dato oltre quattrocento incisioni, di cui non si saprebbe qual più lodare, se la nitidezza o la precisione o il buon gusto della prospettiva e dell’insieme.

Ecco Breno col suo castello e con le sue chiese; ecco Cemmo con l’antica pieve e Capodiponte col suo monastero a me diletto, e Cerveno con le sue cappelle, ed Edolo con gli affreschi bellissimi del Romanino, che pure fioriscono anche a Borno, ad Erbanno ed altrove.

Ogni paese ha una gloria, un ricordo, un monumento; nelle viuzze strette sul cacume delle colline, nell’ombra dei templi, sotto le arcate dei chiostri, per le balze scoscese, è tutta l’anima e la storia dell’antica età, che ancor vive e balza fresca e quasi ringiovanita dal nuovo culto di chi la va amorosamente ricercando.

Così la Valle Camonica entra definitivamente nel consesso delle regioni sorelle; essa non si lascia sopraffare dalla nuova vita, ma la incontra, la investe, la fa sua; l’oscuro popolo alpino ha già fatto la sua vigilia d’armi ed ora s’arma da sè cavaliere.

Fortunato Rizzi.

La marina italiana contro i turchi

nell’opera di P. Guglielmotti


Diciotto anni fa, il 31 ottobre 1893, moriva a Roma, nella casa generalizia dei domenicani, a San Sebastiano al Pincio, il P. Alberto Guglielmotti, teologo casanatense. Alle onoranze funebri che susseguirono, prendevano parte i più cospicui uomini di scienza presenti a Roma; ed uno stuolo immenso di ufficiali di marina rendevano l’onore delle armi alla bara umilissima del vecchio frate cristiano, auspice lo stesso ministro della marina che partecipava ufficialmente al lutto grande e glorioso.

Alberto Guglielmotti, infatti, spirando serenamente a [p. 70 modifica] ottantun’anni, poteva cantare l’augurale Nunc dimittis del servo buono e fedele: lume salutare di santa vita religiosa — sessantasei anni di professione claustrale, lume di lavoro ininterrotto e di dura meravigliosa conquista. I dieci volumi della Storia della marineria pontificia, il Vocabolario marino militare, bastavano a rendere lieta l’anima di lui, pure dell’umana onesta letizia che all’operaio fedele al compito suo, è dono, d’ogni dono migliore.


Una storia gloriosa.

E bene si conveniva, attorno alla sua bara, l’omaggio congiunto delle milizie gloriose: alle bianche lane dei predicatori di Guzman, messaggeri mai vinti di verità, la spada breve e il remo maneggevole dei forti soldati del mare: i silenzi operosi della cella claustrale e gli alti silenzi dell’oceano senza sponda; le vie lunghe e salienti dell’anima, alle quali luce è il cielo e meta l’aurora; e le vie del mare, alle quali signore invisibile e presente è il vento, e traccia indefettibile, le stelle.

La segreta e misteriosa congiunzione di due mondi di due leggi, il mondo e le leggi del mare, il mondo le leggi dell’anima, cui pelago è la vita e nocchiero divino — in ogni vespero e in ogni tempesta — Cristo, dovette apparire limpida ed imperiosa ad Alberto Guglielmotti giovinetto, quando vedeva intrecciate le storie della sua fede ardente con quella dei suoi padri marinai: a casa i ricordi e le memorie dei figli di sua gente che avevano imbracciato il remo e solcato, verso oriente, il porto di Roma, Civitavecchia; in chiesa, nella chiesa prediletta della sua fanciullezza, Santa Maria, i trofei rossi e d’aro di cento bandiere strappate al nemico e custodi dell’immagine sacra alla verace Regina di ogni vittoria e custodi delle insegne nemiche, i frati domenicani. Solo il mare deserto: della squadra gloriosa nella quale tanti Guglielmotti avevano combattuto. Michele, Pier Domenico, Gian Gaspare, Francesco Maria, Biagio — non un legno, non un’ancora: tutto era stato inabissato, disperso in pochi anni di imperialismo napoleonico e di malgoverno cittadino; dalla guerra d’Egitto non erano neanche tornati i superstiti, gli scampati alla morte: le navi di Roma che avevano trovato, sempre, sull’azzurro d’ogni mare, la via sicura delle vittorie, s’erano fiaccate, errando, sul giorno tristissimo: il mare aveva spezzato la traccia diritta del loro solco secolare risparmiando alla patria lo strazio dell’ultimo ritorno.

Restavano solo poche anime fiere e piangenti: i veterani dalle imprese non più recenti, vecchi pescatori, vecchi uomini di mare, vecchi uomini di Chiesa, ai quali il ricordo delle ultime vittorie era nel dolore grandissimo, gioia ed orgoglio; ed i vecchi rivivevano le corse superbe intrecciate a vessillo spiegato, sulle acque di Candia, di Cirene, del Bosforo fecondo e alle estreme visioni di vittoria aprivano ancora — luce e tomba gli stanchi occhi presaghi.

E nel mistero delle loro lacrime tutto, quasi tutto, sarebbe rimasto sepolto; essi erano gli ultimi gettoni di una tradizione tenuta sempre desta e sempre viva; eran gli ultimi figli di una famiglia grande di navigatori che aveva solcato i secoli, come i mari, che aveva alimentato da Ostia a Lepanto, da Lepanto a Corfù una storia organica ed ininterrotta di conquista e di dominio; la morte di quegli ultimi superstiti avrebbe segnato l’estinguimento di tanta bella e vitale vicenda: la storia si sarebbe spezzata nei segni frammentari degli archivi, delle pietre disperse, delle monete concise, ed anche perduto l’affiato di vita che essa ritrova nell’anima di coloro che l’hanno vissuta, e che la notizia documentaria tramutata nel mito drammatico e la storia in poema.

Ad Alberto Guglielmotti era dato di raccogliere, in compiute fila, questa mirabile vicenda secolare prossima all’estinguimento, e di raccoglierla nelle pagine immortali, di una delle più geniali e più vivaci storie che ci abbia dato il secolo passato: a lui era negata la milizia degli avi, non però la via secolare dei mari; a lui la giubba smagliante dei capitani romani, la croce d’argento dei balì di Malta; non però il cingolo di una disciplina più alta, che il cuore di marinaro serbasse forte e gli occhi esperti al viaggio sublime. Rinnovò, così, l’antico costume generoso e, come i cavalieri d’un tempo rifacevano monaci peregrinanti, le vie delle loro gesta, egli, figlio di marinai e marinaio, battè frate di pace su vascelli di guerra, i flutti battuti dai suoi maggiori.

(Continua).

  1. Fortunato Canevali - Elenco degli edifici monumentali, opere d’arte e ricordi storici esistenti nella Valle Camonica con 426 illustrazioni — Milano, Alfieri e Lacroix, 1912.