Il buon cuore - Anno XI, n. 39 - 28 settembre 1912/Religione

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Religione

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Beneficenza Educazione ed Istruzione

[p. 306 modifica]Religione


Vangelo della domenica quinta dopo la Decollazione


Testo del Vangelo.

In quel tempo disse il Signore Gesù ai capi dei Sacerdoti ed agli anziani del popolo questa parabola: Eravi un padre di famiglia, il quale piantò una vigna, e la cinse di siepe e scavò e vi fece un torchio e fabbricò una torre e la diede a lavorare ai contadini, e andossene in lontano paese. Venuta poi la stagione dei frutti, mandò i suoi servi dai contadini per ricevere i frutti di essa. Ma i contadini, messe addosso le mani ai servi, altro ne bastonarono, altro ne uccisero, e altro ne lapidarono. Mandò di nuovo altri servi in maggior numero di prima, e coloro li trattarono nello stesso modo. Finalmente mandò ad essi il suo figliuolo, dicendo: Avranno rispetto a mio figlio. Ma i contadini, veduto il figliuolo, disseno tra di loro: Questi è l’erede; venite, ammazziamolo, e avremo la sua eredità; e presolo, lo cacciarono fuora della vigna, e l’uccisero. Tornato adunque che sia il padrone della vigna, che farà di quei contadini? Essi risposero: Manderà in malora i malvagi, e rimetterà la sua vigna ad altri contadini, i quali gliene renderanno il frutto a’ suoi tempi. Disse loro Gesù: Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che fu rigettata da coloro che fabbricavano, è divenuta fondamentale dell’angolo? Dal Signore è stata fatta tal cosa, ed è mirabile agli occhi nostri. Per questo vi dico, che sarà tolto a voi il regno di Dio e sarà dato a un popolo che produca i frutti di esso. E [p. 307 modifica]chi cadrà sopra questa pietra, si fracasserà; e quegli su di cui essa cadrà, sarà stritolato. E avendo i Principi dei sacerdoti e i Farisei udite le sue parabole, compresero che parlava di loro. E cercando di mettergli le mani addosso, ebbero paura del popolo, perchè lo teneva per Profeta.

S. MATTEO, Cap. 21.


Pensieri.

Nel senso letterale lo stesso Evangelista S. Matteo dà la spiegazione. Gesù parlava agli Ebrei dell’opera divina compiutasi in mezzo a loro: diceva apertamente — fuor di metafora — con quali mezzi li aveva chiamati a sè fin in quel momento: manifestava anche il momento storico che attraversavano colla sua comparsa fra di loro: ne divinava l’assai cattiva accoglienza la prossima tragica soluzione del Calvario, che gli avrebbero preparato, non tacendo poi — nel malos male perdet — ciò che si avrebbero meritato colla uccisione del Figlio di Dio. Tanto era ciò detto apertamente che l’Evangelista nota come i medesimi uditori l’avessero così capito, ma quale fu il.... risultato? Stavano per mettergli le mani addosso e farne vendetta, che se nol fecero, ciò è da attribuirsi al timore del popolo, che venerava Gesù come il mandato da Dio.

Dolorosa conclusione: vedere il delitto, misurarne lo spaventevole orrore, essere richiamati da una voce autorevole ed amorosa eppure.... avranno trovato modo di dire che l’odio a Gesù era causato dallo zelo del tempio, dall’amor della legge, della difesa delle tradizioni mosaiche, dalle.... no, no, falsi e cattivi, ciò è voluto dalla vostra cattiveria, dal bisogno che avete d’odio d’oscurità per non essere turbati nei vostri insani progetti, nei vostri delitti. Gesù vuol il vero, vuol il bene, vuol il disinteresse, vuol la giustizia. «È contrario alle opere nostre — gridava l’empio della Scrittura — opprimiamolo e sradichiamolo dalla terra dei vivi». Si dicono vivi quei che sono.... morti al vero, al bene, all’amore, alla giustizia, a Dio.

S. Ambrogio in un suo commentario agli Evangeli, adatta la parabola di Cristo alla vera Chiesa di Gesù, la Chiesa Cattolica. Colla elegantissima sua dizione mostra il suo nascere, il crescere, il dilatarsi di questa mistica vigna in mezzo agli uomini: mostra l’opera dell’eterno e divino cultore, Dio: mostra l’opera vivificatrice di Cristo, ed il frutto di questa superba vigna che accoglie ogni albero di varie dimensioni, di differente età e bisogno, vigna dove ognuno si trova a bell’agio, in cui a tutti si dà spazio ed umore sufficiente, senza differenze, dove l’uno e l’altro s’aiuta in una strana unione, che non confonde in un inestricabile ginepraio, ma s’armonizza in una eleganza di paradiso: vigna che l’agricoltore diligente — Cristo — lavora irrigando, potando, livellando, irrorata dal benigno raggio del sole, bagnata dalla rugiada mattutina, libera da maligne erbe che l’infestino a ruina, perchè tutto riesce à bene impedendo l’esagerato fogliame che è a detrimento della maturità del frutto.

Nè ciò basta a Gesù: Egli lavora ancor là a difesa e custodia circondandola di folta siepe, di valle profonda, innalzandovi la difesa di ben forte torre. Il risultato? Alla raccolta dei frutti, dopo tanti inutili sforzi è costretto il buon Padre a mandare il figlio suo con tutta la sua autorità: si lusinga: avranno rispetto di mio figlio!... di Gesù, del suo Vicario, dei Vescovi, dei Sacerdoti, ecc.... Oh! l’inganno: anzi contro di lui, proprio perchè Egli è l’erede s’accaniscono e l’uccidono nel disprezzo delle sue dottrine, nella trascuranza della sua morale, nell’odio contro l’iniziative più belle e generose.

«Malos male perdet» fu la risposta degli Ebrei a Cristo che li interrogava quale sarebbe stato il diritto del buon Padre, e la storia del popolo Ebreo, la storia di mille chiese naufragate a rovina, esse che della Chiesa di Cristo erano le più fulgide gemme, l’illustra. zione più forte dicono la verità di quella frase. Male s’aiuta chi sfida l’Onnipotente, male n’avrà chi sprezza ed offende l’inesauribile sua carità e pazienza: guai se l’amore monta — per modo di dire in Dio — in furore di giustizia. Nel fluttuare delle molteplici infinite vicende vicissitudini umane non temete: la vittoria segue il Signore!... i tristi — fatale e dolorosa necessità — subiranno l’ultimo ed estremo oltraggio, ma Dio vince d’una strana, singolare, unica vittoria.

Vince non sterminando, salvando tutti che desiderano salute, ne perde altro che l’ostinato e l’empio.... Oh! da tutti, da tutte le sponde le più opposte ed av verse il sangue di Lui, che per noi subì la morte, che tutto diede per la nostra salute, germoglierà il pacifico trionfo degli amici e degli avversarii. Solo chi non vuole, sol chi s’oppone è destinato a perire fatalmente, inesorabilmente: il trionfo della Croce non illuminerà una scena di sangue e terrore, no, sarà la bianca luce, soave che vedrà la gioia universale, le lagrime dolci della riconciliazione e della salute.

B. R.

Congresso Eucaristico di Vienna

Note gentilmente favoriteci dal Rev. Mons. G. Polvara da Vienna

15 settembre 1912

Gesù Cristo vince, regna, impera!

Lo slancio universale, con cui i cattolici di tutto il mondo, si riunirono a Vienna, all’ombra delle guarentigie Pontificali ed Imperiali per celebrare l’Eucaristia per propagarne il culto, è indice della vittoria, del regno e dell’impero di Gesù Cristo Signor nostro nel mondo.

Ai memorabili Congressi Eucaristici internazionali di Catania, Roma, Metz, Londra, Colonia, Montreal, Madrid, che segnarono un altro passo in avanti della cristiana civiltà, segue il Congresso di Vienna, alla cui preparazione cooperarono fede di popolo e fede di Re; al primo ed al secondo guarda benigno il Papa e benedice per mezzo del suo Legato, il card. Van Rossum.

[p. 308 modifica]L’unità della fede lega oggi i presenti ed i lontani nel celestiale Convito di Vienna, simbolo di quell’unità, che l’Eucaristia forma di tutti gli uomini, secondo la felice espressione dell’Apostolo: «Noi tutti che mangiamo lo stesso pane, sfamo un sol corpo». E Gesù Cristo trionfa nella vittoria, nel regno e nell’impero del mondo col suo Sacramento Eucaristico, insegnando che all’ombra di questo mistico pegno, gli uomini sono fratelli nell’eguaglianza della cristiana redenzione.

Il Pontefice attuale riconobbe, che l’«instaurare omnia in Christo» sarebbe pressochè inutile, se non si ricorresse alla forza viva, che spinse gli Apostoli ed Evangelisti, i Martiri, i Santi, i Dottori, i primi Padri della nostra fede: ha rimesso in fiore il culto dell’Eucaristia, meritandosi dalla storia anche il titolo di «Papa dell’Eucaristia!».

L’Enciclica «Acerbo nimis» del 25 aprile 1905; il venerato decreto «Sacra Tridentina Synodus» del 16 dicembre 1905; il decreto del 7 dicembre 1906; quello del 10 aprile 1907; quello Urbis et Orbis: «Spiritualium omnium bonorom» dell’8 maggio 1907: quello: «Lamentabili sane exitu» del 3 luglio 1907 contro i modernisti; il «Motu proprio» del i agosto 1907; il decreto: «Quam singulari Christus amore» dell’8 agosto 1910 sulla Comunione dei fanciulli formano i Fioretti Eucaristici, che Pio X ha offerto alla Cristianità per il rifiorimento del culto Eucaristico come base di restaurazione cristiana.

Laonde, perchè il nostro secolo non ritorni nel paganesimo, perchè Gesù Cristo col suo scettro vinca, regni e imperi nel mondo da Lui redento, sono più che opportune queste Giornate Eucaristiche di Vienna, dove la Porpora Romana, in mirabile armonia col venerando Monarca Austro-Ungarico e con i fedeli di ogni nazione, porterà il pensiero di Pio X ai piedi dell’Eucaristia: «Adorabunt coram te, Domine; et glorificabunt».

Ed è per questo, che i Congressi Eucaristici hanno assunta una importanza non solo internazionale, ma veramente cattolica, e sono entrati nel novero di quegli avvenimenti che hanno virtù di richiamare su di loro l’attenzione di tutto il mondo non soltanto religioso ma civile.

Benchè in essi la politica non abbia alcuna parte, non mancano di apparire come grandiose dimostrazioni dirette ad influire sulla coscienza contemporanea e ad affermare la vitalità della nostra Santa Religione; vitalità, che sta nel fatto soprannaturale della sua istituzione, nella presenza sempre immanente di Cristo in mezzo alla sua Chiesa, e nella presenza reale, universale, perenne,.mediante il Sacramento dell’Eucaristia.

È facile quindi comprendere di quanta importanza sia ravvivare in mezzo al popolo cristiano la fede, la pratica dell’Eucaristia con una riunione solenne di Cardinali, di Vescovi, di Sacerdoti, di laici e con una successione di riti intesi tutti a celebrare Gesù Cristo nell’Eucaristia, ad affermare, a svolgere, ad illustrare, a diffondere le verità che dal mistero della presenza reale di Cristo derivano e possono esercitare sul popolo e sulle persone colte.

Il solenne ricevimento del Cardinale Legato.

Trionfale è stato il ricevimento che Vienna ha fatto al Card. Van Rossum, Legato pontificio. Non potrei trovare una parola più espressiva e rispondente alla verità. Ho assistito a spettacoli grandiosi, ma pochi mi hanno colpito come il ricevimento che il popolo di Vienna ha fatto al rappresentante del Pontefice. Il tempo era bello. Dopo parecchi giorni di vento e di pioggia è tornato a riapparire il sole. Tutte le vie at traverso le quali doveva passare il Cardinale Legato erano imbandierate: bandiere austriache, bandiere della città di Vienna e bandiere pontificie. L’avvenimento non poteva avere un carattere più solenne e più civile.

Alle ore 3.50 il treno imperiale col Cardinale Legato è entrato nella stazione Westbahnhof. Sua Eminenza venne ricevuto dal conte Czernim a nome dell’Imperatore.

Nei pressi della stazione erano schierati i bambini e le bambine delle scuole comunali, e moltissime associazioni con le bandiere. S. Em. il Cardinale Legato era giunto con il suo seguito e con la missione che era andata, ad incontrarlo a Pontebba. Il Nunzio pontificio, S. E. Mons. Scapinelli attendeva il Cardinale al quale ha dato il benvenuto. Ha risposto il Cardinale con brevi parole di circostanza; dopo di che il Nunzio Apostolico ha presentato al Cardinale Van Rossum il conte Czernim incaricato in modo speciale dall’Imperatore di ricevere il Cardinale Legato. Il conte Czernim ha ossequiato il Cardinale Legato e l’ha invitato a salire nella carrozza di gala di Corte; in altre carrozze pure di gala ha preso posto il seguito del Cardinale Legato ed il corteo si è avviato per la via Maria Hilfer.

Folla immensa, bandiere dovunque, da tutti i balconi. Squillano tutte le campane della città. L’incontro coll’Em. Cardinale arcivescovo di Vienna avviene al principio della via Kartner. L’arcivescovo di Vienna è preceduto dagli scolari delle scuole elementari e da quattromila giovinetti in abiti pittoreschi. La sfilata costituisce un quadro magnifico. Tutti gli ordini religiosi sono rappresentati: carmelitani, francescani d’Austria, d’Albania, gesuiti, domenicani, cistercensi e camilliani; seguono i parroci della città, i canonici dell’ordine teutonico, parecchi vescovi francesi, spagnuoli, rumeni, ruteni, e da ultimo il cardinale Nagl benedicente sotto un baldacchino d’oro.

Il cardinale Nagl ha portato il saluto in latino ed in tedesco al cardinale Van Rossum, il quale ha risposto pure in latino ed in tedesco.

Il saluto del Cardinale Arcivescovo.

L’omaggio del Borgomastro.

Ecco l’allocuzione del Cardinale Arcivescovo:

«Eminenza. Santa gioia riempie oggi il mio cuore per poter ricevere V. E. in questa città capitale e residenziale di Vienna, e ciò anche in nome del mio diletto clero e del mio popolo fedele, e sono felice di presentare rispettosamente il benvenuto a Colui che [p. 309 modifica]viene a nome del nostro Santo Padre; tanto è profondo e radicato nei nostri cuori l’amore per il Padre comune della cristianità, tanto è più sincero il saluto che porgiamo al Legato di esso nostro Padre comune. In questo istante il suono delle campane delle chiese dell’Archidiocesi annunzia ai fedeli che V. E., quale Legato del Papa, è giunto per presiedere qui in Vienna in nome del Santo Padre, il Congresso Eucaristico internazionale. Questo suono viene dal tempio del Signore, ove si custodisce il Santissimo Sacramento e dirige il pensiero di tutti al Papa dell’Eucaristia; esso farà scorrere lagrime di contentezza, di gratitudine e di amore. E però salutiamo V. E. in questa capitale residenziale dell’Impero, con speciale compiacenza, perchè l’E. V. è l’ornamento di quella congregazione che ha dato a Vienna l’Apostolo dei tempi nuovi, e con l’aiuto di Dio agli altari un nuovo santo, il santo Clemente Maria Hofbauer.

«Non sono cento anni che in un’epoca in cui la fede era assai decaduta per l’influsso della rivoluzione e delle guerre, egli, additando l’Eucaristia e ricevendo la Santa Comunione, infuse nuovo sangue nella gioventù e richiamò il popolo tedesco alla vita religiosa.

«Quale confratello di questo nuovo santo viennese, sia V. E. benvenuto, promotore di vita cristiana per mezzo della SS. Eucaristia presso vecchi e giovani, presso coloro che sono lontani e quelli che sono vicini.

«La mano benedicente e le preghiere dell’E. V., siano apportatrici di benedizione e di pace ai tempi nostri.

«Così voglia Iddio».

Il Cardinale Legato ha risposto in questi termini:

«La parola illustre che V. E. si è degnato di rivolgere a me e che proviene dall’intimo del cuore, mi ha altamente commosso. Le vostre parole danno una splendida testimonianza della vivissima fede dell’E. V. che vede nel Sommo Pontefice Pio X il vicario di Nostro Signor Gesù Cristo e venera la Sua augusta persona in me, indegno suo servo. Esulto e rendo grazie a Dio ottimo e massimo per i sentimenti belli e profondi del clero e del popolo viennese».

Quindi prese la parola il dott. Neumayer, Borgomastro di Vienna, che così si espresse:

«Eminenza! La popolazione di questa imperiale e reale capitale dell’impero è accorsa piena di giubilo per presentare i suoi omaggi a V. E., al rappresentante del Santo Padre; e quindi io, quale borgomastro di questa città umilio a V. E. il benvenuto di Vienna. Come nello stemma della città è raffigurata la Croce, così è profondamente radicata nel cuore dei viennesi la fede ereditata dai padri, l’amore per il Salvatore degli uomini. E come il campo rosso sul quale spicca la Croce ci addita la via a un fiero combattimento, così le fede dei viennesi è provata tanto nei giorni della sventura che nei giorni della consolazione e della gioia, e sono giorni di consolazione e di gioia che incominciano per Vienna con l’arrivo di V. E. poichè essi coincidono con una stupenda festa della cristianità, alla quale sono convenuti i fedeli di tutte le parti del mondo. Però in questo momento, nel quale tutti i cuori sono infiammati di santo entusiasmo, conviene rammentare i tempi trascorsi che pesarono sulla cristianità. Nel luogo, ove ci troviamo e nel quale la città di Vienna dà il benvenuto a V. E., quattrocento anni or sono ferveva la lotta dalla quale doveva affermarsi il destino dell’Europa: quello di poter rimanere cristiana. Con l’aiuto di Dio a Porta Carinzia fu battuto quello che in allora era il nemico della cristianità. Con un combattimento decisivo la coltura cristiana fu salvata dalla rovina. Cosi si avvicendano nel mondo la pace e la guerra, il piacere e il dolore, come immutata è l’onnipotenza divina e nel cuore dell’uomo che tutto vince. Con tanto amore nel nostro cuore, noi dirigiamo la nostra vita e tutto il nostro lavoro verso l’ideale di porre sulle basi del cristianesimo l’opera sociale del nostro popolo, al fine di dare nelle scuole ai nostri bambini la benedizione del cristianesimo educandoli agli ideali che li illuminino nella vita, che si compendiano nelle parole: «Iddio, Patria, Sovrano». Con questo amore nel cuore noi salutiamo pure oggi riverenti il Santo Padre ed accogliamo con gioia V. E., ed auguriamoci che possa trovarsi bene a Vienna e possano i giorni che l’E. V. passerà qui, rimanerle di grata ricordanza».

Al commosso e bel discorso del Borgomastro, S. E. il cardinale legato ha brevemente risposto per ringraziare.

Alla Cattedrale e alla Hofburg.

Quindi si è formato nuovamente il corteo che si è diretto verso Santo Stefano. Migliaia e migliaia di labari rossi e bianchi scintillano ai raggi del sole. Da tutti i balconi una gran folla assiste al passaggio del corteo: la gente si raccoglie -fino sui tetti. Il corteo era, chiuso dal Cardinale Legato e dal Nunzio Apostolico. Dietro venivano il principe Lancellotti e il borgomastro e dietro ancora un’onda enorme di popolo. La polizia a piedi ed a cavallo ha mantenuto un ordine perfetto. Il corteo è entrato a Santo Stefano. dove ha avuto luogo la visita al SS. Sacramento e la Benedizione.

In seguito il Cardinale legato si è recato alla Hofburg ove era atteso dall’Imperatore. Questo è il pallido raccolto delle accoglienze fatte al cardinale legato del Santo Padre. Più di duecentomila persone erano sulla via. Il carattere eminentemente religioso della splendida manifestazione ha provocato dal popolo non applausi, ma una viva simpatia ed un grande rispetto. Molti si inchinavano rispettosi al passaggio del corteo, facendo il segno della croce.

L’aufografo del Santo Padre.

Ai nostri diletti figli, i cattolici dell’Impero Austro-Ungarico, ed a quelli specialmente della vetusta Metropoli, baluardo insigne del Cristianesimo, che apprestandosi a rendere solenni onoranze a Gesù Cristo nella Santissima Eucarestia, faranno rivivere le avite glorie, si, svolge in questa auspicata occasione col nostro paterno, e col voto chela memoria del Congresso Eucaristico resti imperitura, e contribuisca a conservare la fede e la devozione, impartiamo di cuore l’Apostolica Benedizione.

Dal Vaticano, li 4 settembre 1912.
(Continua).

Pius PP. X.