Il compasso geometrico e militare (Favaro)/Avvertimento

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Antonio Favaro

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Il compasso geometrico e militare (Favaro) Saggio delle scritture antecedenti alla stampa

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IL COMPASSO

GEOMETRICO E MILITARE.



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AVVERTIMENTO.





Afferma Galileo che già intorno all’anno 1597, avendo egli ridotto a perfezione un suo strumento, da lui chiamato «Compasso Geometrico e Militare», cominciò «a lasciarlo vedere a diversi gentil uomini, mostrandone loro l’uso e dandogli lo strumento e le sue operazioni dichiarate in scrittura». E qualunque sia il valore che voglia attribuirsi a queste e ad altre dichiarazioni di Galileo concernenti la parte da lui avuta nella invenzione di tale strumento, le quali non sono nè tutte conformi tra loro, nè tutte tali da non potersi in qualche misura revocare in dubbio, è mestieri tener conto della data 1597, confermata da testimonianze autorevolissime. Siccome però la dichiarazione di questo strumento, la quale corse manoscritta per circa dieci anni, fu data alle stampe da Galileo soltanto nel 1606, così ci parve che la data della pubblicazione dovesse aversi come criterio unico per assegnare all’opera il luogo nella presente edizione, disposta secondo lo stretto ordine cronologico.

Ma poichè, d’altra parte, noi ci siamo prefissi di tener conto, per quanto si possa, anco della via battuta da Galileo per giungere a conchiusioni, di cui l’opere a stampa ci conservano soltanto l’ultima espressione1, così abbiamo stimato doveroso di non trascurare nemmeno le scritture, relative al Compasso, antecedenti alla pubblicazione del 1606, le quali ci mostrano come Galileo andasse successivamente perfezionando il suo strumento. Due di queste scritture ci sono note, l’una e l’altra conservate da codici della biblioteca di Giovanni Vincenzio Pinelli, ed ora nell’Ambrosiana. Della prima abbiamo quattro copie, cioè:

a = cod. S. 81 Sup.; in 12 carte numerate a parte (la quarta delle scritture contenute nel volume); [p. 338 modifica]

b = cod. D. 95 Inf.; in 8 carte numerate a parte (la prima delle scritture contenute nel volume);

e = cod. S. 83 Sup.; car. 156-174, numerate originariamente 1-17;

d = cod. S. 99 Sup.; car. 8-202.

Della seconda scrittura possediamo invece un solo esemplare, nelle car. 177-190 del medesimo codice S. 83 Sup. or ora citato. L’essere appartenuti detti codici al Pinelli ci assicura che sono anteriori al 1601, anno della morte di lui; e questo fatto, confermato dalla forma della scrittura, mette fuori d’ogni dubbio la loro anteriorità alla stampa del 1606.

La prima di queste scritture è senza dubbio quella che più si discosta da detta stampa; e perciò abbiamo stimato bene pubblicarla per intero, in quella parte almeno che è contenuta in tutt’e quattro i codici mentovati. Questi presentano tutti l’identico testo, spesso perfino gli stessi materiali spropositi di trascrizione; e se qualche rara volta l’uno dall’altro alcun poco differisce, vedesi essere per errore od arbitrio del copista. Tuttavia è possibile stabilire, con qualche probabilità, un certo ordine tra di essi. I codici a e b passarono certamente sotto gli occhi di Galileo, dalla cui mano sono state aggiunte, come abbiamo indicato a’ loro luoghi, alcune parole che il copista aveva omesso nella trascrizione; sebbene però Galileo non correggesse altri errori dell’amanuense, forse perchè non turbavano il senso. Il codice b presenta poi, in tre luoghi, dei segni di richiamo, scritti coll’inchiostro medesimo delle aggiunte galileiane; e a’ luoghi indicati da questi segni, nel codice c sono inseriti tre brani, che mancano in a e b: inoltre, mentre in a e b la scrittura rimane in tronco là dove si comincia a trattare dei diversi modi di misurar con la vista per mezzo del quadrante, il codice c, invece, dopo avere offerto tutto ciò che è contenuto negli altri due, compie, ma di altra mano, detto argomento. Il codice d è copia di c, con qualche correzione, o racconciatura, di alcuni errori più gravi; presenta, come c, le tre operazioni aggiunte, e della parte con cui c venne compiuto, quel tanto che potè esserne trascritto sopra un foglio di guardia. Il complesso di queste circostanze sembra indicare che a sia, sebben di poco, la copia più antica; b viene probabilmente secondo; da esso potè esser copiato c, in cui però furono inserite, a’ luoghi dove i segni lo indicavano, le tre operazioni che frattanto Galileo aveva aggiunto. Il codice a è poi senza dubbio il più corretto quanto al testo, come il più accurato quanto alle figure; e su di esso abbiamo condotto la nostra edizione, rare volte correggendolo con l’aiuto degli altri3. Abbiamo bensì pubblicato anche le aggiunte di c, tenendole distinte nelle note: non [p. 339 modifica]abbiamo, invece, dato luogo all’ultima parte di questo codice, che, sebbene sia compimento dell’opera, è posteriore al resto, e, appunto per ciò, molto più alla stampa del 1606 si avvicina; così che, per leggiere differenze di forma, non poteva mettere conto di riprodurre un tale testo.

Per il medesimo rispetto, cioè della stretta affinità con la stampa, non ci parve avesse sufficiente importanza pubblicare l’altra scrittura contenuta nel codice S. 83 Sup. Questa infatti, concordando con la stampa nella distribuzione dei capitoli (che così sono chiamati quelle che nella stampa sono dette operazioni), ne differisce, più che altro, perchè alcune cose dà in forma più abbreviata, ed alcune ne omette. Soltanto tre operazioni vi sono eseguite in modo diverso, e di esse ci parve bene tener conto (pag. 359-361).

A questi saggi delle scritture che precedettero la stampa del 1606, abbiamo fatto seguire la riproduzione esatta della stampa stessa4. Attenendoci, secondo il nostro istituto, soltanto alle fonti genuine e sicure, abbiamo escluso alcune dimostrazioni dei diversi modi per misurar con la vista per mezzo del quadrante, che erano state aggiunte, ma senza sufficienti ragioni per attribuirle a Galileo, all’ultimo capitolo del Compasso nell’edizione Padovana del 1744 e nelle successive5 : invece, ci siamo attenuti con la più grande fedeltà all’edizione del 1606, fatta non pure sotto gli occhi, ma in casa dell’Autore; e, oltre la correzione degli errori di stampa, e quelle lievissime mutazioni che altre volte ci siamo permesse anche davanti all’autografo, ci siamo discostati da essa soltanto per ciò che risguarda la punteggiatura, rispetto alla quale credemmo doverci riserbare piena libertà, per curarla con diligenza più grande di quella che i nostri antichi non credevano fosse meritata da tali particolari.

A nessuna delle scritture precedenti alla stampa del 1606, e nemmeno a [p. 340 modifica]quest’ultima, è allegata la figura dello strumento, la quale fu aggiunta per la prima volta alla traduzione latina del Bernegger6 Tale omissione dipende da ciò, che la scrittura, a mano od a stampa, era da Galileo venduta, o regalata, insieme con un esemplare dello strumento: ma a noi, che sotto gli occhi degli studiosi poniamo soltanto la scrittura, parve necessario aggiungere una riproduzione dello strumento, esatta e compiuta, quale finora non fu data da alcun altro; ed a ciò ci siamo determinati tanto più volentieri, in quanto lo strumento è esso pure opera del Nostro. Ci giovammo a questo effetto dell’esemplare custodito nella Tribuna di Galileo, in Firenze. Alla scrittura sul Compasso tengono dietro il plagio che, come è notissimo, ne fece Baldassar Capra, e la Difesa di Galileo contro il medesimo. L’Usus et fabrica circini7 del Capra viene da noi dato solamente perchè è necessario per l’intelligenza dei frequentissimi riferimenti fattine nella Difesa, e delle postille galileiane delle quali diremo fra poco; senza di che, assai volentieri ci saremmo astenuti dal riprodurre questa scrittura. Nel comprenderla tuttavia nella nostra edizione, abbiamo stimato opportuno di darne una riproduzione esattissima, compresi gli errori di stampa, in quanto che anch’essi col loro strabocchevole numero formano una caratteristica di tale ignobile scrittura. Del libro del Capra è poi, tra i Manoscritti Galileiani nella Biblioteca Nazionale di Firenze, un esemplare (Par. II, T. XI), arricchito da Galileo di molte postille in margine ed in una carta separata. Queste postille possono distribuirsi in tre diverse categorie: alcune di esse ci conservano le prime impressioni che dalla lettura del libro ricevette Galileo; altre rappresentano domande ch’egli si proponeva di fare al plagiario nel pubblico dibattimento che doveva avere con lui; altre finalmente sono appunti per la Difesa. Noi le abbiamo riprodotte tutte e integralmente, anche quelle che ricompariscono, talvolta con le stesse parole, nella Difesa; secondo il solito, abbiamo tenuto conto a piè di pagina degli errori materiali di scrittura, e di ciò che può leggersi sotto le cancellature: e abbiamo poi indicato col carattere spazieggiato le parole dell’Usus che da Galileo furono sottolineate, cercando pure di render conto, meglio che fosse possibile, degli altri segni con cui Galileo in questo esemplare veramente prezioso intese richiamare l’attenzione propria sull’uno o l’altro passo della scrittura del Capra8 [p. 341 modifica]

Quanto alla Difesa9 non essendo qui il luogo di ripetere o riassumere la storia della vertenza, la quale con ogni desiderabile particolare fu scritta da Galileo stesso, vogliamo soltanto richiamarci a ciò che abbiamo avuto occasione di avvertire in proposito della Consideratione Astronomica del Capra; per ricordare che la prima parte della Difesa è contro essa Consideratione, e che alcuni appunti intorno alla Stella nuova, da noi riprodotti tra i frammenti concernenti questo argomento, sembrano contenere materiali che nella occasione presente furono da Galileo adoperati. E per quel che risguarda la nostra riproduzione, ci basterà soggiungere che fu condotta sull’edizione originale, conforme le norme tenute per le Operazioni del Compasso.



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Note

  1. Per la edizione nazionale delle Opere di Galileo Galilei sotto gli auspicii di S. M. il Re d’Italia. Esposizione e Disegno di Antonio Favaro. Firenze, tip. di Gr. Barbèra, 1888, pag. 25.
  2. Dei cod. a, b, d parla anche il Venturi, Memorie e Lettere inedite finora o disperse di Galileo Galilei, ecc. Parte Prima, ecc. Modena, per G. Vincenzi e Comp., M. DCCC. XVIII, pag. 77-78.
  3. Dal cod. a e dai suoi fratelli abbiamo rispettato la forma colibro, in luogo di calibro (pur dubitando della sua toscanità), avendola trovata affatto costante in questi manoscritti. Nella stampa originale del 1606, invece, colibro compare una sol volta.
  4. Le operazioni del Compasso Geometrico et Militare di Galileo Galilei, Nobil Fiorentino, Lettor delle Matematiche nello Studio di Padova. Dedicato al Sereniss. Principe di Toscana, D. Cosimo Medici. In Padova, In Casa dell’autore, Per Pietro Marinelli. MDCVI. Con licenza de i Superiori.— Su questa stampa e sui particolari offerti da alcuni esemplari di essa, cfr. A. Favaro, Rarità bibliografiche galileiane. IV. Le Operazioni del Compasso Geometrico e Militare in Rivista delle Biblioteche. Anno II, Voi. II. Firenze, 1889, pag. 169-173.
  5. Tali dimostrazioni sono tratte dal cod. della Biblioteca Nazionale Marciana CI. IV ital., n. CXXIX, del quale già abbiamo tenuto parola a proposito della Sfera. Questo codice, dopo la Sfera e molte carte bianche, contiene, col titolo «Del modo di misurar con la vista», l’ultimo capitolo del Compasso, premessavi una breve introduzione, e soggiungendo ad ogni operazione la relativa dimostrazione. S’avverta però che, mentre la Sfera porta nel codice stesso il nome di Galileo, questo trattatello è adespoto; inoltre, che il Compasso dopo la stampa del 1606 fu, col consenso dell’Autore, più volte riprodotto ed anche tradotto in latino con note, senza che mai vi siano state aggiunte queste dimostrazioni, sebbene debbano certamente aversi per sincrone con la pubblicazione dell’opera galileiana; e, da ultimo, che le dimostrazioni stesse male convengono con l’indole della scrittura di Galileo, che è più un’istruzione pratica che un trattato scientifico. Del resto, anche in altri manoscritti si trovano altri svolgimenti e dimostrazioni del capitolo sul misurar con la vista, e questi con caratteri intrinseci che esclu dono ogni possibilità d’attribuzione a Galileo: p. e. nel T. VII (car. 48-51) della Par. II dei Mss. Galileiani della Biblioteca Nazionale di Firenze, e nelle car. 82-104 di una cartella relativa al Compasso nella busta della stessa Biblioteca contenente gli appunti del Nelli per la biografia di Galileo. Questi ultimi sono di mano del Viviani e, per quanto pare, da lui stesi.
  6. Galilaei De Galilaeis, ecc. de proportionum instrumento a se invento, quod merito compendium dixeris universae geometriae, tractatus, rogatu Philomathematicorum a Matthia Berneggero ex italica in latinam linguam nunc primum translatus; adiectis etiam notis illustratus, quibus et artificiosa instrumenti fabrica et usus ulterius exponitur. Argentorati, typis Caroli Kufferi, 1612.
  7. Usus et fabrica circini cuiusdam proportionis per quem fere omnia tum Euclidis tum Mathematicorum omnium problemata facili negotio resolvuntur. Opera & studio Balthesaris Caprae, Nobilis Mediolanensis explicata. Patavii, apud Petrum Paulum Tozziiini, M. DC. VII.
  8. Sul tergo della guardia di questo esemplare è scritta, per di mano di Galileo, una colonnina di numeri, e di fronte a questi è segnato un asterisco: rimandano ad alcune delle pagine dell’Usus dove il Capra chiama il Compasso hoc nostrum instrumentum.
  9. Difesa di Galileo Galilei, Nobile Fiorentino, Lettore delle Matematiche nello Studio di Padova, Contro alle Calunnie & imposture di Baldessar Capra Milanese, usategli sì nella Considerazione Astronomica sopra la nuova Stella del MDCIIII, come (& assai più) nel publicare nuovamente come sua invenzione la fabrica & gli usi del Compasso Geometrico & Militare, sotto il titolo di Usus & fabrica Circini euiusdam proportionis &c. Cum privilegio. In Venetia, MDCVII. Presso Tomaso Baglioni.