Vai al contenuto

Il dio briccone

Da Wikisource.
I miei fiori La violetta e il calabrone
Link alla raccolta Questo testo fa parte della raccolta Antologia provenzale/Appendice


[p. 631 modifica]

IL DIO BRICCONE.

Pallido e morente il sole d’inverno si è troppo illanguidito nelle fredde nebbie; spunta fra i suoi lenzuoli stracciati e fa dardeggiare la sua fronte scoperta.

Agli ardenti baci del suo amatore la terra tosto trasalisce d’amore; il seno materno si gonfia, da ogni lato l’umore vitale trabocca e fa germogliare i fiori.

Ora, Amore, dio, che sopra un letto di muschio, dorme tutto l’inverno, quale lunga notte! allorché viene il caldo si stropiccia gli occhi, e li apre, e ride nella sua bionda chioma. [p. 632 modifica]

Sente l’uccellino cantare i suoi versi, sente il ronzio delle api bionde; al sole di Maggio si sveglia, afferra il suo arco, il dio briccone!


[p. 631 modifica]

George St.-René Taillandier

LOU DIÉU COUQUIN.

Blave e mourtinèu, lou soulèu d’ivèr
     S’es que trop langui dins li nèblo frejo:
     Dintre si linçou estrassa pounchejo,
     E fai dardaia soun front descubert.

Is ardènt poutoun de soun calignaire
     La terrò subran trefoulis d’ainour:
     Lou sen meirenau boumbis: de tout caire
     La sabo desbordo e s’escampo en flour.

Or, Amour, diéu que, subre un lié de mousso.
     Fai som-som l’ivèr — o! la longo niue!
     Tre que vèn la caud se freto lis iue,
     E li duerb, e ris dins sa corno rousso.

[p. 632 modifica]


Ausis l’auceloun canta si piéu-piéu,
     Ausis vounvouna li bloundis abiho:
     Au soulèu de Mai, que l’escarrabiho,
     Aganto soun arc, lou couquin de diéu.

(S.º D.º del Rodano).(Hénnion — Les fleurs félibresques.)