Istorie dello Stato di Urbino/All'eminentissimo, & Reverendissimo Signore

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All'eminentissimo, & Reverendissimo Signore

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Istorie dello Stato di Urbino Sonetto
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All’eminentissimo, & Reverendissimo Signore

CARDINALE FRANCESCO

B A R B E R I N O,

Nipote della Santitá di N.S.

URBANO OTTAVO.


IL picciol Volume, che con riverente mano presento all’Eminenza V. contiene l’Istoria, e la Corografia di quel Terreno, che à Senigaglia termina la base del Triangolo famoso, che descrisse Polibio nella più bella parte della feconda Italia, il quale per la stanza daʼ Senoni lungamente hautaci, Gallia Senonia dagli Scrittori si chiama, in cui trà le rovine delle giacenti Cittadi gli Elogij serbansi non del tutto estinti di quei generosi Heroi, che lʼabitarono. Ben che nella compositione del detto Volume altro soggetto io non havessi, che di ravivare le smarrite glorie di Suasa, mia antica Patria, per le quali anco frà il terreno cercando, fin daʼ sepolcri cavai l’incenerite memorie delle di lei grandezze: à darlo poi in luce sotto il manto glorioso del chiarissimo nome di Vostra Eminenza da se stesso con tal forza egli mi spinse, [p. 4 modifica]che il modo non trovai di contraddirgli; non tanto perche in lui scritto non haverò cosa, da cui, chi legge non possa ricavar profitto, quanto che la Contrada deʼ Senoni (se coʼl nome deʼ Moderni si chiami, trattone Gubbio) è il medesimo, che lo Stato dʼUrbino; il quale tranquillamente riunito al felicissimo Imperio della Santa Sede dal grandʼUrbano Zio di Vostra Eminenza, sotto glʼinflussi benigni della di lei vigilanza hoggi fortunatamente riposa. Che perciò non potea la protettione procurarsi altronde, che dal Nume tutelare del Paese. E se tal convenevolezza bastevolmente non giustifica l’ardir mio, con tanto basso dono comparendo alla presenza di si eccelso Prencipe, l’occasione supplirà, che le porgo di essercitar gli effetti della grandezza dell’animo suo; però che nel picciol dono gradendo ella del povero Donatore l’ossequiosa offerta, à Posteri si mostrarà l’Artasserse generoso del Secol nostro. E senza più lunga felicità dal Cielo augurando all’Eminenza Vostra, le bacio humilissimo le sacre vesti.


Crema 11. Novembre 1642.

Di V. Eminenza Reverendissima


Humiliss & Devotiss. Servitore

Frà Vincenzo Maria Cimarelli.