L'Asino e il Caronte/Il Caronte/Scena I

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Scena I.

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IL CARONTE

DIALOGO DI GIOVIANO PONTANO




Scena I.


Interlocutori: Minosse ed Eaco, i giudici dell’Inferno.


Min. — Quelli che esercitano officio di magistrati, o Eaco, anche quando riposano non devono star mai senza far nulla.

Eaco. — Dici bene, e opportunamente, o Minosse. Nel riposo bisogna pensare a quel che c’è da fare poi; e siccome quando l’animo è stato un po’ di tempo libero da cure, allora specialmente vede bene e vede lontano, è anche allora che bisogna esercitarlo. E ciò è vero sopratutto per gli uomini d’età, il cui divertimento non sta, come pei giovani, nel giocare alla palla o al disco, ma nella conoscenza del bello e del vero.

Min. — Certo a te non sarebbe stata concessa dagli dei la grazia di vederti nascere intorno miracolosamente il popolo dei Mirmidoni, se tu avessi passato i giorni e le notti nel sonno o nei bagordi; ma perchè, anelando al bene, tu governavi i tuoi popoli con prudenza e giustizia.

Eaco. — È così che io solevo onorare gli Dei immortali, dai quali ebbi in dono di esser considerato giusto e buono. E perciò io cercavo di conciliarmi la loro benevolenza, non con gli incensi e i sacrifizi, ma facendo il bene, provvedendo ai [p. 84 modifica]miei popoli con saggezza, e governandoli secondo giustizia.

Min. — Tu dici bene: la benevolenza degli Dei non si deve acquistare col sangue delle vittime o con l’offerta delle primizie, ma col non far del male, con la verità, la castità, la temperanza, la lealtà... che son doni di Dio; il quale si manifesta ed apre i suoi consigli a chi queste virtù esercita. E non solo gli Dei chiamano a sè, come è naturale, quelli che conobbero moderati e giusti, ma anche quelli che per avventura siano stati incontinenti, purchè siansi poi pentiti per tornare sulla retta via. Dio Ottimo e Massimo non tanto punisce i peccatori, quanto li compassiona e perdona; e perchè ama il genere umano, anche quando provocato dai delitti sta per mandar su gli uomini peste e rovina, cerca di ammonirli con presagi e portenti, (p. es. mediante le stelle crinite), affinchè essi pentendosi, facciano in modo ch’egli debba mutar pensiero, e perdonare.

Io credo p. es. che in questi giorni siano successe sulla terra grandi calamità e disgrazie. Non hai sentito come recentemente s’è scossa tutta quanta la terra fin nelle più profonde sedi? Grossi guai annunziano tali scosse, e sono ansioso di saperne qualcosa. E poichè siamo in vacanze, e il collega Radamanto basta da solo all’odierno ufficio, io direi che dovessimo accostarci alla ripa d’Acheronte e sederci un poco all’ombra di quei cipressi, aspettando che venga a noi qualcuno dal mondo dei viventi, che ce ne informi. Anche perchè a noi interessa sapere che cosa si faccia tra gli uomini, per poter proporzionare i nostri giudizi alle loro azioni.

Eaco. — Quello che tu dici è opportuno: anche a me l’animo presagisce che qualche grave sciagura [p. 85 modifica]sovrasta ai mortali; e devi ricordarti che, quando ultimamente tu condannasti quei sacerdoti, si lagnavano che l’Italia fosse in preda alle sedizioni e che da ogni parte si raccogliessero eserciti. Perciò scendiamo in quel prato, se così ti piace.

Min. — Andiamo; e chiamiamo Caronte, che se ne sta là in ozio.

Eaco. — Ma anche stando in ozio discorre, a quanto pare, fra sè molto gravemente.