La Valle Seriana/Selvino

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Selvino

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Pradalunga Bondo Petello


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SELVINO

(nelle antiche carte SALVINUM).


Agli amanti di geologia, agli escursionisti, presentiamo Selvino colle frazioni: Bergonsi Brancana, Capo di Selvino, Curtino, Piseti, Biallo, Scheni, Sorte, Vago e Zuccone. Sua superficie Ettari 634. Ufficio postale ad Albino. Popolazione 583.

[p. 31 modifica]Il suo territorio è alpestre ed è discretamente fertile perchè coltivato con non comune attività ed intelligenza. La produzione vegetale dalla quale ricavasi maggior profitto è il fieno. Per questo e pe’ suoi pascoli vi si allevano considerevoli quantità di bestiame specialmente ovino (pecore). Vi è abbondante il selvaggiume, come avremo occasione di dimostrare in altra parte, comune in diversi monti che abbracciano la Valle Seriana. Vi si accede per strade comunali e vicinali, da Albino e per chi vuole, da scorciatoie anche da Alzano e da Nembro.

Arte. — Questa Chiesa parrocchiale di moderna struttura è sotto l’invocazione dei Santi Filippo e Giacomo Apostoli, (non appartiene ora a nessuna pieve, il parroco è Vicario foraneo). Ha un bel quadro di pennello del nostro Zucchi, rappresentante l’Annunciazione di M. V. con diversi Santi in disparte fra i quali S. Giuseppe.

Industria e commercio. — La maggior parte de’ suoi abitanti come la natura stessa del luogo indica, è dedita all’agricoltura e alla pastorizia. Alcune famiglie si occupano anche al lanificio, altri pure si occupano nei cotonifici. Cosa da rimarcarsi qui si è che tutti sono, piccoli sì, ma possidenti, se non altro del proprio abituro.

Scuole e beneficenza. — Scuole obbligatorie. — Opera pia Misericordia, scopo della quale è largire soccorso ai poveri infermi.

Memorie storiche. — Rimangono ancora le vestigia dell’antico castello: una località vicina su cui sorgevano delle opere di difesa conserva ancora il nome di rocca. Questo territorio coperto di ampie praterie prima del X secolo spettava in parte alla Città di Bergamo ed in parte al Vescovo. Quest’ultimo lo affittò ad alcune compagnie di Val Brembana che pagavano dieci soldi imperiali all’anno e la città si riservò la sua porzione per mandarvi a pascolo i cavalli.

Selvino deve il suo nome e la sua fondazione a certo Salvino Gritti o Grigis che, nel secolo X, volendo sottrarsi alle civili discordie, colà si ritrasse con la sua famiglia e con diversi amici. Furono dessi che fabbricarono il castello e le [p. 32 modifica] opere di difesa che abbiamo accennato. Nell’anno 1193 i suoi discendenti stipularono col Comune di Bergamo la ricognizione della loro colonia e la determinazione dei loro confini e da ambe le parti fu riconosciuto che Selvino col suo territorio sarebbe considerato come parte integrale della città di Bergamo; in conseguenza di che, anche gli abitanti godrebbero di tutti i diritti e privilegi come fossero cittadini bergamaschi. Ai fondi fu conservata l’antica loro natura; si continuò a pagare al Vescovo il suo censo ed a ricevere a pascolo i cavalli del Comune di Bergamo. Questa singolare costituzione comunale si conservò sino nel 1796.

(A. Amati, Dizionario Orog. dell’Italia, Vol. vii, pag. 470-471 e Maironi Da-Ponte, Dizionario odep. della Provincia di Bergamo, Vol. iii, pag. 91-92-93).


Curiosità geologiche. — Il monte su cui poggia Selvino è spianato singolarmente a diversi avvallamenti dei quali se ne contano intorno a quaranta, tutti di una considerevole ampiezza. Queste cavità hanno foggia di catino, sono profonde e quasi tutte coi margini rivestiti da prati verdeggianti. Alcune hanno nel centro una voragine o pozzo naturale che raccetta le acque; altre sono appianate. Di quelle voragini ve ne hanno di profondissime, rivestite al di dentro da scogli ed una o due inondate di acqua nel fondo. Essendo pericolose ai non pratici del paese, vennero barricate all’intorno o coperchiate con lastroni. Per molti indizi si crede che esistesse in questi dintorni un vulcano. Sono notabili poi due antri scavati naturalmente nel vivo masso. Il primo, capace di molte centinaia di persone, sta sulla strada che conduce ad Albino, l’altro detto Buco della Comare è presso la valletta della Scabla, non lungi dalla prima caverna. Quest’antro sembra men vasto, ma si interna ancor più nell’asse della Montagna. L’ingresso è triangolare; alcuni metri più innanzi avvi una porta, poi si salgono due o tre gradini, indi presentasi una spelonca che ha circa 80 (ottanta) metri di diametro tutta ricoperta di stalattiti e di stalagmiti, con molte altre [p. 33 modifica] rarità naturali. Il paese abbonda anche di cristalli quarzosi che passano dei più tersi, lucidi e perfetti della provincia bergamasca.

(A. Amati e Maironi Da-Ponte, opere citate).