La cieca di Sorrento/Parte prima/II

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II. Il teatro anatomico

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II.


il teatro anatomico.


Numerosissimo stuolo di giovani studenti è assiepato nelle sale basse di anatomia, nell’Ospedale degl’Incurabili. Queste sale sono scompartite a seconda dell’importanza delle lezioni e dei diversi corsi; imperciocchè le sale della notomia descrittiva sono separate da quelle della notomia patologica: vi si scende, attraversando la corsia de’ mercurianti, e quindi uno stradoncello posto allo scoverto. Queste sale, cui la provvida Amministrazione ha rendute oggi decentissime, erano, negli scorsi tempi, sporche, umide e puzzolenti sì che rassembravan piuttosto a tanti macelli, ovvero a tanti cimiteri. I cadaveri acquistano maggiore o minore importanza e prezzo in proporzione della loro freschezza e secondochè il male onde sono morti offre maggior singolarità; i pezzi anatomici maschili costano ordinariamente più dei femminei, e tra questi le giovani più delle vecchie.

È incomprensibile come giovanetti di tenerissima età e di tempra sensitiva sembrino non esser minitamente mossi dalla vista di quegli avanzi infelici di gente povera e onesta, cui, per le indispensabili esigenze della scienza, non è dato neanche il conforto di una lagrima in dipartendosi dal mondo, e i cui cadaveri sono dannati ad esser monchi, svisati e squartati. [p. 13 modifica]dal coltello anatomico! Oh quante donzelle, la cui principal cura in tutta la loro vita era stata di nutrir nel velo del più gran pudore il mistero della propria bellezza, debbono in morendo avere il rammarico di sapere che il lor corpo verginale sarà esposto a sguardi per lo meno indifferenti.

È l’ora consueta della lezione: le 11 a. m. Nel gran salone di anatomia patologica, sovra un tavolo di marmo, giace un cadavere interamente ignudo. Una cinquantina di giovani studenti sono aggruppati qua e là su gli scanni messi ad anfiteatro, e discorrono ad alta voce, mormorando, canticchiando, e taluni, dando prova d’insensibilità, prendono una refezione su quelle tavole, su cui non è guari studiavano le loro lezioni di preparazioni anatomiche.

Il professore non era ancora arrivato.

Storielle amorose, aneddoti da collegio vevano buccinati tra quei gruppi schiamazzatori, che sganasciavansi dalle risa e battevano co’ loro bastoni gli scanni.

Gaetano soltanto non prendeva parte alcuna in quelle baldorie, e, rincantucciato in un angolo, teneva immobilmente fisso sul cadavere uno sguardo da pazzo. Il solco della sua fronte si era più rinserrato, segno in lui di grandissima concentrazione mentale. Golia gamba sinistra accavalcata sulla dritta e col gomito appoggiato sulla coscia, con le dita della sinistra mano sorreggendosi il mento, pareva essere in una meditazione cupa e profonda cui scambiar [p. 14 modifica]poteasi facilmente per idiotaggine. Un cappello vecchio e logoro, circondato da nn velo di lutto, era gittato sulla coppa del suo capo. Tutto ripieno dei suoi pensieri, addato non si era tampoco che alquanti dei suoi compagni di classe, poco discosti da lui, ammiccando l’uno all’altro, lo andavan deridendo, contraffacendo la bruttezza dei suoi membri.

L’impazienza intanto dell’aspettare scoppiava subitamente in quella brigata, e le grida e lo schiamazzo giunti erano a tale apogeo che detto avresti esser quello piuttosto un conciliabolo di demagoghi, anzichè un luogo di severi studi.

L’ora della lezione era trascorsa da gran pezzo, quando fu annunziato nella sala che il professore non veniva, perchè ammalato.

— Al demonio egli e la lezione! esclamava uno studente.

— Fare aspettare una tanta gioventù studiosa! Si vede che non sa neanche l’alfa del galateo il nostro Lettore.

— Tanto meglio che non viene, ripigliava una terza voce esile ed etica dal più alto degli scanni, avrò l’agio di andare a trovare la mia Luisella.

— Scommetto che il Lettore non verrà che alla fine del mese.

— A rivederci, carina, diceva un altro toccando il mento del cadavere; puoi ritirarti; questa mattina non ci è spettacolo.

E via via, dicendo altre colali scostumato [p. 15 modifica]leziosaggini, andavano disciogliendosi in diversi gruppi, e la sala sarebbe rimasta vuota immantinente, se una voce sonora e profonda non si fosse fatta udire in mezzo di loro, cagionandovi universale sorpresa.

— Signori, dicea quella voce, restate; supplirò io al professore; il morbo, ond’è morta questa donna, è stato da me attentamente seguito in tutte le sue fasi; io ne avea già fatto la diagnosi e la prognosi, e comunicato avea le mie osservazioni al Lettore, il quale trovatele avea giuste. Non intendo levarmi a cattedra, ma solo esporre ai lumi ed alla intelligenza dei miei compagni il frutto di due mesi di clinica, seguita pazientemente su questa infelice che ora giace sul tavolo anatomico.

Gli studenti si guardavano l’un l’altro, ed all’ironico motteggio che pocanzi contorcea le loro fisonomie subentrata era una specie di stupore; imperocchè fino a quel momento tenuto aveano Gaetano in conto di stupida creatura. Era la prima volta che udivan la sua voce, perciocchè giammai parlato avesse con qualcuno dei suoi compagni, o interrogato il lettore, il quale chiamato non l’avea giammai alle conferenze, estimandolo scemo d’ingegno.

— Parli pure il signor Gaetano, grida una voce. E tutti a coro gridarono:

— Al cadavere! al cadavere!

E Gaetano si sedette sulla sedia del professore, dappresso al marmo anatomico. Il suo volto era estremamente pallido. [p. 16 modifica]

— Signori, ei cominciò con voce in cui trapelava un leggiero tremito, questa donna che mi giace dinanzi, questa donna, su cui passar debbo il coltello anatomico... questa donna è... mia sorella!!

Un movimento ed un mormorio d’orrore tremar fecero i banchi degli studenti.

La fisonomia di Gaetano restò tranquilla.... soltanto i suoi occhi divenuti erano più mobili e più guerci.

— Sì, mia sorella, ripigliò, l’infelice mia sorella Caterina, caduta in malattia di languore, e che io fui costretto di mandare in questo spedale, per mancanza di mezzi onde alla sua guarigion provvedere... I trovati dell’arte medica riescirono su lei infruttuosi; lunghi giorni e più lunghe notti ancora ho vegliato accosto al suo guanciale, spiando ogni movimento del morbo, ed esplorando ogni battito di quel cuore sì tenero e sì amoroso... Inutili cure! impotenza dell’uomo! Io l’ho veduta consumarsi lentamente, sfibrarsi giorno per giorno senza mettere un lamento, e baciar col pensiero l’inesorabil mano di ferro che le torceva i polmoni. Povera sorella!... morta a 18 anni! Ella era, o signori, l’unico mio conforto, e quello della vecchia nonna. Qual fiume d’amore raccoglieva in quel cuore! Oh come la natura si compiace a distruggere le sue più belle opere! morta!... morta! una povera tisica, gittata lì su quei marmo, ludibrio della vostra spensierata giovialità, siccome anche io lo era testè... [p. 17 modifica]un deforme... ed un cadavere!... si rida... si rida, tanto più se sono due figli della sventura e della miseria! Oh! vi sono alcune disgraziate famiglie gittate in mezzo alle generazioni, come un branco d’uccelli in mezzo di fornace rovente; scottarsi dappertutto, e indi a poco morir soffocati, ecco il loro destino.

Un ghigno passò sulle laide labbra di Gaetano, contratte da selvaggia ironia...

Quei giovani taceansi, ed il guardavano ad un tempo presi da un senso arcano di stupore e di spavento.

— Ed io farò l’autopsia patologica di questo cadavere, o signori; io v’indicherò anticipatamente la sede del suo morbo; vi dirò quanti tubercoli si sono formati sul suo parenchima polmonare; vi spiegherò la formazione, l’andamento e il progresso di questi tubercoli... Non temete, il mio braccio non vacillerà nell’aprire il seno di mia sorella: io non ho sensibilità di sorta alcuna... Guardate il mio volto, e dite se non ho fatto bene ad abbrutire il mio cuore? Oh... se un cuore sensitivo ha ucciso questa infelice, non ammazzerà me certamente.

E qui Gaetano cominciò a narrar fil per filo, dai primi sintomi fino alla trista catastrofe, l’andamento della feroce infermità, di cui la sua germana era stata vittima; espose i suoi principii su quel morbo incurabile; narrò la storia medica della tisi di tutti i tempi e di tutte le nazioni, corredandola di mille rispettabili testi e citazioni; fece un quadro minuto del sistema di [p. 18 modifica]devastazione che si opera negli organi respiratori del paziente di tisi; e fu tale la sua eloquenza, tali furono le dotte cose che disse, che l’attonito uditorio ruppe in clamorosi applausi al termine del suo discorso.

E quando, accostatosi al marmo, imbrandiva il coltello per Schiudere il seno del cadavare, ne fu impedito dai suoi compagni, che, allontanatolo da quel luogo, l’accompagnarono poscia tutti alla sua dimora, salutandolo di altri applausi, e protestandogli la loro ammirazione e il loro rispetto.