La cieca di Sorrento/Parte seconda/III

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III. Gli sponsali

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III.


gli sponsali


Dopo questo abboccamento, il marchese Rionero, come che di frequente visitasse la baronessa di Saintanges, comportavasi inverso [p. 66 modifica]Albina con esemplare riserbatezza, mettendo nelle sue parole tanta scrupolosa attenzione, che agli occhi degli uomini più fini la sua passione per la fanciulla non avrebbe potuto giammai trapelare. Sicuro di sè medesimo ed intieramente affidato alla promessa fattagli da Albina, il giovane diplomatico napolitano mostravasi non altro che amico della famiglia Saintanges.

La tristezza intanto di Albina, per niente scemata, non ricevea leggiera diversione che in compagnia del marchese Rionero, il quale, pel nobile e contegnoso silenzio imposto all’ardente amore che il divorava, era giunto ad ispirarle tanta fraterna amorevolezza che a quando a quando, per vezzo di confidenza o per islancio spontaneo di un cuor giovane ardente del pari comechè tristo, ella piacevasi a dargli del tu, e a tener seco lui le conversazioni più cordiali ed intrinseche. Nessuna parola scambiavasi tra loro, non direm già diretta, ma neanche allusiva al sentimento provato da Rionero.

Intanto, la vecchia baronessa era divenuta l’amica del marchese, sì perchè questi era dello stessissimo parere di lei rispetto a opinioni politiche, e sì perchè l’amicizia di un gentiluomo, di bella persona di avito illustre lignaggio, non potea che lusingare la sua vanità femminile. E questo attaccamento di lei verso il giovin marchese non si limitava a fargli buon viso ogni qual volta il trovava ne’ suoi [p. 67 modifica]salotti, ma bensì gli aprì vieppiù la spinosa strada diplomatica, facendogli sempre più acquistare la benevogilenza del Re, il quale grandemente a stimarlo apprese, ed in appresso molto di lui si giovò per importanti missioni.

E, la peculiar fiducia e stima, onde il Re Luigi onoravalo, gli fu involontaria cagione di amarissimo cordoglio; imperocchè poco di poi che Albina sembrava meno trista per rimembranze e più amorevole verso di lai, giunsegli comando regale, che, incaricandolo di dilicati dispacci per Napoli, strappavalo subitamente all’impensata dal fianco di colei senza la quale ei sentiva farsegli importabil la vita.

Tra due giorni allestir doveva i suoi bauli e muovere da Parigi, che racchiudeva tutto ciò che egli amava in sulla terra.

Nella vigilia della sua partenza, il povero Rionero, con fisonomia pallidissima e con passo, vacillante, presentavasi all’uscio della stanza, in cui pel solito Albina si abbandonava alla lettura ovvero alle sue preci quotidiane. E col fatto, trovolla seduta a sdraio sopra un verde seggiolone a bracciuoli, tenendo nelle mani un volume dei Martiri di Chateaubriand, su cui per altro in quel momento volti non erano gli occhi di lei. La poltrona era situata in parte donde presentava la spalliera all’uscio della stanza, sì che, entrando Rionero silenzioso e afflitto, ella si accorse della presenza di lui soltanto allora che quegli, appressatosi a lei che aveva il capo leggiermente chinato [p. 68 modifica]all’indietro, strascinato dalla forza del suo dolore, depose su quella candida fronte un malinconico bacio, che vi cadde quasi goccia di mattutina rugiada che dal ramo di piangente salice caschi su modesto giglio della valle.

Albina mise un piccol grido di sorpresa, si voltò subitamente all’indietro, e tutta arrossò per l’atto ardito del giovine diplomatico: Era nelle costui sembianze tanta tristezza, che la fanciulla ne fu tocca nel più profondo del cuore.

— Albina, disse Rionero cadendo anzichè sedendo sovra una sedia da costa a lei, questa è forse l’ultima visita che ricevete da me.

— Che vuol dir ciò, Rionero?

— Vuol dire che domani parto per Napoli... Il Re mi ha incaricato d’un dispaccio.

Il marchese guardò con indicibile ansietà negli occhi di Albina per iscovrire l’effetto che quelle parole producevano su lei; ma il volto di lei restò freddo e tranquillo, benchè i rapidi e concitati movimenti del suo seno accennassero una straordinaria commozione.

—Alla vigilia di separarci forse per sempre, permetterai al mio dolore, Albina, di disfogare nel seno dell’amica, se non dell’amante, la fiamma che mi arde... Tu hai veduto come ho mantenuto la mia promessa di rispettare il tuo lutto; non mai una parola di amore sfuggita mi è dal labbro in tua presenza, comechè i tuoi occhi così belli così cari, mi [p. 69 modifica]mettessero il fuoco in tutte le fibre del corpo e il delirio nella mente.... Tu stessa testimone sei stata nella inalterabile freddezza, onde sonomi comportato verso di te, dal momento che mi rivelasti la cagione della tua tristezza... Ma ora è finita, Albina,... il mio capo è sconvolto... è perduto!.. Abbi pietà di me! Io ti amo... ti amo da forsennato... Dimmi, Albina, celeste Albina, dimmi una sola parola di conforto... Oh! nel mio dolore, aveva almeno la speranza che un giorno forse, vinta dal mio rispettoso amore, e più indulgente con te medesima, mi avresti compensato di tutte le lagrime versate in secreto... Da qui a un anno, a due anni, io dicea tra me stesso, Albina, se non per amore, per gratitudine almeno e per amicizia, mi stenderà la destra, e mi dirà: son tua! Ma ora... tutto è finito per me!... Non sì tosto messo avrò il piede fuori di questa casa, tu ti sarai di me scordata, come di quelle passaggiere e indifferenti relazioni che tosto vengono poste in obblio per altre del pari indifferenti... Oh! dimmi che ciò non avverrà, dimmi una parola che sparga una goccia d’acqua sull’incendio che mi divora... Non far che la disperazione mi afferri pel crine, e mi travolga in un baratro, nel quale saranno le mie ossa stritolate e infrante. Non fare, Albina, che io abbia e maledire la memoria del tuo Er...

Rionero rattenne la parola che l’eccesso del dolore era sul punto di mettergli sulle labbra... [p. 70 modifica]e si tacque, abbattuto, spossato come un uomo preso d’ardentissima febbre.

Albina era commossa. La passione di Rionero rivelata si era in tutta la schietta sua intensità... egli l’amava, perdutamente l’amava... e il domani, rapidissima vettura di posta trasportarlo dovea lungi da lei in altri paesi. Il miserevole amore di questo nobile e generoso giovine parlò al cuore di Albina, per un momento ne scosse tutte le fibre di donna, così che un raggio di mesta tenerezza le brillò nello sguardo umido e molle.

— Rionero, gli disse la fanciulla stendendogli la destra che quegli covrì di caldissimi baci, il vostro amore mi tocca nel più vivo dell’anima e mi addolora in pari tempo, perocchè il destino ha voluto che il vostro nobile cuore si accendesse per tale che ha consacrato i suoi affetti ad una memoria, ad un’immagine incancellabile... Ben io vorrei per rendervi felice, amico mio; ma sento che mi è impossibile lo strappar dall’anima mia l’immagine di Errico... Perdonate, Rionero. Oh! non io ingannerò certamente la generosa vostra passione... Così potessi non averla mai ispirata! Ma pure, ascoltatemi, Rionero, ascoltatomi attentamente... Io non sono capricciosa, nè fantastica... Se non avessi mai amato, siate certo che vi avrei adorato con delirio, perchè voi possedete tutte le qualità irresistibili per soggiogare una donna. Ma il cielo ha diversamente ordinato... La memoria di Errico mi è [p. 71 modifica]sacra; ho giurato di non amar mai altro uomo, e la lede si debbe serbare agli estinti, siccome a’ viventi; nè la morte scioglie i giuramenti del cuore... Ciò non di meno, io sarò vostra, se volete..., sarò vostra sposa.... L’amicizia più pura e più serena terrà in me luogo di amore. Sì, Rionero, io sarò vostra, purchè mi permettiate che serbi nel più profondo del cuore un culto alla memoria dell’uomo che Dio mi avea promesso, e che poscia mi tolse.

Ci vien meno la penna per descrivere la gioia e l’estasi di Rionero... e però la lasciamo immaginare ai nostri lettori.

Fu stabilito che il matrimonio sarebbesi mandato ad effetto allorchè il giovane diplomatico sarebbe tornato a Parigi, dopo avere adempiuto alla sua missione in Napoli. Sei mesi doveano ritardare la felicità di Rionero, nel qual tempo sarebbesi dall’una parte e dall’altra provveduto ai necessarii preparativi delle nozze.

Il marchese Rionero partì col cuore gonfio di gioia, e col pensiero divorava il tempo che il separava da quella donna che egli amava con vera frenesia. Errico Monfort non era più un rivale per lui, ma bensì un fratello, un amico; tutto l’amore che questi ispirato aveva ad Albina ei perdonavagli, e si promettea in sè medesimo di sapergliene ispirare altrettanto, in forza della più ardente e passionata devozione.

Giunse in Napoli. I suoi amici lo rividero con piacere, ma egli s’involava a tutti i [p. 72 modifica]divertimenti, a tutte le visite, per isbrigare al più presto le sue faccende, e ritornar di volo a Parigi, dove lo aspettava la felicità.

Era scorso poco tempo che Rionero ritrovavasi in Napoli, allorchè un mattino, ridottosi al suo appartamento in via Toledo, gli fu detto che due signore lo aspettavano nel salotto buono. Egli vi entrò, credendo che fossero signore venute a far visita a sua zia la Duchessa di F... in occasione del ritorno di lui da Parigi; però non è a dirsi del come stupisse nello scorgere sedute ad un sofà la baronessa di Saintanges e sua nipote Albina.

Fu tale la sua gioia che non potè pofferir parole, e cadde ai piedi della sua fidanzata, prorompendo in copiosissime lagrime.

Fu deciso che Albina sarebbe rimasta in Napoli col suo sposo. La baronessa vi si sarebbe trattenuta fino a pochi mesi dopo il matrimonio di sua nipote.

Un delizioso casino con villa ridentissima fu comprato dal marchese nelle amene campagne di Portici, e destinato a ricevere la sua sposa ne’ mesi della villeggiatura. Le stanze di questo casino furono addobbate con lusso asiatico e con un gusto magnifico. Varie maniere di vetture furono appositamente costrutte, e tra le altre un grazioso carrozzino con molle ad arco alla Polignac, siccome era allora la gran moda in Parigi.

Rionero si proponeva di circondare la sua giovine sposa con quante delizie può offrir la [p. 73 modifica]vita, e ciò per cacciarle dal cuore la rimembranza di un passato che crucciavalo e che annebbiava di alquante nugolette la suprema contentezza di torre a moglie quella donna che tanto egli amava. Dobbiam dire che ei cominciava a sperare in Albina un amore pari al suo, o almeno più fervido di quello che per lo innanzi aveva sperato, dal momento in cui la sua diletta affrettato aveva il momento della loro unione, col trarre ella medesima a Napoli.

Ricchissima e splendida fu la dote di Albina e corrispondente alle ricchezze del marchese di Rionero.

Il matrimonio fu celebrato con pompa e solennità. La felicità di Rionero riverberava sul l’animo di Albina, per modo che, nel momento in cui il suo sposo le metteva al dito l’anello nuziale, gioiello del più alto valore e rappresentante due mani intrecciate un raggio di gioia candida e pura brillava sulla fronte di lei più del diadema di brillanti che le cingeva le tempia... Una lagrima errava nei suoi occhi. Era contento o rammarico? Iddio solo il sapea.

Dalla chiesa, in cui compiti si erano i sacri riti, una carrozza ben chiusa menava a Portici i due sposi, accompagnati dalla baronessa di Saintanges e dalla duchessa di F..., zia del Marchese.