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La luna (1833)

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Giuseppe Gioachino Belli

1833 Indice:Sonetti romaneschi II.djvu sonetti letteratura La luna Intestazione 19 aprile 2025 100% Da definire

Fratèr caro Er predicatore
Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1833

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LA LUNA.

     Tutto dipenne[1] da la luna ar monno,
Cuanno è in frusso e rifrusso co’ le stelle.
Sempre, tra er primo cuarto e ttra ’r ziconno,
L’acqua in celo sce sta tra ppelle e ppelle.

     Si[2] ppoi vedete la luna in ner tonno[3]
E le nuvole fatte a pecorelle,[4]
Potete puro[5] dì, mmastro Rimonno,[6]
Ch’er tempo vojji piove a ccatinelle.

     Tutte ste cose me l’ha ddette Antonio,
Perché er padrone suo tiè ddu’ strumenti,
Chiamati, uno er tremò,[7] ll’antro er baronio.[8]

     Disce che cquelli dicheno[9] li venti
Er callo, er freddo, la neve, er demonio,
E ttutte l’antre sorte d’accidenti.[10]

Roma, 18 gennaio 1833.

Note

  1. Dipende.
  2. Se.
  3. Luna piena.
  4. Nuvole minutissime e sparse ugualmente per tutta l’atmosfera, come le macchie di un cavallo stornello. Celo a pecorelle, acqua a ccatinelle. [Proverbio.]
  5. Pure.
  6. Raimondo.
  7. Termometro.
  8. Barometro.
  9. Indicano, predicono.
  10. [V. la nota 5 del sonetto La particola, 5 genn. 32.]