Le donne di casa Savoia/VII. Maria Claudina di Borgogna

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VII. Maria Claudina di Borgogna

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VI.
MARIA CLAUDINA DI BORGOGNA

Prima Duchessa di Savoia

n. 1386 - m. 1428



... e tu nascevi
Tra i felici del mondo!...
Aleardi


La Francia, circa il 1386, era agitata e divisa in tante province, ducati, contee, ed altro, quasi fossero tante potenze a parte; ed il regno conosciuto allora sotto tal nome, e di cui era alla testa Carlo VI, trovavasi in continua guerra. I delitti, i tradimenti di ogni genere, i matrimoni fatti e disfatti con la maggior disinvoltura, erano all'ordine del giorno, allorché Maria Claudina aperse gli occhi alla luce del nostro mondo. Suo padre fu Filippo Duca di Borgogna, soprannominato l'ardito, sua madre Margherita di Fiandra, erede di questa contea, che, mediante il suo matrimonio, era stata unita alla Borgogna.

La leggiadra bambina non aveva ancora compiuto un anno, quando suo padre la promise ad Amedeo VII di Savoia, detto il Conte Rosso, per moglie del di lui figlio, Amedeo VIII, allora in età di soli tre anni. [p. 53 modifica]

E appena essa ebbe compiuto il tredicesimo anno, cioè nel 1401, il matrimonio fu sontuosamente celebrato nel castello di Bicêtre, presso Parigi, alla presenza del Re Carlo VI di Francia, che onorava così il suo dipendente.

Claudina recava al marito una dote di centomila franchi, somma enorme per quell'epoca, ed un più ricco tesoro di affetti nel suo virgineo cuore, del tutto agli antipodi con le passioni e le aspirazioni che allora agitavano l'Europa in generale, e la Francia e l'Italia in particolare. E nella reggia di Chambéry, che aveva veduto i tetri maneggi di Bona di Borbone, e le malefiche leggerezze di Bona di Berry, ava e madre, queste, di suo marito, essa sì dolce e buona riusciva addirittura una stonatura.

Nondimeno, asceso al trono suo marito, e divenuta lei la Contessa regnante, le cose presero altro indirizzo, e in luogo di veleni e di tradimenti, il Castello fu sede di pace, e sorgente di beneficenze per molti infelici.

Maria Claudina ebbe bella e numerosa figliuolanza, di cui si prese cura con zelo ed affetto veramente materno, alternando tale ufficio con le muliebri occupazioni, che allora non sdegnavano neppure le principesse, in cui anzi trovavano un sollievo, nelle lunghe assenze dei mariti, che andavano lontano a combattere.

E la Contessa di Savoia, assai più di molte altre, ebbe a provare la tristezza di quelle lunghe assenze, giacché Amedeo VIII le fu spesso lontano, occupato in missioni politiche e in guerreggiamenti, giacché egli [p. 54 modifica]era molto apprezzato e stimato fra i grandi della sua epoca. E dovè a questa rinomanza l'erezione in Ducato della sua Contea, avvenuta il 26 Febbraio del 1416, al passaggio da Chambéry di Sigismondo Re dei Romani, da lui e dalla sposa accolto con ogni magnificenza e gentilezza.

L'Imperatore e Re volle, con quella distinzione, lasciare un eterno ricordo della stima che faceva di Amedeo e della di lui famiglia, e dei grandi servizii che egli ed i suoi predecessori avevano reso all’Impero. E siccome piacevasi molto della pompa e dello splendore, egli diè a questa cerimonia un’importanza ed un impulso superiori al merito della cosa, tanto che a Chambéry accorsero genti da ogni luogo.

Amedeo diè, come abbiamo accennato, feste sontuose per ricevere il Re, ma non dimenticò gli infelici, come sempre faceva nelle sue gioie, ispirato dall’angiolo che gli sedeva a fianco sul trono. Perciò egli e la nuova Duchessa non seppero meglio celebrare il fausto avvenimento della loro elevazione, che venendo largamente in soccorso dei disgraziati abitanti di Morat, che era stata, allora allora, quasi del tutto distrutta da un incendio.

Ma anche assunta alla nuova dignità, Maria Claudina non s’inorgoglì, ne desiderò emergere mai. Presentiva forse, l’angelica creatura, il suo scopo nella vita? Presentiva che nella sua umiltà, in virtù del suo amore, era destinata a vivere eternamente nella memoria dei posteri? [p. 55 modifica]

La Duchessa di Savoia fece una nuova e fugace comparsa nel mondo, all’epoca del matrimonio della sua figlia primogenita, Maria, col Duca di Milano, Filippo Maria Visconti. Questo avvenimento ebbe luogo nel 1427, risultato del trattato di Torino e pegno di pace fra Amedeo e Filippo; e il Duca di Savoia volle che fosse festeggiato sfarzosamente.

Dopo di che Maria Claudina si rinchiuse di nuovo nella famiglia, di cui era centro e delizia, nè si ha più notizia certa di lei, se non all’epoca della sua morte, sulla quale varie sono le versioni.

Il Cibrario dice che morì di parto, e farebbe rimontare l’avvenimento qualche anno più indietro; mentre il Sismondi si esprime così: «La peste fece in quest’anno (1429), tale strage a Torino che il Duca si vide costretto a trasferire a Chieri l’Università, allontanando così dal pericolo la gioventù consacrata agli studî. Oh, perchè non potè ad esso sottrarre la Duchessa sua sposa? Essa fu una delle vittime del contagio che decimava ogni giorno la sventurata città. Amedeo, che aveva per questa virtuosa Principessa una tenera affezione, fu vivamente colpito dalla sua perdita, ecc., ecc.»

Il Corelli invece, nei suoi Nove secoli di Casa Savoia, ci racconta che Maria Claudina, la dolce compagna del valoroso Amedeo, morì colpita al petto dal pugnale di Reginaldo della Selva, armato dalla scellerata Bona di Borbone, che mirava ad uccidere Amedeo, e che essa riparò con la sua persona. [p. 56 modifica]

Ma qualunque sia stata la morte che rapì immaturamente l’amabile creatura, tutti sono d’accordo nel descriverne il disastroso effetto che ebbe sul marito. Amedeo, desolato, cede al figlio, Lodovico I, ogni potere, e si ritirò a piangerla e a pregare per lei, nell’Eremo di Ripaglia, da lui fondato.

Dopo vari anni, grande essendo la fama della virtù di lui, il Concilio di Basilea, deposto nel 1439 Papa Eugenio IV, lo creava Papa col nome di Felice V. A gran malincuore egli accettò, e andò ad abitare prima a Basilea, poi a Ginevra. Ma siccome alla morte di Eugenio, i Cardinali rimasti in Roma elessero Niccolò V, nulla curando Felice V, egli, rifuggendo da uno scisma, adunato un Concilio a Losanna, riconosceva solennemente Niccolò, deponeva la tiara, e tornava nella solitudine della sua Ripaglia, a sospirare la sua cara compagna, che mai, nella fortunosa ed agitata sua vita, aveva dimenticato. Ed anelando e sospirando di ricongiungersi a lei eternamente, ed immortalandola intanto con un sì lungo e raro rimpianto, egli così, più di qualunque altra prova, ci attesta la soavità e la santità dell'anima della prima Duchessa di Savoia.


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