Le donne di casa Savoia/XXV. Maria Adelaide di Savoia

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XXV. Maria Adelaide di Savoia

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[p. - modifica] Maria Adelaide di Savoia
Duchessa di Borgogna
1685-1712.
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XXV.

MARIA ADELAIDE DI SAVOIA

Duchessa di Borgogna

n. 1685 — m. 1712



Orme novelle,
Pellegrina gentil, segnavi appena
Nella strada mortale, e la tua vita
Era piena di gioia e d’innocenza.

Nicolini



Maria Adelaide, in una delle sue lettere alla madre, si chiamò da sé stessa la donna avida di pace; ed in questa frase ci è tutta la graziosa creatura, la cui vita non fu che un lungo anelito ad un tal bene.

Fidanzata ad undici anni a Luigi di Borbone Duca di Borgogna, e, dopo suo padre, Delfino di Francia, essa era allora già in grado di comprendere ed apprezzare il fatto che il suo matrimonio cementava, la pace cioè tra Francia e Savoia. Ed il 17 ottobre 1696 ella partiva da Torino per la sua nuova patria, qual colomba annunziatrice di un’era novella di calma e di tranquillità, colla piena conoscenza della missione che aveva da compiere.

Amabile tanto, e benissimo educata dall’ottima madre sua, la quale ben conosceva l’ambiente ove la fan[p. 290 modifica]ciulletta doveva vivere, era poi stata dal genitore perfettamente istruita sull’arte di essere felice in quella Corte, ch’ei le dipinse a fondo, e sul modo di regnarvi sovrana, sotto l’apparenza di obbedire; sicché -appena giunta a Parigi piacque quanto mai al vecchio Luigi XIV ed alla sua diletta madama di Maintenon, cui egli l’affidò per educarla, e che fin da principio le menò buoni tutti i capricci, col solo scopo di guadagnarsi tutta la di lei amicizia.

Fu il 4 novembre 1696 ch’essa arrivò a Montargis, ove lo stesso Re erasi recato ad incontrarla; e fu tanto graziosa la sua disinvoltura nello scendere di carrozza, tanto seducente il saluto ch’essa gli rivolse, che Luigi, rapito, volle essere soltanto lui il cavaliere d’onore della futura Duchessa, e offertale la mano la condusse in persona al quartiere destinatole.

Del resto, quella graziosa bambina aveva mille modi ingegnosi e spontanei per farsi voler bene da tutti; oltre lo spirito acuto ed intelligente, era gentile, affettuosa, affascinante, allegra sempre, sebbene non spensierata, proprio atta a vivere in quella Corte, prima sì brillante ed ora tanto monotona per l’età del Re, e della quale divenne ben presto l’anima.

Luigi XIV aveva perduto il gusto degli spassi; la Delfina di Baviera, Marianna Cristina Vittoria (figlia di Adelaide di Savoia) era morta già da alcuni anni, e nella Corte, priva di un’officiale rappresentanza femminile, ricominciarono i divertimenti per l’educazione di Maria Adelaide. Ma questi divertimenti, per allora, [p. 291 modifica]non erano che istruttivi. Fu, per esempio, costruito un teatrino nel quartiere della Maintenon, ed ivi recitavano, di quando in quando, la Duchessina, il Duca di Orléans e le persone appartenenti alla Corte che vi avevano più attitudine. Il famoso attore Baron era l’istruttore dell’eletta compagnia, e spesso recitava anche lui. Fu per questo teatrino che furon composte la maggior parte delle tragedie di Duché, cameriere del Re.

Talvolta la signora di Maintenon, che Adelaide chiamava zia, per una espressione tutta affettuosa usata in Piemonte verso persone di una età matura, la conduceva nell’educatorio di Saint Cyr, da poco tempo da lei istituito a Versailles, e ve la lasciava qualche tempo. Allora Adelaide tornava la bambina che era, e dimenticando la Corte, le sue grandezze e le sue torture, si divertiva con le altre educande nel vasto giardino, ed era forse la più chiassona e birichina.

La futura Duchessa si divertiva anche moltissimo in quelle gite, in quelle cavalcate a Meudon, a Marly, a Fontainebleau, che il Re preparava e ordinava per lei, e così, in una continua festa, trascorse l’anno, diciamo così, del suo noviziato.

Poi, nel dicembre del 1697, quando essa compiva i dodici anni, la principessina di Savoia fu, nella cappella di Versailles, unita in matrimonio con Luigi Duca di Borgogna. La cerimonia fu fatta senza nessuna pompa, ma le feste che vi successero furono splendide. Il matrimonio però non fu consumato che due [p. 292 modifica]anni dopo, essendo, per il momento, la Duchessina troppo giovine, disse il Re, per aver famiglia.

Dopo avere avuto tutte le seduzioni dell’infanzia, Adelaide ebbe tutte quelle della donna per saper trovare la via d’ogni cuore, in quella Corte falsa, licenziosa e dissipata, in mezzo alla quale essa doveva passare pur troppo come una luminosa meteora.

Voltaire, nel suo Siècle de Louis XIV, così si esprime a proposito di Adelaide: «La Duchessa di Borgogna cresceva di grazia e di merito. Gli elogi tributati a sua sorella, in Spagna, le ispirarono una tale emulazione che raddoppiò in lei l’arte di piacere. Non era una perfetta bellezza, ma aveva lo sguardo di suo figlio, Luigi XV, un bel personale, un nobile portamento. Questi vantaggi erano abbelliti dal suo spirito, e più ancora dal gran desiderio di meritare i suffragi di tutti. Come Enrichetta di Inghilterra (madre di sua madre), era l’idolo e il modello della Corte, in un grado più elevato: essa era destinata al trono; la Francia aspettava dal Duca di Borgogna un governo quale ne immaginarono i saggi dell’antichità, ma nel quale l’austerità sarebbe temperata dalle grazie di questa principessa, fatte, ancor più della filosofia del suo sposo, per esser comprese».

Eppure, come è stato ripetuto a sazietà, il fascino che operava Adelaide non proveniva davvero dalla sua bellezza. Il ritratto fisico di lei ce lo dà il Saint Simon nelle sue Memorie, ed eccolo qui:

«Regolarmente brutta, con le gote cascanti, la [p. 293 modifica]fronte troppo sporgente, un naso insignificante, labbra grosse ed ironiche, capelli e sopraccigli castagno cupo e fittissimi, occhi stupendi e parlanti, denti pochi e brutti, e dei quali, essa per la prima, parlava e si burlava; bel colorito, pelle delicatissima, collo lungo con una lieve tendenza al gozzo, che non le stava punto male; il portamento della testa galante, grazioso, maestoso, sguardo del pari, sorriso assai espressivo, vita lunga, rotonda, sottile, modellata a perfezione; andatura da dea sulle nubi; essa finiva col piacere. Le grazie nascevano in lei ad ogni passo, da tutte le sue maniere, dai discorsi più comuni. Una espressione semplice e naturale sempre, ingenua spesso, ma temprata di spirito, incantava con quella disinvoltura che era in lei, tanto da comunicarla a tutti coloro che l’avvicinavano».

La sua unione col marito fu esemplare e fortunatissima, adoperandosi lei, con la sua grazia innata, a temperare la soverchia austerità del giovine Duca. Come tutti i caratteri leggeri e buoni, avrebbe voluto tutti felici e leggeri, e tutto il mondo in pace; s’indispettiva perchè suo padre non sottostava sempre alle esigenze della Francia, e particolarmente se ne lamentò al momento dell’assedio di Torino.

Amò però alla follia genitori, fratelli e patria, ma distratta dalle seduzioni della Corte, non esprimeva i suoi sentimenti in lunghe e frequenti lettere, che anzi scriveva di rado, poche righe senz’ordine, e spesso anche senza data. Però, dalle lettere a sua madre, si ri[p. 294 modifica]leva che, se il suo affetto per lei non aveva il carattere di passione, era vivo e sincero; il mite animo suo era sempre disposto ad aprirsi alla speranza di una perfetta concordia politica, che rendesse la gioia e la tranquillità all’intera famiglia; pretendeva poi di ragguagliare Anna di mille dettagli sulla sua salute e sulle sue occupazioni, che per lo più erano divertimenti, e si affannava ad anelare quella pace che lei non doveva vedere.

Senza sembrare di ricercarlo, la Duchessa bramava piacere assolutamente a tutti, e con tutti cortesemente, ed ugualmente, si prodigava. La sua giovine ed attiva gaiezza animava quanto faceva, e la sua leggerezza di ninfa la recava ovunque, come un turbine che invade contemporaneamente più luoghi e vi porta il movimento. Presenziava tutti gli spettacoli, era l’anima di tutte le feste, la regina di ogni ballo, dove si faceva ammirare per l’elasticità e l’eleganza dei movimenti impressi alla danza. Si divertiva lo stesso a giuocare (che il giuoco era una delle sue passioncelle), quanto a fare delle letture serie il dopo pranzo, dei discorsi istruttivi, dei graziosi lavoretti, con le sue dame serie, che così essa chiamava quelle più avanzate in età, fra le sue dame di palazzo.

Non risparmiò niente mai, neppure la sua salute, per guadagnarsi il cuore del Re e di madama di Maintenon; così acquistò con essi una famigliarità tale, che nessuno dei figli e nipoti del Re mai aveva raggiunto. Nondimeno non li adulava. In pubblico era seria, mi [p. 295 modifica]surata, rispettosa col Re; timida, sottomessa con Madama, che però ella conobbe a perfezione, e alla quale non lasciò trapelare di sé altro che quello che volle ella stessa; nell’intimità chiacchierina, saltellante, volteggiante intorno ad essi, ora seduta sopra un bracciolo di uno dei loro seggioloni, ora sulle loro ginocchia; e allora li abbracciava, li baciava, li accarezzava, li abballottava, li prendeva pel mento, frugava sui loro tavolini, nelle loro carte, prendeva le loro lettere, le apriva, le leggeva talora, malgrado le loro proteste, secondo se li vedeva disposti a ridere, e parlando e discutendo quindi in proposito. Era ammessa a tutto, presso il Re, ed a qualunque ora; assisteva all’arrivo dei corrieri che recavano le notizie più importanti; interveniva durante il consiglio, per far bene a questo o a quello che le fosse raccomandato.

Essa diceva a tutti il fatto suo con la maggior disinvoltura. Una sera, tra le altre, udendo lo stesso Re e la signora di Maintenon parlare con amore della Corte d’Inghilterra, sul principio del regno della Regina Anna, allorché speravano da essa la pace, ella disse: «Zia mia, bisogna convenire che in Inghilterra le Regine governano meglio dei Re: e sapete perchè?» — e continuando a correre e a saltellare, concluse: «Perchè sotto i Re governano le donne, e sotto le Regine gli uomini».

E il bello è che Luigi e Madama dissero, ridendo, che essa aveva ragione! — Infine il Re non poteva stare senza di lei; e quando non se la vedeva d’in[p. 296 modifica]torno, perchè asssente per qualche divertimento, che la stessa di lui tenerezza le preparava, pareva che gli mancasse l’aria respirabile! Ma Adelaide, quantunque portata al divertimento, conoscendo quanto a lui costava il separarsi da lei, aveva l’accortezza di farsi sempre imporre quelle assenze, non trascurando mai di vederlo prima della partenza e al ritorno, e quando in inverno un ballo, una serata, le facevano trascorrere lungi da lui tutta la notte, essa faceva in modo di vedere il Re prima di coricarsi, trattenendolo anche col racconto della festa a cui aveva assistito.

Più di una volta essa affrontò la collera del Re per perorare il trionfo della giustizia; e quando egli era ostinato e non voleva cedere, glielo diceva francamente. Così ella difese suo marito quando, dopo la disastrosa campagna di Fiandra del 1709, i di lui nemici tentarono metterlo in disgrazia presso il Re, pei suoi dissidi col Generale Vendóme; e più tardi, quando la stella di Francia declinava, e ancora in Fiandra i capitani francesi, fra i quali stava il Duca di Borgogna, erano esposti ad ogni sorta di pericoli, essa gli diè col suo contegno una patente d’egoista, perchè egli non se ne preoccupava.

Nel 1711, per la morte del suocero, figlio primogenito del Re, essa divenne Delfina di Francia, festeggiata e adorata da tutti, e uno dei suoi primi atti, nel nuovo grado, fu di opporsi alla forzata monacazione di una figlia naturale lasciata da lui. Invece, conosciutane la inclinazione, la dotò e la maritò. Del resto era [p. 297 modifica]l’amore di ognuno, e prima di tutti del marito, che, sebbene di carattere austero, aveva per lei un affetto tenerissimo e una fiducia immensa. Si racconta che essa, scherzando un giorno sopra una certa profezia che le era stata fatta in Piemonte (che cioè ella sarebbe morta a ventisette anni, come pur troppo fu), e domandatogli chi avrebbe scelta per moglie dopo di lei, ne ebbe questa risposta: «Non credo che si presenterà questa dolorosa circostanza, ma in ogni caso non vi sarà bisogno di cercarmi un’altra moglie, giacché io non vi sopravviverò più di otto giorni».

E pur troppo si compì il suo detto, come la profezia! Adelaide morì, quasi improvvisamente, nell’aprile 1712, otto giorni avanti il marito, seguiti entrambi dal loro primogenito, e qualche mese dopo anche dal secondo bambino, colpiti tutti da una malattia misteriosa che nessuno seppe spiegare, e che vuolsi invece fosse veleno propinato loro dal duca di Orléans, futuro Reggente! Da tanta strage non fu salvo che il terzo bambino, il duca d’Anjou, perché la governante volle, per forza, curarlo a suo modo, che era allora sempre lattante, e fu poi Luigi XV di trista memoria.

Adelaide fu pianta e compianta quasi generalmente; pure i malevoli, che non risparmiano nessuno, dissero di lei, inclinata a far del bene a tutti, che tradiva i francesi a favore del proprio padre! Cosa falsissima: Adelaide amò la pace, fece sempre voti per quella, ma non tradì nessuno, perchè non nascose mai la sua affezione per la famiglia, e nessuno le aveva mai proibito di scriverle ciò che voleva. [p. 298 modifica]L’ultimo suo tratto di spirito fu questo. Era moribonda, ed una persona della sua casa si avvicinò al letto e le disse: «Principessa, la vostra vita è troppo preziosa per lo Stato, e il cielo non vorrà privarnelo sì presto». Essa rispose, come fra sé: «Principessa oggi, niente domani, e fra due giorni dimenticata!» — Parole piene di senso e di verità.

Due giorni dopo veniva chiusa nella tomba a San Dionigi.