Le pitture notabili di Bergamo/LVIII

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LVIII - Santo Spirito

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LVII LIX
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SANTO SPIRITO.


LVIII.


ERetta da’ fondamenti con uno Spedale appresso dal Cardinale Longo l’anno 1319. e consegnata a Monaci Celestini, indi concessa a’ Canonici Regolari che di presente ancora la ufiziano. Prima di entrar in Chiesa mirisi la Porta che merita attenzione, per que’ due Angeli assai leggiadramente e con isveltezza scolpiti in pietra, che sono nell’ornato. Entrati dentro vedremo un gran vaso a volta; quella modernamente fatta, quello antico e dal Sansovino ideato: dove sono osservabili pel diligente artifizio le sei gran colonne di pietra viva co’ loro capitelli, e imbasamenti, appoggiate ad altrettanti pilastri in ambedue i lati; e le altre quattro proporzionatamente minori in ciascuna Cappella della nave. Alla prima delle quali [p. 117 modifica]la copiosa Deposizione di Cristo dalla Croce è opera del Carpioni, Pittore di merito; ma più felice nelle Tavole, e Storie di picciole figure, che ne’ lavori di grandi al naturale. I Puttini per altro, che quivi per aria si vedono, sono assai graziosi e pittoreschi. Il Miracolo di S. Antonio di Padova alla Cappella appresso, quando alla presenza dell’Ostia consagrata fa genuflettere il Giumento, contro a ogni sforzo possibile di un Eretico per impedirnelo, è stimatissima Pittura di Domenico Viani Bolognese, dietro alla quale ho veduto perdersi i Tiepoli, e i Rotari, rapiti dalla grave e risoluta maniera de’ Carracci, colla quale il Pittor la condusse. Il lunettone, e i due laterali sono di mano del Rossi di Bologna.

Al contiguo Altare il San Gio. Batista, che sta ritto su d’un sasso fra i SS. Niccolò, Bartolommeo, Giuseppe, e Domenico fu dipinto dal Previtali nel 1515. ed è comunemente tenuto per uno de’ più dilicati e finiti parti che sieno esciti dal suo pennello. La Tavola posta all’Altare che segue, dedicato a Sant’Agostino, è maravigliosa fattura del Lotto, comparsa nel 1521. e che può gareggiare in bellezza con quella de’ Dominicani nel Coro; e forse forse può starle al di sopra, se non nella grandiosità del dipinto, certamente nella eleganza e nella perfezione. Il S. Antonio Abate frall’altre figure è condotto con sì bizzarra invenzione e naturalezza, che non si può abbastanza lodare. Il San Giovannino appiè del trono della Vergine, che sdrajato e ridente cigne colle braccia l’Agnellino che bela, è uno de’ più sublimi voli del purgatissimo ingegno [p. 118 modifica]dell’Autore: e non so se alcun altro de cinquecentisti di prima sfera avesse potuto accostarsi più vicino alla Natura in un simil gruppo, e con più grazia e leggiadrìa del Lotto. De’ due laterali, sì il buon Daniello nel serraglio degli affamati Lioni, che il San Francesco stimatizzato, sono applauditissime operazioni del Cavagna; il quale seppe accoppiare alla forza del colorito la soavità e gentilezza dell’espressione. Un’altra Tavola del Previtali abbiamo all’Altare della Cappella che ne succede, dipinta l’anno 1525. ma meno vaga e finita di quella ch’e’ fece nel 1515. e che abbiam veduta all’Altare di San Gio. Batista. Questa è divisa in dieci caselle: nelle cinque di sotto v’ha la Vergine col Bambino sullo stile di Giovan Bellino, ed è la miglior figura; porta in mezzo a quattro Sante Vergini: nelle altre cinque evvi il Redentore con di qua, e di là due Appostoli; de’ quali l’ultimo che è alla destra d’esso Redentore, per avere più di ogni altra figura provate le ingiurie del tempo, è stato interamente di color ricoperto, ma da un Pittore dappoco. I due laterali sono di Giuseppe Marchesi Bolognese, detto Sansone.

La Tavola principale del Coro è altresì divisa in più ripartimenti dorati, con entrovi la B. V. col Bambino, e più altri Santi, effigiati con giustezza de’ contorni, e perfezione di finimento: se ne crede Autore il Perugino. l quattro laterali Quadroni sono del focoso e sbrigativo Cifrondi. I due dalla banda del Vangelo esprimono l’Annunziazione e il Battesimo del Redentore; i dirincontro la Storia di Simon Giuda, e quella del Centurione: dove se non [p. 119 modifica]troverai esattezza ne’ dintorni, nè studio grande nei vediti, nè finimento e dilicatezza nelle carnagioni, vi scorgerai certamente una mano maestra che retta da una seconda e fervida fantasìa, e toccando di macchia, esprime ciò che vuole speditamente ed al vivo, con perfetto intendimento del lume e dell’ombra, e con aggiustata distribuzione e degradazione degli oggetti. Il Quadro che orna nel Presbiterio il magnifico Deposito marmoreo di Luigi de’ Conti Tassi Vescovo, colla di lui Effigie in cima, scolpita in marmo carrarese, è d’incerto Autore antico, ma è pittura di merito. Bella è la Vergine Maria, mirabilmente atteggiato è il Puttino, e massime la gamba sinistra, posta in un bellissimo scorcio: stimabile ancora è il S. Agostino a sinistra, e parimenti il Cardinale genuflesso, e presentato al Gesù Bambino da S. Antonio di Padova. Nel Deposito, che è dirimpetto, riposa Agostino Tassi Padre del Vescovo Luigi, morto in Roma sotto il Pontificato di Giulio II. Anche nella Cappella de’ SS. Pietro e Paolo, che è la prima fuori del Presbiterio a man diritta, v’ha un’Arca di marmo con entro le ceneri di Domenico Tassi Conte e Cavaliere, e Fratello del Vescovo Luigi.

La Tavola che quivi si vede all’Altare, rappresentante la B. V. con Gesù Bambino, e sotto i prefati Santi Pietro e Paolo, e un Angelo, è fattura grandiosa e corretta di Scipione da Lodi: ma vi si richiederebbe più forza, e un po’ più di gusto. Il laterale appeso dalla banda del Vangelo colla B. V. e il Bambino è vago insieme e forte lavoro del soprannominato Cifrondi. Lo Sposalizio di Maria Vergine [p. 120 modifica]e la Visita a Santa Lisabetta, Quadri laterali all’Altare della seguente Cappella, sono fatiche pregievoli di Pietro Rotati: siccome ancora i laterali della contigua Cappella di Sant’Ubaldo; in uno de’ quali rappresentò la liberazione della Spiritata, nell’altro quella di un miserabile Innocente condannato a morte. Nella Natività del Signore, che è all’ultimo Altare, effigiata dall’Olmo juniore, vi traluce qualche raggio della soavità Pittoresca di Gio. Gioseffo dal Sole di lui Maestro. Del medesimo Autore è la laterale Apparizione dell’Angelo ai Pastori, e la Comparsa della Stella ai Magi: ma le figure di questi due laterali sono un poco troppo caricate, e spezialmente quelle de’ Pastori. I Quadri appesi per la Chiesa, e quello che è nella testata della nave sopra l’arco del Presbiterio, sono pitture del sopraddetto Cifrondi, i più gagliarde di colorito di quelle del Coro, e meno sbrigative. Avvene dell’istesso Autore anche nella Sagrestìa. I due puttini dipinti a fresco sopra la porta dell’andito che mette nella Foresterìa del Monastero, e che sotto di una Colomba imbrandiscono alcune fettucce, si giudicano del Lotto: di cui parimenti tiensi che sia il fregio della Sala dell’accennata Foresterìa comporto a chiaroscuro di bei puttini, fogliami, ed arpiette gentilmente intrecciate; come altresì i sovrapposti quattordici ripartimenti coi fatti di Sant’Agostino, coloriti a gialla terra: a cui non corrisponde in bellezza il Salvatore dipinto nella volta fra quattro Angioletti da mano diversa. Dirincontro a questo Tempio è l’antica Chiesa della [p. 121 modifica]

SS. TRINITÀ.