Le pitture notabili di Bergamo/XXIV

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XXIV - S. Francesco

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S. FRANCESCO.


XXIV.


CHiesa vasta e a tre navi, che di picciolo Oratorio ch’ella ab antico, ceduto dalla Città a S. Francesco nel 1220. perchè quivi piantasse la sua Famiglia; ampliata, e aggiuntovi il Convento con terreno generosamente concesso dalle ragguardevoli Case de’ Bonghi, e de’ Suardi, consagrata poscia da Roberto Bongo Vescovo della Patria, e dedicata a S. Francesco nel 1292. indi unitale la Parrocchia di S. Eufemia, che era nella Rocca, l’anno 1407. fu ristorata insieme col Convento negli anni 1455. e 1502. e ridotta allo stato che oggi si vede.

Quattordici sono gli Altari, che l’adornano. Al [p. 54 modifica]primo che è a destra della Porta principale evvi una Tavolina di gusto, su cui vedesi effigiato S. Giovanni Evangelista con le mani e i piedi, cosa malagevole a farsi, assai corretti, e di buon impasto. Appresso è degna di osservazione la bellissima Cappella dell’Immacolata Concezione ornata di marmi, di stucchi dorati, e di squisite Pitture. Fralle quali è ammirabile quella della Immacolata Vergine, fiancheggiata da AngeliFonte/commento: Pagina:Le pitture notabili di Bergamo.djvu/172, e sopra il Dio Padre, dipinta nel lunettone della testata da Paolo Cavagna con maestosa eleganza; del qual pennello, e di pari perfezione, sono e i tre Quadretti nella volta dell’arco, e i due Dipinti laterali all’Altare; nel destro de’ quali mirasi un Angelo leggiadramente librato in aria sopra S. Giuseppe dormiente; e nel sinistro la Visitazione di Santa Lisabetta, così al vivo espressa, che non si può desiderare di più. L’Assunzione di Maria Vergine nel Quadrone laterale, che è dalla banda del Vangelo, non è di Francesco Terzi, come fu fatto credere al Ridolfi, ma di Francesco Bassano, che quivi con ottima riuscita ha voluto ingrandire la maniera. Ma sibbene di Francesco Terzi è la Natività del Signore nel Quadrone dirincontro, Opera espressiva e grandiosa di questo nostro Concittadino, fregiato da Massimiliano Cesare della Cesarea Nobiltà co’ suoi Discendenti, e onorato altresì dall’Arciduca Ferdinando per le virtuose e singolari sue fatiche di Pittura, e di Disegno. Nel Palazzo Ducale in Venezia entro la Sala dello Squittino effigiò con lode alcuni egregj Fatti della Repubblica. Morì in Roma sul finire del 1500.

I lunettoni ne’ fianchi della Cappella, in cui si [p. 55 modifica]vede effigiato il Salvatore in gloria, e la SS. Annunciata; e i Profeti dipinti a olio nella Cupola col sommo Padre in mezzo, sono stimabili cose, ma se ne ignora l’Artefice. I Freschi nella terza Cappella, di Giuspadronato della Città, e dedicata a S. Bernardino benemerito della Patria nostra, sono di mano di Gio. Batista Bascheni d’Averara; in cui dal tondeggiare delle figure, da’ naturali e bizzarri movimenti, e dagli studiati scorcj, si comprende il valore dell’Autore, nativo d’Averara, Terra del Bergamasco, che morì nel 1548. di morsicatura di Cane rabbioso. Una stimatissima Tavola di Alessandro Bonvicini, detto il Moretto, Bresciano col Martirio di S. Pietro Martire, e le tre Storiette nel peduccio, servono di ornamento all’Altare della contigua Cappella de’ Conti Grumelli; ne’ fianchi della quale evvi un insigne Deposito di due segnalati Personaggi di questa Nobil famiglia, e due maestose Iscrizioni con ornati, e colonne di marmo di due altri qualificati Soggetti della medesima. All’Altare che seguita sono dipinti in legno da mano antica ed incognita sei Santi dell’Ordine di S. Francesco ritti in piedi, e in linea di fronte l’uno allato all’altro, con sotto sei corrispondenti Storiette in picciole e non disprezzabili Figurine, tenute probabilmente del medesimo pennello.

Viene appresso nella sesta Cappella il S. Giuseppe di Copertino, Quadro pel fondo e vivacità de’ colori assai brillante di Domenico Pecchio Veronese. Il Crocifisso che è all’Altare della settima, con a piede i SS. Francesco, e Antonio di Padova, è studio apprezzabilissimo di Gio. Batista Moroni. La S. Maria [p. 56 modifica]Egiziaca a mezza figura, Quadretto mobile appoggiato all’Altare dell’accennato Crocifisso, è fattura moderna, ma risoluta e franca. I SS. Bonaventura, e Niccolò laterali all’Altare, sembrerebbono manifatture del Barbello, di cui se fossero, dir si dovrebbono delle sue più nobili e finite Pitture. Il Cristo morto in braccio alla Madre con una Maria piangente, Quadretto appeso alle pareti dalla banda dell’Epistola, è pur esso degno di stima. Dalla parte del Vangelo è notabile il nobile monumento di marmi di Massa, dove riposa il corpo di Guglielmo de’ Longhi di Adrara Cardinale, morto in Avignone nel 1319. e trasferito alla Patria, per essere sepolto in quella sua Cappella, secondochè avea ordinato. Si vede la di lui Effigie scolpita in marmo di alto rilievo sul piano dell’Arca, con sotto un onorevole e lungo Epitaffio, e dai lati le Armi della Famiglia de’ Longhi, che sono quelle degli Alessandri. Alla Cappella del Santo di Padova, che è in testa alla nave, i due Fatti miracolosi di esso Santo che sono appesi lateralmente alle pareti, tengono molto della maniera del Barbello, ma non sono toccati colla diligenza e maestrìa di quegli de’ SS. Bonaventura, e Niccolò, che di sopra abbiamo osservato. Merita di essere veduta anche l’Assunzione di M. V. Quadro principale, e non ignobile del Coro d’incerto Autore: come parimenti un altro affisso ne’ lati, che con energìa ed al vivo rappresenta il mansueto Redentore, legato e flagellato alla Colonna dai perfidi ed arrabbiati Giudei.

Scesi dal Presbiterio considereremo all’Altare, che è in testa alla nave opposta, un Quadro del [p. 57 modifica]Cavagna, entrovi un gusto, una forza, e una verità che è sorprendente. Fa vedere il Cristo in mezzo agli Appostoli, che dà le chiavi a S. Pietro. Il Battesimo di nostro Signore all’Altare che segue, è un Fresco maraviglioso di Lorenzo Lotto, uomo inarrivabile nell’esprimere gli affetti. Si vede nella faccia del Dio Padre, che se ne sta colle braccia aperte, la contentezza per quella santa Funzione; in quella del Redentore la divozione, e nel volto del Santo battezzante la riverenza, e il rispetto. Sono ancora pregievoli i bizzarri, e non volgari atteggiamenti di quegli Angioletti, che sostengono il drappo che ricigne il Dipinto. Nel contiguo Altare il S. Carlo Borromeo con più figure di maniera Tedesca è fatica di un Danese, detto Monsù Bernardo, morto nel 1687. Di esso S. Carlo, che fra questi Chiostri si scelse il soggiorno, essendo Visitatore Appostolico, vedesi nella Sagrestìa il vivo sembiante, figurato in un Quadretto mobile; e in un altro simile, la vera Effigie di S. Francesco, cavata fedelmente da un di lui Ritratto al naturale, fattogli di soppiatto in Firenze l’anno 1212. mentre trovavasi il Santo in Casa de’ Conti di Monte acuto. L’Adorazione de’ Magi alla Cappella penultima è nobilissimo lavoro di Enea Talpino sullo stile da lui sempre tenuto di Raffaello, come si può comprendere da tutto il Dipinto, ma spezialmente dalla figura della Vergine, e degli Angeli che la corteggiano. Il S. Sebastiano legato all’albero e ferito all’ultimo Altare, fu da Pietro Ronzelli dipinto l’anno 1596, ed è una delle sue più limate e finite operazioni. Il Battesimo di Cristo dipinto a fresco nel Battistero, accanto [p. 58 modifica]alla Porta principale, è di mano di Cristoforo Bascheni d’Averara Maestro del Cavagna, come è stato detto. Ritornando al Mercato delle Scarpe, e voltando a mano manca scenderemo alla Porta Pinta, anticamente detta di S. Andrea, e seguitando il viaggio, e veduto il Nettuno Colossale scolpito in pietra che è nel Cortile del Palazzo Moroni, dirimpetto alla Porta; costeggiando a destra il Palazzo de’ Conti di Caleppio, troveremo dopo picciola scesa la Chiesa a sinistra di

S. ANDREA.