Lettere di Antonio Cesari a don Carlo Bologna

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Antonio Cesari

1826 L Indice:Satire di Tito Petronio Arbitro.djvu lettere letteratura Lettere a don Carlo Bologna Intestazione 5 marzo 2012 100% novelle

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Carissimo Sig. Don Carlo

Verona li 19 del 1826.


O fatta o guasta, io n’ho pur cavate le mani: dico, che ho fornita di voltar nella nostra lingua la novella della Matrona Efesina. Ella mi dirà, quanto a pezza le sarà paruta calante da quella che si aspettava. Non successit? at feci sedulo, dicea Davo o Siro. Ella vedrà che qui e qua io lessi variamente, secondo altri testi: e mi dirà se abbia colto nel segno. Ma colui non iscrisse il puro romano: di che non si può sempre accertare nel senso inteso da lui. Ella mi segua ad amare, come

Tutto suo

A. Cesari.


Al Chiariss. Sig. Abate.
Prof. D. Carlo Bologna
nel Seminario

a Vicenza



Chiariss. e Cariss. D. Carlo

Verona li 6 Febb. 1826.


Il ritardo da lei messo a rispondermi circa la novella Efesina, mi facea quasi temere, non forse... che so io? Or lodato Dio! che ne fu altro: e mi piace, che tanto le sia piaciuta. Vengo alle osservazioni sue. Ben dice dell’hypogaeum: non vi posi così mente: che anche a me quel sotterra parea poco. Direm dunque [p. 228 modifica]grotta, volta, cella sotterranea, ridotto sotterra. Il nostro sotterraneo sostantivo, sarebbe tutto desso il Greco. Complorata, non è il compianta, appunto dal luctus? Vorrebbe ella aggiungervi mutando così? Pianta per morta? nel qual caso direi così: Onde pianta da tutti per morta, questo esempio miracoloso di donna. Ovvero: Onde essendo già fatto il corrotto a questo esem... Clarius (lumen). A me parve appunto avverbio comparativo, a cagione dell’inter monumenta; il che, accenna (ed è verisimile) che altri lumi erano negli altri sepolcri, ma questo della matrona splendeva più, perchè la fante il tenea racconciato d’olio. Io dunque non muterei. Quis aut quid faceret, lessi io, e lo scritto da lei non intendo: e il dire che fosse ciò e chi sel facesse, mi pare il vero. Supervacuo et nihil profuturo: bene sta, cacci il le dicendo, che nulla montava, ovvero che non facea nulla. Ignota consolatione perculsa. Volendo servare il modo di Petronio, mi parve da dire, da quella ignota consolazione, per non fare una chiosa della parola ignota: tuttavia, se le piace, diremo esacerbata dal conforto datole da non sapea chi. Supra pectus... fu un mio fallo di occhi o di penna: legga pure sopra il petto del morto. Mulierculae. Io già ne dubitava, che egli accennasse alla matrona; e tuttavia non so vedere il perchè solamente qui le dia questo nome. Io sarei tentato in luogo di femminella, donnicciuola, ec. dire la tapinella, finchè la fante, ecc. I versi latini volterei sottosopra così:


“Dunque anco pugnerai contro un amore
Che t’è sì dolce (caro) e non ti viene in mente
In qual terra tu sii?„


e gli altri:


“Or credi che ella cenere e agli spirti
Sotterra d’este ciance importi un frullo?„

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Nec hanc quidem corporia partem, etc. Se Petronio accenna alla cosa di Rustico, come vuol ella serbar il pudore? Io tenterei così: nè di questo servigio del corpo eziandio gli fu men la donna cortese; ovvero, nè di questo la donna gli si risparmiò; ovvero nè eziandio da questo lato gli fu la donna meno di sè stessa cortese; ovvero nè eziandio da questo lato si tenne la donna di fargli copia di sè. Del resto quel che io aveva scritto, gli si rendette più malagevole, ovvero ritrosa, non era una mala cosa. Certo a me par che meglio si penerebbe a trovare. Quanto al pudicissima, perchè non usarlo, e con questa collocazione? essere sopra il corpo del giacente marito la pudicissima moglie spirata. Locum serveremo, invece di manum. Solamente, dovendo egli morire, le prestasse il luogo. Forse Petronio adopera locum per comodità, ec. nel qual caso quello che io dissi, gli desse al morire la mano, sarebbe ben detto; ovvero lo accomodasse al morire. Dica pure salito sulle forche.

Ecco ogni mio parere. Resta che ella me ne ridica il suo; e se vuole, non badi tanto a farlo, e lo faccia in lettera meno araba, che certo dovei sudare a ricoglierne il senso. Vale, et me ama.

Il suo Cesari


Al Chiar. Sig. Abate
Sig. D. Carlo Bologna
nel Seminario

a Vicenza



Cariss. Sign. D. Carlo.

Parmi che siamo quasi in ogni cosa accordati. Quanto al tapinella, e al donnicina, va bene... ma che raro [p. 230 modifica]scherzo è qui di Petronio, dopo aver sempre nominata la donna o matrona o mulier, uscire in questo mulierculae? non so vederlo. Mi creda (vorrei quasi dirle), noi mettiam forse in capo agli scrittori morti di quelle cose, che loro non passarono mai per la mente. Dica il medesimo del ripeter le voci medesime, l’una vicino all’altra. Io notai in Cicerone e nel Boccaccio e nei Classici, come essi non posero punto cura a queste sottili osservanze: e quando la voce va bene nel luogo suo, ve la lasciano: e stieno le altre simili nel loro luogo. Questo ho notato io così mille volte come una. Il prima nocte debba essere sul far notte, o sull’annottare. Quanto al partem corporis, ec. ella nota bene quel medesimo che io: ma qual bisogno è così stretto del’astinenza, o dell’astenere quando altri verbi e modi dicono quel medesimo? Se le piace questo. Nè in questa parte fu più ritrosa la donna (ed è coperta l’oscurità col parte, la quale ha doppio senso e triplo, non dicendosi parte del corpo), stia con esso; ovvero pigli questo: Nè in questa parte fu la donna più continente, ovvero ritenuta; che in fine in fine hanno in corpo lo abstinuit. Ma perchè non s’acqueta ella del più chiaro, pel clarius. Or non è troppo ragionevole che in quei sepolcri (erano molti) fossero molti lumi? e che quel della matrona avesse fiamma più chiara, essendo dalla fante rifornito d’olio, che non erano gli altri? Tornando al corporis partem: or non sarà inteso il volgare, se non leggendo il latino? egli dee così essere inteso in latino come in volgare; e chi non intende quello, nè questo.

Questo mi pare che basti; e mi creda con vero affetto.

Tutto suo A. Cesari.

Verona li 9 Febb. 1826.

Al Chiar. Sig. Professore
Sig. Carlo Bologna
nel Seminario

a Vicenza






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Cariss. Sig. D. Carlo.

.... Lo hypogaeum della matrona Efesina sarebbe forse meglio voltato in sotterratorio, che è del Firenzuola nell’Asino d’oro. Ella mi ami come fa

Il suo Cesari


Verona li 24 di Maggio 1826.

Al Chiar. Sig. Professore
Sig. Carlo Bologna
nel Seminario

a Vicenza



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