Memorie di Carlo Goldoni/Appendice

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Appendice

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Carlo Goldoni - Memorie (1787)
Traduzione dal francese di Francesco Costero (1888)
Appendice
Parte terza - XL Indice
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APPENDICE.

Il Goldoni, al pari di tutti coloro, i quali menavano una vita beata, non sentiva le voci di dolore e il sordo fremito che prorompevano dal popolo francese, oppresso, angariato e deriso dal clero, dai nobili e dalla Corte. I gaudenti passeggiavano spensierati sopra un vulcano latente, che in breve, scoppiando, doveva inghiottirli tutti. Infatti, nel 1789, avvenne quella tremenda e feconda rivoluzione, che mise sottosopra tutta quanta l’Europa. Col trionfo dei diritti imprescrittibili dell’uomo venivano soppressi i privilegi e i favori concessi dalla Corte, e niuno, fra i tanti che furono pregiudicati nei loro interessi, rimase così colpito come il Goldoni. Era giunto alla gravissima età di 85 anni, pieno di acciacchi e privo di ogni bene di fortuna, poichè aveva ceduto i suoi averi parte al fratello, e parte ad una nepote, non sospettando che gli potesse incogliere una così súbita sventura. La Convenzione Nazionale aveva sospeso il pagamento di ogni provvisione sovrana, e il Goldoni dal mese di luglio del 1792 si trovò ridotto in uno stato di miseria tale da non poter più campare la vita, se non fosse stata la pietà di un nepote grato e riconoscente, che lo sostentava col frutto delle sue fatiche. Il grande e sventurato poeta Chénier, che lo stimava ed amava, da parecchi giorni faceva ogni sforzo per salire alla tribuna della Convenzione Nazionale affine di commuovere quella Assemblea in favore di Carlo Goldoni. Ma non gli riuscì di fare udire la sua voce se non il dì 7 di gennaio del 1793, il giorno dopo la morte del commediografo italiano, la quale non era ancora nota allo Chénier. Ciò non ostante le parole del poeta francese non furono vane, perchè, risalita la tribuna il 9 di febbraio, ottenne dalla Convenzione un decreto in virtù del quale erano assegnate alla vedova Goldoni lire 1200 annue oltre il pagamento del salario stato sospeso al marito dal mese di luglio del 1792. Io recherò tradotte le parole pronunziate dallo Chénier nella gran sala della Convenzione Nazionale:

Tornata del 7 di gennaio 1793.

Chénier, in nome del Comitato d’istruzione pubblica:

I Re incoraggivano le lettere per orgoglio, e le nazioni libere devono proteggerle per un sentimento di riconoscenza, di giustizia, [p. 371 modifica] e di sana politica. Io mi affaccio a questa tribuna per dare a tal verità uno svolgimento utile alla Francia ed a’ suoi legislatori. In séguito ad una petizione rimandata al vostro Comitato di pubblica istruzione, io vengo ad eccitare in suo nome la rappresentanza nazionale in favore di un vecchio straniero, di un letterato illustre, che da trent’anni considera la Francia quale sua patria, e il cui ingegno e le cui virtù meritarono la stima di tutta Europa.

Il Goldoni, autore saggio e morale, detto dal Voltaire il Molière dell’Italia, fu chiamato a Parigi nel 1762 dall’antico governo. Dal 1768 godeva un’annua provvisione di lire 4000. Questa provvisione, che formava tutta la sua fortuna, gli veniva pagata negli ultimi anni sui fondi della lista civile. Dal mese di luglio ultimo scorso non ricevette più un soldo, ed ora in virtù di uno dei vostri decreti codesto vecchio ottuagenario, che per l’eccellenza de’ suoi scritti ben meritò della Francia e dell’Italia, è ridotto alla misera. In età di 86 anni, non avendo più altri mezzi che il buon cuore di un nepote, il quale divide con lui lo scarso frutto di un lavoro assiduo scende nella tomba pieno d’infermità e di miseria, ma benedicendo il Cielo di morire cittadino francese e repubblicano.

Voi, o cittadini, dividerete l’emozione, che provò il vostro Comitato d’istruzione pubblica. Se vi avviene talvolta di essere obbligati a compiere un ufficio di rigore in nome della nazione francese voi sentite pure il bisogno di mostrarvi di quando in quando i rappresentanti della generosità. Voi stenderete una mano benefica a ciò che vi ha di più sacro sulla terra, alla virtù, al genio, alla vecchiaia, alla sventura. Voi non frapporrete indugi, perchè la natura non rimane sospesa, e fra poche ore forse il vostro benefizio riuscirebbe tardo.

Voi non considererete come un istante perduto quello che porterà l’impronta di un atto di beneficenza e di giustizia, e non avrete altro rammarico fuorchè quello di non poter rallentare il corso del tempo, e prolungare i vostri benefizii. Vi propongo in conseguenza l’approvazione del seguente decreto:

Art. I. L’annua provvisione di lire 4000 concessa al Goldoni nel 1768, gli sarà pagata in avvenire dalla Tesoreria Nazionale.

Art. II. Ciò che gli è dovuto della provvisione suddetta dal mese di luglio ultimo scorso, gli sarà pagato subito a sua richiesta.

La Convenzione approva.

Tornata del 9 di febbraio 1793.


Chénier. Cittadini, allorquando, pochi giorni or sono, io invocava la vostra beneficenza verso di uno straniero letterato illustre ed ottuagenario, era ben lungi dal pensare, che la mia voce suonasse in questo recinto troppo tardi, e che nel momento stesso in cui io parlava, il Goldoni non vivesse più. Se da quindici giorni che io faceva ressa per salire alla tribuna, mi fosse stata concessa la parola, della quale credo di non avere mai abusato in quest’Assemblea, il Goldoni, la mercè della vostra giustizia e pietà, sarebbe morto con la consolazione di non essere stato dimenticato dalla nazione francese, che egli aveva adottata quale madre, ed amava tenerissimamente. Ma rimane la vedova di lui, in età di 76 anni alla quale non lasciò altra eredità che un nome illustre, molte virtù e una estrema povertà. Io vi supplico di distrarre in favore di lei una piccola parte di quei benefizii, onde voi colmaste quello scrittore virtuoso. Io credo che porgendovi l’occasione di fare un po’ di [p. 372 modifica] bene sia un procacciare a voi un sollievo dai vostri grandi lavori, una consolazione nelle vostre pene, nelle vostre sollecitudini patriottiche; e la Convenzione Nazionale onorerà sè stessa rendendo omaggio alla memoria di un vecchio rispettabile, e accompagnandolo, per così dire, con benefizii insino alla fossa in cui discese poc’anzi. Vi propongo perciò il seguente decreto:

Art. I. La vedova del Goldoni godrà a vita una pensione di lire 1200, che le sarà pagata dalla Tesoreria Nazionale.

Art. II. Ciò che era dovuto al Goldoni dal mese di luglio ultimo scorso per la sua provvisione annua di lire 4000, sarà pagato subito dalla Tesoreria Nazionale a richiesta della vedova.

La Convenzione approva.