Novelle (Bandello, 1910)/Parte III/Novella XXII

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Novella XXII - Ambrogiuolo va per giacersi con la Rosina, ed è preso: ed altresì giace con lei quell’istessa notte

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Novella XXII - Ambrogiuolo va per giacersi con la Rosina, ed è preso: ed altresì giace con lei quell’istessa notte
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IL BANDELLO

a la valorosa signora

graziosa pia

salute


Avviene molto spesso che, quanto piú l’uomo s’affatica per conseguir un suo desiderio, meno l’averá; e per lo contrario un altro senza affaticarsi otterrá l’intento suo. Onde questi di ragionandosi di questa materia in casa de la vertuosa signora vostra cognata, la signora Margarita Pia e Sanseverina, ove di continovo i piú vertuosi e gentili spiriti di Milano si ritrovano, il nostro gentilissimo messer Baldassare Barza, poi che assai si fu disputato investigandosi la cagione di questa varietá, disse: — Signori miei, voi cercate, come fanno i modenesi, la luna nel pozzo, se vi pensate render la ragione di questi accidenti, ché credo io che solamente sia nel petto di chi ha di nulla creato il tutto. Se fossero cose naturali, io crederei che voi altri filosofanti ci sapereste render la cagione. Ma io vo’ narrare una picciola novelletta, avvenuta non sono quindeci di in questa nostra cittá, a confermazione che l’uomo spesso ottiene de le cose senza fatica. — E senza dar indugio a la cosa, la narrò. La quale, avendo tutti fatti ridere, io quell’¡stesso giorno scrissi e nel numero de l’altre mie novelle collocai. Ora, poi che voi non ci eravate quando fu detta, io ve la mando e ve la dono, e vi priego, quando sarete richiesta cantare e sonare un madrigale, che vogliate senza tante preghiere cantarlo e sonarlo. State sana. M. Baxdei.i.o, Noveílf. [p. 274 modifica]274 PARTE TERZA NOVELLA XXII Ambrogiuolo va per giacersi con la Rosina ed è preso, ed allresi giace con lei quell’istcssa notte. Avendo noi lasciato il tenzionare di quelle cose de le quali per mio giudicio poco fondamento di ragione si può trovare, 10 attenderò la promessa e vi dirò quanto pochi di sono in questa nostra città avvenne, la quale tutto il di ne dà simili parti che a l’improviso nascono. E perché la cosa è troppo fresca e nomando le persone col proprio nome loro potrei di leggero esser cagione di qualche scandalo — e sapete bene eh’ io non vorrei mai dispiacere a persona, se possibile fosse, ma far ser¬ vigio a tutti, — dirò quei nomi che a bocca mi verranno. Bastivi che io narri la cosa come fu; e si, se volete i nomi propri, andate a veder i libri dei parrocchiani che quelli nel battesimo nomina¬ rono. Vi dico adunque che in Milano è uno assai bel giovine che ha molto del buon compagno, il cui mestieri è d’esser berrettaio. Egli è innamorato, già lungo tempo fa, d’una giovane, la quale è molto appariscente, con duo occhi in capo che domandano mille miglia da lontano gli uomini a basciargli e morsicargli. È poi questo loro innamoramento andato tanto innanzi, che spesso si trovano insieme e si dànno il meglior tempo del mondo. 11 giovine, che si chiama Ambrogiuolo, manda sovente a la Rosina — ché cosi la donna si noma — de le « busecche » che si fanno presso a San Giacomo, perché sono più grasse de l’altre, del cervellato fino e de l’offellette, e come può si trova con lei a far collezione e bere de la vernacciuola. Il marito de la Rosina è anch’egli berrettaio e tien un poco de lo scemo anzi che no, ed abita nel borgo di Porta Comense sotto a San Sempliciano, e in quella medesima bottega fa berrette ove anco Ambrogiuolo lavora. E veggendo che Ambrogiuolo domesticamente va in casa sua e spesso ci reca qualche cosetta da mangiare, ne fa me¬ ravigliosa festa né di lui si prende cura alcuna, di maniera che i dui amanti fanno, ogn’ora che vogliono, ciò che loro più ag¬ grada. Ora avvenne una sera che volendo andare Ambrogiuolo [p. 275 modifica]NOVELLA XXII 275 con la sua Rosina a starsi seco quella notte, perciò che il ma¬ rito era ito a Binasco per certi suoi affari, che egli caminando si senti movere il corpo. Il perché, essendo vicino agli avelli del marmo che sono nel cimiterio di Sari Simpliciano, s’appoggiò per scaricarsi il ventre ad uno di quegli antichi avelli che aveva il coperchio mezzo rotto, e quivi fece il suo bisogno. Era quivi dentro entrato d'un quarto d’ora innanzi un buon compagno, il quale, essendosi incontrato in monsignorino Estor Vesconte, che quella sera era restato fuori nel borgo con più di cento dei suoi, si pensò aver dato del capo ne la guardia del capitano di giustizia. Egli, sentendo colui che scaricava il peso del ven¬ tre, per fargli paura, disse con una orrenda e spaventosa voce: — Oibò, quanta puzza è chilò ! — Il dire de le parole e il per¬ versare e indiavolar dentro la sepoltura fu tutto a un tempo. Ambrogiuolo, sentendo queste voci cosi a Pimproviso, saltò in piedi e tirate sù le calze, pensando che i morti avessero par¬ lato, cominciò a fuggire quanto le gambe il potevano portare; e colui che ne l’arca s'era appiattato saltò fuori ed urlando e braveggiando gli andava dietro. Ma il buon Ambrogiuolo non andò guari che incappò ne la compagnia del signor Estor, che a mezzo il borgo attendeva il padrone che era ito a giacersi per due ore con una bella giovane. Egli, pensando essere in mezzo de la guardia del capitano di giustizia, diceva tremando: — Si¬ gnore, io non ho arme e vommene fuggendo, ché il diavolo è salito fuori d'una sepoltura e mi voleva inghiottire. — Quelli, de la téma di costui avvedutisi, cominciarono, bravando, minac¬ ciarlo che lo volevano mena.r in prigione se non diceva loro ciò che andava a quell’ora facendo. Il povero uomo gli disse il tutto e nomò la giovane che andava a trovare. Era in quella brigata uno che conosceva la Rosina, il quale più minutamente volle sapere come stava la pratica e il segno che faceva quando la notte voleva entrar in casa. Il cattivello, temendo di peggio, non gli celò cosa alcuna. Alora quello che conosceva la Rosina, chiamato da parte un suo compagno, lo pregò che per due ore tenesse Ambrogiuolo con buona guardia, perciò che egli vo¬ leva andar a provare la sua ventura. Il compagno gli promise [p. 276 modifica]PARTE TERZA d’ intertenerlo, e legatolo con una corda d’archibugio, lo tenne sempre appresso di sé. L’altro, avendo inteso il modo che lo amante teneva per entrar in casa de la Rosina, non diede indu¬ gio a la cosa, ma dritto a la stanza di lei se n'andò e, dando gli imparati contrasegni, senti che l’uscio fu aperto, ed entrò dentro. Ella era a letto né ancora aveva ammorzata la lucerna, aspet¬ tando il suo amante. Ma come ella vide in luogo del suo Am- brogiuolo quest’altro, la cattivella restò tutta stordita. Nondimeno colui che era entrato le seppe si ben dire e fare, che d'accordio entrarono in letto e con gran diligenza batterono la lana, a ciò che il marito ritornando avesse da fare de le berrette. Il giovine, dapoi che cinque fiate ebbe bene scardazzata la lana, si parti e, giunto a la compagnia, fece rilassare Ambrogiuolo, il quale andò di lungo a ritrovare la sua Rosina; la quale, sentendo il segno, gli aperse e molto lo garrì che tanto l'avesse fatta aspet¬ tare. Ma egli, scusandosi, le narrò com’era stato prigione de la guardia e scappato, e che prima era stato a gran periglio per un morto che l’aveva assalito, e su questo diceva le più belle pappolate del mondo. Ed entrando con la Rosina in letto, la lana, che era molto bene lavata, di nuovo inacquò più volte e la scardazzò molto largamente.