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Nuovo vocabolario siciliano-italiano/VE

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VE

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VA VI

[p. 1078 modifica] Vecchia. fem. di vecchiu: vecchia. V. a vecchiu i prov. || Spighe rimaste nell’aja: vigliuolo (An. Cat.). || Per vitusa V.

Vecchiu. s. m. Chi è nella vecchiaia: vecchio. || Prov. li vecchi addiventanu picciriddi, perdon il giudizio: il vecchio rimbambisce e il giovane impazzisce. || zoccu la vecchia vulìa ’n sonnu ci vinìa, quando inaspettatamente si ha ciò che si desidera. O quando uno sempre sogna ciò che brama: l’orso sogna pere. || nun manca mai a li vecchi di cuntari, quannu stannu a lu suli o a fuculari, è vero e naturale. la vecchia chi mai filava lu sabbatu santu si ’ncunucchiava, garrisce i pigri che pensano poi a lavorare quando non è più il tempo. || cu’ di vecchi s’innamura, si la chianci la vintura, non bisogna sposar vecchi. || li vecchi sannu assai, ne’ vecchi è la sapienza. || cu cu e cu cu comu sì vecchiu e nun servi cchiù, è chiaro. || a la prisenza di li vecchi si parra pocu, ma si ascolta assai. || li vecchi si divinu rispittari, evangelico precetto! || vecchiu ’nnardutu, stecchito, segaligno; o dispettoso, insociabile.

Vecchiu. add. Che è di più tempo avanti, contrario di nuovo: vecchio. || vecchiu di l’arti, esperto, perito. || Prov. vecchiu è cu’ mori, dicono certi vecchi che son più rigogliosi dei giovani. || li robbi vecchi morinu ’n casa di l’omini pazzi, perchè chi è savio non fa arrivare a perdersi le cose vecchie, o le acconcia o se ne disfà: le bestie vecchie muoiono nella stalla de’ contadini minchioni. || l’omu vecchiu è comu la quadara vecchia, chinu di vozzi, laccuna e pirtusa, è pieno di malanni ed acciacchi. Sup. vecchissimu: vecchissimo.

Veci. s. f. Persona o cosa che sia in luogo di altra: vece. || ’n veci, posto avv. in luogo: in o a vece. || fari li veci di unu, star in luogo di quello: prendere o tener la vece o le veci altrui.

Veduta. V. viduta.

Veementi. add. Che ha od opera con veemenza: veemente (Mort.).

Veemenza. s. f. Ardore e forza nel dire o nell’operare: veemenza.

Veggetabbili. add. Vegetativo: vegetabile. || In forza di sost. e in pl. tutto ciò che vegeta come alberi, piante, erbe: vegetabili.

Veggetali. add. Spettante a ciò che vegeta: vegetale. || terra veggetali, la terra schietta che è sulla superficie dei campi: terra vegetale.

Veggetari. v. intr. ll vivere e crescere delle piante: vegetare. || met. Di chi vive senza seguire virtude e conoscenza, ma solo si dà cura di pascersi e crescere: vegetare. P. pres. veggetanti: vegetante. P. pass. veggetatu: vegetato.

Veggetativu. add. Che ha facultà di vegetare: vegetativo.

Veggetazzioni. s. f. Il vegetare: vegetazione.

Vèggetu. add. Prosperoso, rigoglioso: vègeto. [p. 1079 modifica]

Vegghia. s. f. Il vegliare: veglia, vegghia.

Vegnenti. add. Che viene, prossimo a venire: vegnente (Mort.).

Veìculu. s. m. Carro, carrozza o altro che serva a trasportar roba o persone: veìcolo, veìculo. || Condotto, mezzo per cui scorra checchessia, organo, strumento: veìcolo.

Vela. s. f. Quella tenda che, legata all’albero della nave, riceve il vento: vela. || Per nave: vela. || – latina, vela triangolare inferita ad un’antenna: vela latina. || – quatra, quella quadrata inferita direttamente all’albero: vela quadra. || – di caccia, V. curtillacciu. || – a coppu: coppo. || a vela, dicesi delle navi senza macchina a vapore: a vele. Dicesi anche di certe volte costrutte a foggia d’una vela. || a veli gonfii, o chini, o a tutta vela, posto avv. con favorevolissimo vento, e si usa anco fig.: a vele gonfie, o vele piene, a tutta vela. || mittirisi a la vela, issar le vele per partire: metter alla vela. || fari vela, partire: far vela. || muddari la vela: spiegar le vele. || iri a veli e a rimi, a tutta forza: andar a vele e a remi.

Velabbili. add. Che può velarsi: velabile.

Velacciu. V. vilacciu.

Velamentu. s. m. L’atto o l’effetto del velare: velamento. || Velame: velamento.

Velami. s. m. Coprimento: velame. || met. Cosa sotto cui se ne celi altra: velame. || Assortimento di vele o di veli: velame.

Velari. v. a. Coprire con velo: velare. || met. Celare, nascondere: velare. || T. pitt. Coprire i colori troppo vivi per maggior effetto od armonia, con altro colore più leggiero: velare rifl. a. Coprirsi con velo; dicesi anco delle monache quando fanno la professione monastica: velarsi.

Velata. V. velatura.

Velatamenti. avv. Copertamente: velatamente.

Velatu. add. Da velare: velato. || Guernito di velo: velato. || Nascosto: velato. || Detto di monaca che ha fatto professione: velata.

Velatura. s. f. T. pitt. Il velare tingendo con colore leggiero: velatura. || Dai naturalisti, la opposizione di una sostanza ad un’altra, in maniera a lasciar trasparire quella che serve di base: velatura. || T. mar. Il guarimento di vele intero e compiuto di un bastimento: velatura.

Velazzioni. s. f. Velamento, il velare, la professione che fanno le monache: velazione.

Velenu. s. m. Sostanza che uccide o produce dolori acerbi: veleno, veneno || Odio, rabbia: veleno. || Prov. lu peju velenu è chiddu di la lingua: la lingua è la peggior carne del mondo. || cu’ cumponi lu velenu la prima tazza è la sò, e se non la prima, qualcuna però sì; esempio, Papa Alessandro VI Borgia, che avvelenò sè, volendo avvelenare altrui: la saetta gira gira, torna addosso a chi la tira.

Velenusamenti. avv. Con veleno: velenosamente.

Velenuseddu. dim. di velenusu: velenosetto.

Velenusità. s. f. Astratto di velenoso, e fig. malignità, ira: velenosità.

Velenusu. add. Che per sua natura ha veleno: velenoso. || Detto d’uomo, che nutre lungamente segreto dispetto, odio, iracondo: velenoso. || fig. Pestifero, dannoso: velenoso. Sup. velenusissimu: velenosissimo.

Velina. add. Dicesi di certa carta fine e rada, che sembra quasi un velo: velina.

Velocementi. avv. Con velocità: velocemente.

Veloci. add. Di moto presto: veloce.

Velocità. s. f. Celerità, rapidità, rattezza: velocità.

Velu. s. m. Tela finissima e rada, tessuto di seta cruda: velo. || Tutto ciò che cuopre: velo. || Quel quasi velo, che si genera nella superficie del vino o d’altro liquore: panno, panna. || Abbigliamento che portano le monache: velo. || Quello che si attacca a’ cappellini delle donne: balza. || – di benedizzioni: velo omerale. || – crispu: velo arricciato. || – di linu: acciajuolo. || pigghiari lu velu, abbracciare lo stato monacale: prender il velo.

Veu. V. vinu.

Vena. s. f. T. bot. Sorta di biada domestica che si dà a mangiar a cavalli: vena, avena. Avena sativa L.

Venali. add. Vendereccio, da vendersi: venale. || Mercenario, che si muove per danaro: venale. Sup. venalissimu: venalissimo.

Venalità. s. f. Astratto di venale: venalità.

Vència. V. vinnitta. || aviri mala vencia, vale anche aver mal’animo (Ha l’origine simile al Fr. venger: vendicare).

Venda. (Pasq.) V. vicenna.

Venèficu. V. velenusu.

Venenu. V. velenu.

Venerabbili. add. Degno di venerazione, da esser venerato: venerabile. Sup. venerabbilissimu: venerabilissimo.

Venerabbilità. s. f. Qualità di ciò che è venerabile: venerabilità.

Venerannu. add. Venerabile: venerando.

Venerari. v. a. Rispettare grandemente: venerare. P. pass. veneratu: venerato.

Veneraturi –trici. verb. Chi o che venera: veneratore –trice.

Venerazzioni. s. f. Rispetto profondo, il venerare: venerazione.

Vennerdì. V. vènniri.

Venereu. add. Detto di certa peste che s’appicca per via della copula: venèreo.

Venezzianu. s. f. Bevanda di acqua fredda infusovi sugo di limone e giulebbe.

Vengia. V. vencia. || Prov. la vengia si fa a la sfrattata di li tenni, la vendetta vien all’ultimo.

Vènia. s. f. Perdono, o l’atto con cui si domanda venia. || Per permissione.

Veniali. add. Detto di peccato leggiero: veniale,

Venialmenti. avv. Dicesi piccari venialmenti. cioè commettere peccato veniale: peccare vemialmente.

Véniri. v. intr. ass. Contrario di iri, appressarsi nel luogo dov’è quegli con cui si parla: venire. || Convenire, esser dovuto: venire. || Toccare, appartenere: venire. || Cominciare, metter mano: venire. || Accadere, intervenire: venire. || Succedere, riuscire: venire. || Arrivare, giungere, pervenire: venire. || Conseguire, ottenere: venire a... || Derivare, procedere, nascere: venire. || Tornare: venire. || Parlando di tale o tal altro giorno, ricadere, dover essere, dover seguire: venire. || Sapere, cioè uscire [p. 1080 modifica] odore, p. e. da quella pelle e’ ne vien un odore di caprino. || Incorrere, cadere: venire in... || Staccarsi: venire, venirsene. || Divenire, diventare: venire. || Pervenire, appartenere: venire. || Provenire, toccare: venire. || Mostrarsi, comparire: venire. || Esser prossimo: venire. Detto di tempo, seguire: venire. || Detto di muro, case ecc., esser dirizzato, o dirizzato verso un luogo: venire. || Esser portato, detto di cosa che non vien da sè: venire. || Si dice di ciò che risulta da conti fatti: venire. || Parlandosi di piante o simili, crescere: venire. || Detto di biade, nascere, esser prodotte, raccorsene: venire. || Sottentrare, seguire: venire. || Parlandosi di alcun malore, il sopraggiungere che fanno quelle cotali malattie: venire. || Costare, importare, valere, p. e. quantu veni chistu: quanto costa, come lo fate. || mi veni parenti, mi veni ad essiri parenti, mi è parente: mi viene o mi vien ad essere parente. Fr. Guido ha: il quale viene a me bisavolo. || Cogl’infiniti dei verbi e colla particella a, non muta il significato dei detti verbi, p. e. veniri a fari una cosa, farla: venire a fare una cosa. || veniri a diri, significare: venir a dire. || Co’ gerundi de’ verbi vale l’istesso: venir facendo, e simili. || Co’ P. pass. de’ verbi come: venir fatto, venir detto. Vale anche il più delle volte riuscire. Onde veniri fattu o fatta: venir fatto, venir in taglio, cader in acconcio. || veniri a battagghia, combattere: venire a battaglia. || – a capu, venir alla fine, alla conclusione: venir a capo. || – a li fatti, venire a fatti, venir alle strette: venir a’ fatti. || – a l’oricchia, aver notizia di qualche cosa: venir agli orecchi o ad orecchie. || – a versu, piacere, dar piacere o soddisfazione: tornar bene, tornarti, andare, venir a grado; p. e. nun mi veni a versu: non mi va. || – a menti, ricorrere nel pensiero: venir ad animo, alla mente. || – a fini, rifinirsi, consumarsi: venir a fine. || – a li curti, o all’ergu, venire alla conclusione: venir alle corte, alle brevi. || – ’ntra li manu, venire in potere: venir alle mani. || – ’m paru, capitare, occorrere: dar nelle mani, venir alle mani. || – a li manu, azzuffarsi: venir alle mani. || – ’n portu, fig. uscir di pericolo: venir a buon porto. || – a li lordi, far baruffa, venir alle mani: venir a’ fatti. || – grassu, picciottu: diventò, si fece, divenne grasso ecc. || – bonu, detto di vestito, star bene alla persona: tornar bene, andar bene, p. e. stu cileccu mi veni bonu: questo panciotto mi torna bene. sta manica mi veni larga: mi è larga. Si dice anco di altre cose, p. e. la palidda cci vinni curta, non arrivò: ci tornò corta. || nun mi veni nenti a fari sta cosa, non mi costa fatica: non mi è nulla ecc. || vinirisinni, detto di cose guaste, ritornare al loro essere, racconciarsi, rimettersi. || Vale anche: sconficcarsi, divellersi. E detto di panni o simile: strapparsi, stracciarsi. || vinirisinni cu ’na cosa, entrar a parlare di essa: venirsene con una cosa. || una mi va e ’n’autra mi veni, voler e non volere, esser dubbio: esser in fra due. || cu veni veni, per esprimere la indifferenza per le persone. || comu veni veni, si dice di cosa dove non importa mettere o dove non è stata messa diligenza: come vien viene. || a veniri a mia, modo avv. verso di me, in verso di me. || d’unni vegnu, vegnu di lu mulinu, modo prov. qual dicesi per significar le molte busse date ad alcuno: di dove vieni, vengo dal mulino. || fari a don Japicu ora vegnu, scostarsi da un luogo per poco d’ora, e tardar molto o non tornarvi più. || Prov. ben vegna cu’ beni porta, chi ha è rispettato dove va: ben venga chi ben porta. P. pass. vinutu: venuto. V. vinutu.

Venna. s. f. Misura di ulive, corrispondente a tre salme alla sottile, cioè di 16 tumoli, dell’antica misura. In Alcamo.

Vènnari, Vennerdì, Vènniri. s. m. Sesto giorno della settimana: venerdì. || natu di venniri, scaltrito, furbo, valente. || Prov. cu’ ridi lu venniri, chianci la duminica: chi dorme grassa mattinata, va mendicando la giornata. Ovvero chi fa il male poi ne paga il fio.

Ventagghiu, Ventagliu. s. m. Arnese con cui si fan vento le donne nella state: ventaglio. || – tunnu: ventarola, rosta.

Ventilari. V. sbintuliari. || fig. Palesare ciò che è occulto, far sapere: far trapelare.

Ventilaturi. s. m. Apertura ne’ muri che serve a rinnovar l’aria nelle stanze: ventilatore.

Ventilazzioni. s. f. Il ventilare: ventilazione. || Rinnovamento dell’ aria viziata o nocevole: ventilazione.

Ventri. s. m. (E qualche volta fem.) Cavità del corpo animale dove sono gli intestini: ventre. || Pancia o luogo dove sta il ventre: ventre. || Utero: ventre. || ventri comu ’na lanterna, vuoto. || è bona lavata sta ventri? detto per esprimere il dispiacere che si prova quando altri garrisca ciò che si è con impegno fatto per lui. || aviri lu ventri juntu cu lu schinu, essere estremamente digiuno. || Prov. basta chi lu ventri sia chinu, o di pagghia o di vinu, il cibo bisogna che sia voluminoso: il mangiar non s’appicca, se non si distende la trippa.

Ventrìculu. s. m. Quel viscere membranoso in forma di sacco, tra il fegato e la milza, detto comunemente stomaco: ventrìcolo.

Ventrìlocu. s. m. Colui che parla dal ventre, in modo che la sua voce pare venga da più lontano: ventriloquo (Mort.).

Ventu. s. m. Agitazione violenta dell’aria: vento. || met. Opinione comune, andazzo comune. || Fiato che esce dalle parti deretane: vento. || Vanità: vento. || L’alzatura che una imposta di porta o finestra faccia dalla soglia per meglio girare. || venti, le funi legate alle cime degli stili piantati verticalmente, e che raccomandansi ben tirate a diversi punti, perchè quelli non tentennino: venti. E similmente quelle, che nello alzar pesi, si appiccano da un lato a fine di dirigere la salita o discesa di quel grave. || pigghiari ventu, rimanere inpedito l’esito dell’aria nel traversar un liquido, o simile: pigliar vento. || chinu di ventu, dicesi di persona superba e leggiera: pieno di vento. || fari ventu, spirare o soffiare vento, fare o tirar vento. Muovere l’aria, sventolare: far vento. E vale anche generar ventosità: far vento. || farisi ventu, ventolarsi: farsi [p. 1081 modifica] vento. || aviri ventu ’m puppa, navigare con vento favorevole: aver il vento in poppa, andare col vento in poppa. E fig. aver congiuntura propizia, aver fortuna: aver il vento in poppa ecc. || pasciri di ventu, cioè di chiacchiere, e vane promesse o desiderî: pascer di vento. || caccïari a ventu, dicesi dei cani che cacciano colla testa in alto. || parrari a lu ventu, a chi non ascolta: dire al muro, predicar al deserto. || nun chiamari ventu a mari, modo prov. non istuzzicare o desiderar cosa che poi sia nocevole o pericolosa. || sparari a lu ventu, senza scopo, a capriccio o alla rinfusa. || jittari a lu ventu, sciupar inutilmente checchessia. || acqua davanti e ventu darreri, si dice per mandar via qualcuno, ma scherzevolmente. || irisinni a lu ventu, andar in vano: andar al vento. || V. suttaventu. V. anche supraventu. || ventu d’acqua, vento che mena pioggia: ventipiovolo. || T. valig. Due strisce di cuoio cui si raccomanda la carrozza perchè non troppo si dimeni. || iri cu lu ventu, secondo la comune, coll’andazzo del tempo. || iri comu lu ventu, far presto, camminar velocemente: andar come saetta. || cu’ ti purtò lu ventu? si dice, per celia, quando si incontra uno che suol raramente farsi vedere: chi ti ci ha portato la nebbia? che vento è tirato oggi, che tu sei venuto da me? || Prov. bisogna navigari cu bonu ventu, se no si cola a fondo; ha senso fig. perocchè nun si pò navicari senza ventu. Però ognunu sapi navigari cu bon tempu, il facile non è virtù: ognuno sa navigare col buon vento. || senza lu ventu nun guncianu li veli, senza mezzi non si fa nulla: il mulino non macina senz’acqua. || quannu lu ventu veni di mari, pigghia la truscia e vattinni a lavari, allora non aver paura di pioggia: quando i nuvoli vanno a mare (dice il Toscano), to’ una vanga e va a vangare. || quannu lu ventu veni di susu vatti a nfilari nta lu pirtusu, perchè mena cattivo tempo: quando i nuvoli vanno in su, to’ una seggiola e siedi su, per la differente posizione geografica i prov. toscani detti differiscono dai nostri. || mentri hai lu ventu ’mpuppa, naviga: finchè tu hai detta sappila conoscere. || cu ddu ventu chi mina cernu e spagghiu: bisogna navigare secondo il vento, secondo le circostanze, anco mutar opinione. || ventu all’ura lu massaru spagghia, vento all’ora il contadino spaglia. || cu’ chiama ventu lu granu cci spagghia, a certo tempo bisogna pregare e cercare che vi sia il vento, spezialmente nelle aje.

Vèntuli. s. f. pl. Due strisce di pelle allentate sui rocchetti, tra ciascun lato della cassa della carrozza e le estremità superiori delle molle posteriori: vèntole (Car. Voc. Met.).

Venturu. add. Che dee venire: venturo.

Venu. Idiotismo di S. Cataldo per vinu V.

Venustà. s. f. Grazia, leggiadria: venustà (Mort.).

Veraci. add. Vero, veritiero: verace. Sup. veracissimu: veracissimo.

Veracità. s. f. Verità, l’esser verace: veracità (Mort.).

Veramenti. avv. In verità, certamente: veramente.

Veratru. s. m. T. bot. Elleboro bianco, pianta medicinale: veratro. Veratrum elleborus L.

Verba. s. f. Parola che accompagna il verbo. Onde rapiri la verba, esser dotto, perito, scaltrito (Mort.).

Verbali. s. m. Rapporto scritto di una seduta, di un fatto di cui se ne debba dare ragione ecc.: processo verbale, e Alberti dice: processo informativo. || Relazione, rapporto. || verbali d’asta ecc. Ugolini dice: atto d’asta ecc.

Verbali. add. Di verbo, di parola: verbale. || T. gramm. Di nome derivato da un verbo: verbale.

Verbalmenti. avv. Di viva voce: verbalmente.

Verbascu. V. tassubarbassu.

Verbena. s. f. T. bot. Pianta di stelo quadrangolare, ramoso, alto due piedi; foglie opposte sbrandellate, sessili, un po’ grinzose; fiori di un violetto pallido: verbena. Verbena officinalis L.

Verbigrazia. posto avv. Per esempio: verbigrazia.

Verbu. s. m. Parola, dizione: verbo. || T. gramm. che dinota azione: verbo. || Gesù Cristo: verbo. || mancari lu verbu principali, mancar la cosa principale.

Verbusu. add. Che parla assai: verboso (Mort.).

Verecùndia. s. f. Vergogna, rossore, modestia: verecòndia.

Verecundu. add. Che ha verecondia: verecondo.

Vergogna. V. vrigogna.

Verìdicu. add. Che dice il vero: veridico.

Verificabbili. add. Che può verificarsi: verificabile.

Verificamentu. s. m. Il verificare.

Verificari. v. a. Accertarsi col riscontro della autenticità o verità d’ una cosa: verificare. || rifl. pass. Avverarsi. P. pass. verificatu: verificato, avverato.

Verificaturi –trici. verb. Chi o che verifica: verificatore –trice.

Verificazioni. s. f. Il verificare: verificazione.

Verisimigghianza. s. f. Sembianza o somiglianza di verità: verisimiglianza.

Verisimili. add. Simile al vero: verisimile. || sost. Verisimiglianza: verisimile. Sup. verisimilissimu: verisimilissimo.

Verisimilitùtini. s. f. Verisimiglianza: verisimilitùdine (Mort.).

Verisimilmenti. avv. Con verisimilitudine: verisimilmente,

Verità, Veritati. s. f. Il vero ciò che è vero, il dire le cose come le stanno: verità, veritade, veritate. || vucca di verità, sincero: bocca della verità, e ironicamente, bugiardo. || a, o in virità, veramente, di vero, certamente: in, di, o per verità. || Prov. la verità veni ’n summa comu l’ogghiu, il vero non si può celare sempre: la verità vien sempre a galla, o l’olio e la verità tornano alla sommità. || cu’ dici la verità è ’mpisu, per esprimere che la verità non si dice mai: chi dice la verità è impiccato. || la verità è odiata, perchè non adula: la verità è madre dell’odio. || la verità rumpi l’amistà, dicendo la verità si dicon i difetti altrui, e chi ode rinfacciati i suoi difetti dev’esser un savio per non offendersene: di’ il vero ad uno, ed è tuo nemico. || qual’e chidda vucca chi dici la viritati? [p. 1082 modifica] l’autore di questo prov. dovea esser anco bugiardo. || di la vucca a lu nasu o di un cornu a ’n autru nun si pò sapiri la verità, la verità non si può sapere nemmanco da coloro che furono vicini a un fatto, perchè ognuno l’altera a modo suo.

Vermi. s. m. Ogni animaluzzo molle di forma lunga e sottile, e senza piedi: verme, baco. || Quello che si genera in quasi tutti i corpi e li corrode e danneggia: verme. || Cura angoscia, rancore: verme. || – di sita: baco, quello che fa la seta. Phalena bombix mori L. || – di terra, la larva dello scarafaggio. || – di li viti, che rode le viti: àsuro. || – di lu furmentu: punteruolo. || – di terra, V. casentula. || – di fava, V. papuzzana. || Quel che si genera nel corpo umano: lombrico. || – sulitariu, V. tenia. || – topicu, fig. passione, pretensione: il baco di... || i vermi, infermità de’ fanciulli, che sono vermi diversi che tormentan le intestina: i bachi. || fari lu vermi, far nascere ed allevare i bachi: far i bachi. || fari smoviri la cuddura di li vermi, recare disturbo di vermi nelle intestina, e met. annoiare, stuccare. || ha fattu li vermi, si dice di cosa da fuggirsi: aver i bachi. || ammazzari li vermi, guarire alcuno da’ bachi. || nun cci acchiana stu vermi ’n cunocchia, modo di esprimersi per dire, non ci credo che tal cosa riesca. || fari comu li vermi, dicesi di moltitudine di gente che si muova affollata in un punto: brulicare, formicolare.

Vermicciolu. V. virmicciolu.

Vermillata. V. mirmillata.

Vermu. V. vermi.

Vernari. V. svernari. || fig. Viver alla meglio: campucchiare.

Verneddì. Metatesi di vennerdì (vernedì è nel Lori).

Vèrnia. V. sustu. || Fracasso, strepito. || Noia, rompicapo (Da certi garruli uccelletti che vengon a svernare fra noi, e che ci assordan col loro pis pis. Secondo Vinci).

Vernu. V. ’nvernu (Pitrè).

Verònica. s. f. T bot. Pianta di steli giacenti, vellutati di 6 a 10 pollici; foglie opposte, quasi ovate, pelose, scabre, seghettate; fiori d’un bel pallido rossiccio, a spighe laterali, gambettate: verònica. Veronica officinalis L.

Verra. s. f. Quell’ira de fanciulli, mista a grida e pianto: bizza. || acchianaricci la verra: montar in bizza. || Per guerra V. (Lat. virus per collera). In Toscana a uno stizzoso e minacciante dicono: pare o è un verre o un verro. Chè verre o verro è il porco non castrato.

Verru. s. m. Porco non castrato: verro.

Verrucària. s. f. T. bot. Pianta che si fa in luoghi sterili, e le cui foglie furon credute efficaci contro le verruche: verrucaria. Eliotropium europaeum L.

Versabbili. add. Atto a versarsi: versabile.

Versamentu. s. m. Il versare: versamento. || Pagamento.

Versari. v. a. Far uscir fuori quello che è dentro vaso, sacco, o simile: versare. || Consumare, spendere prodigamente: versare. || Detto di danaro e simile, darli, passarli in un luogo: versare denaro in casa (Ugolini), ma non versare semplicemente per pagare. || rifl. a. Consistere, stare: versare. || intr. pron. Darsi cura: versarsi.

Versatu. add. Da versare: versato. || Pratico, esperto: versato. Sup. versatissimu: versatissimo.

Versettu. dim. di versu: versetto. || Specialmente que’ periodini della Bibbia: versetto.

Versioni. s. f. Traduzione: versione (Mort.).

Versu. s. m. Membro di scrittura poetica misurato: verso. || Il canto degli uccelli: verso. || Modo, via: verso. || Atto, garbo, acconcezza: verso || – scioltu, il verso poetico non legato da rima: verso sciolto. || truvari versu, trovar via o modo di fare: trovar verso. || fari ’na cosa cu’ lu so versu, far una cosa per bene, come dev’esser fatta: far una cosa pel verso. || pigghiari versu a ’na cosa, aver imparato a farla, riuscir a fare: pigliar il verso di o in una cosa, pigliar una cosa pel suo verso. || dari versu, dar avviamento, dar sesto, indirizzare: ravviare, ravversare. || stari a versu, star al dovere: star a segno. || a versu di unu, secondo il parere o il volere di alcuno: a modo o a’ versi di uno. || nun truvari nè versu nè cuda, essersi imbarazzato, non saper uscirne bene: non se ne trovar nè via, nè verso. || nun jiri un capiddu a versu, esser pieno di sollecitudine e di affanno; non andar bene alcuna cosa. || a lu versu chi viju, secondo le apparenze: da quel che pare. || fari a versu di unu, secondo il piacere di uno: far a verso di alcuno. || essirci versu, esserci modo: esserci verso. || a versu, in bel modo, acconciamente: a verso || fari lu versu, detto di uccello, cantare: tirar il verso. || aviri unu dui ecc., versi, detto degli uccelli, secondo che modulano due o tre volte il canto: aver uno, due ecc. versi (a Firenze).

Versu. prep. che denota vicinanza, accostamento, o indirizzamento a qualche parte: verso. || Contra: verso. || In favore, a pro: verso. || In comparazione, in paragone: verso. || Intorno, circa: verso. || versu cca, versu ddocu: verso qua, verso costì ecc. || iri versu ’na banna: andare verso. || di versu, dalla parte, di, da, moto da luogo: di verso. Vale anche ben bene: per bene, p. e. lu vastuniau di versu: lo battè per bene.

Vèrtebbra. s. f. Osso della serie di quelli che compongono la spina dorsale o altre parti simili del corpo animale: vèrtebre.

Vertebbrali, add. Di quelle arterie che si prolungano a lato delle vertebre: vertebrale (Mort.).

Vertenti. add. Di lite non per anco definita: vertente.

Verticali. add. Diritto dall’alto al basso: verticale.

Verticalmenti. avv. In modo verticale: verticalmente.

Vèrtici. s. m. Cima, il punto più distante dalla base: vèrtice.

Vèrtula. s. f. (Dal Lat. verto, perchè si rivolta sulle spalle o sull’arcione. Pasq. E in italiano, verta si chiama la parte inferiore del giacchio, dove rimangon presi i pesci: onde svertare il votar la verta, e fig. il ridire ciò che si sa su checchessia). V. visazza, ma ne [p. 1083 modifica] visazza}}, ma ne un po’ nella forma e grandezza. || Quella che portavan i frati questuanti: sacca, bisaccia. || aviri li vertuli chini, fig. conoscere a fondo tutte le magagne del tale o della tal cosa; vale anche esserne seccato. || aviri li vertuli chini e la panza vacanti, a nulla giova il parer di possedere, senza potere spendere a suo prò. || l’occhiu a mia e li manu a li vertuli, star guardingo: aver un occhio alla padella e uno alla gatta.

Veru. s. m. Verità, uniformità delle nostre idee co’ fatti: vero. || da veru, veramente: davvero, da vero. || pri veru, non da scherzo, ma da senno: da vero. || pigghiari pri veru, credervi. Villani ha: la reina prese a vero le parole ecc.

Veru. add. Che contiene verità, verace: vero. || Legittimo: vero. || Modo confermativo: vero. || è veru? maniera usata per domandare se un fatto è o non è così? p. e. è vero che il 20 settembre 1870 i nostri siano entrati in Roma? sicuro! || S’usa anche per cercar testimonianza altrui: n’è vero? è vero? non è vero? || nun cci n’è veru nenti: non è vero nulla. || veru è ca..., tuttavia, non pertanto: vero è, è ben vero che...

Veru. avv. Veramente: vero.

Vespa. s. f. T. bot. Insetto volatile simile alla pecchia: vespa. Vespa L. || fari comu ’na vespa o comu fussi muzzicatu d’una vespa, esser potentemente agitato e inquieto.

Vespaju. s. m. La tana delle vespe, de’ calabroni, e simile: vespajo. || T. med. Tumore dolorosissimo che procede da infiammazione del tessuto cellulare: vespajo.

Vespertinu, add. Di vespro: vespertino (Mort.).

Vèspiri, Vèspiru, Vespri, Vespru. s. m. L’ora tarda verso la sera: vespro, vèspero. || Una delle sette ore canoniche: vespro. || L’ora in cui si dice il mezzodì: vespro. || Il segno che si dà alla campana sonando a vespro: vespero. || – sicilianu, la strage che in ora di vespro fecero i Siciliani degli oppressori angioini nel 1282: vespro siciliano. E per sim. ogni improvvisa e grande strage: vespro siciliano. || Prov. ntra vespru e nona nun nesci nudda persuna bona, pregiudizi popolari: tra vespro e nona non va fuor persona bona. || lu senti a vespri ca sona?modo di dire, dopo che si è fatta una riprensione, come dire, hai inteso?

Vessamentu. V. vessazioni.

Vessari. v. a. Travagliare, molestare ingiustamente: vessare. P. pass. vessatu: vessato.

Vessaturi. verb. m. Chi o che vessa: vessatore.

Vessazioni. s. f. Il vessare: vessazione.

Vessillu. s. m. Stendardo, bandiera: vessillo.

Vessiri. v. intr. Trarsi indietro. A Scicli. Pasq.

Vesta, Vesti. s. f. Abito, vestimento: veste. || Specialmente quello da donna: vesta. || Per sim. qualunque cosa che copra: veste. || – a saccu, larga, senza vita: vestito a cappa. || – di cammara, quella agiata che si porta in casa: veste da camera. || Prov. la vesti fa l’omu, cioè come l’uomo veste è creduto, ciò in quanto a caste o ricchezze.

Vestiariu. s. m. Vestimento: vestiario. || Ciò che si dava ai frati per vestirsi: vestiario.

Vestibbianca. Voce composta per dire faredda V. E anco per cammisa V.

Vestibbulu. s. m. Grande spazio nell’ingresso di qualche edifizio: vestìbolo.

Vestìggiu. s. m. Segno impresso nel suolo dai piedi degli animali: vestigio. || met. Memoria, avanzo: vestigio.

Vèstiri. s. m. Il vestire: vestire.

Vèstiri. v. a. Metter in dosso il vestimento: vestire. || Detto de’ bambini, quando gli si sfascian i piedi e si comincia a mettergli le scarpe ecc.: dar i piedi. || Portar vestimento, aver vestimento in dosso: vestire. || Detto del cavallo: imbardare. || met. Si dice delle piante, o anco di cose morali: vestire. || rifl. a. Mettersi addosso le vesti: vestirsi. || Provvedersi di vestimenti: vestirsi. || Detto delle monache, far esse professione: vestirsi. || Prov. cu’ si vesti di robbi d’autru prestu si nni spogghia, il ladro o presto o tardi, o da Dio o dagli uomini è punito: chi dei panni altrui si veste, presto si spoglia. P. pass. vestitu, vistitu e vistutu: vestito.

Vestimentu. V. vistimentu e seguenti.

Veteranu. s. m. Soldato vecchio: veterano. || Per sim. persona che da gran tempo sia amico, servitore o altro: veterano.

Veterinària. s. f. Scienza che tratta la cura dei morbi delle bestie: veterinària.

Veterinàriu. s. m. Colui che professa veterinaria: veterinàrio.

Vettura. s. f. Carrozza che serve a trasportare per mercede: vettura. || – di rimisa, quella più polita o elegante: vettura da rimessa. || – d’affittu, quelle fermate su per le piazze per le corse usuali: vettura di piazza. || – di ritornu, quella che torna da un viaggio fatto epperciò fa spesso diminuzione di prezzo: vettura di rimeno o di ritorno. || Bestia da soma o da cavalcare affittata o prestata per trasportare: vettura, cavalcatura.

Vetturali. s. m. Quegli che guida le bestie che someggiano, o le carrozze ecc.: vetturale.

Vettustu. add. Antico, vecchio: vetusto (Mort.).

Vezzeggiamentu. s. m. Il vezzeggiare: vezzeggiamento.

Vezzeggiari. v. a. Far vezzi, carezzare: vezzeggiare. || rifl. a. Carezzarsi: vezzeggiarsi.

Vezzeggiativu. add. Che dinota vezzo, che si usa per vezzo: vezzeggiativo.

Vezzu. s. m. Trastullo: vezzo. || In pl. lezii, moine: vezzi. || Uso, consuetudine, modo di procedere: vezzo. || Ornamento di fila di perle o d’altre gioie che le donne portano al collo: vezzo.

Vezzusamenti. avv. In modo vezzoso: vezzosamente.

Vezzuseddu. dim. di vezzusu: vezzosello, vezzosetto.

Vezzusu. add. Che ha in sè grazia e piacevolezza: vezzoso. || Lezioso: vezzoso.

Supplemento

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