O magnanimi figli d'Alcide

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greco

Tirteo VII secolo a.C. O 1847 Severiano Fogacci Indice:Quattro canti militari dell'antica Grecia.djvu Poesie letteratura Intestazione 10 marzo 2013 100% Poesie

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Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della raccolta Quattro canti militari dell'antica Grecia


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II.


O magnanimi figli d’Alcide,
          Non vi sveglia la tromba di guerra?
          Non vedete il vicino che ride
          Del timore che il cor v’agghiacciò?
                     Mano al brando: sia nube che passa
          La viltà che le fronti v’abbassa:
          Mano al brando: su via — maledetto
          8Chi di faccia al nemico tremò!

Siate forti, figliuoli di forti;
          Ricordate de’ padri l’imprese:
          No, che in mezzo alle stragi alle morti
          Non apprese chi è greco a fuggir,
                     Molti contro d’un solo son volti;
          Ma combatte quel sol contro i molti:
          Pria che viver la vita del vile,
          16Volle in campo da forte morir.

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Voi sapete qual inno di lode
          Accompagni gli estinti in battaglia;
          Voi sapete del vile, del prode
          L’ineguale fortuna qual è.
                      Voi la fuga dei vinti vedeste;
          Voi sull’onta nemica rideste;
          Voi, raggiunto il codardo fuggiasco,
          24L’aggravaste di ceppi nel piè.

Fortunato chi primo sul campo
          Corre i petti nemici a ferire!
          Senza speme di libero scampo
          Disse in core «O vittoria o morir»
                     Spesso evita la falce di morte
          Chi la guata col riso del forte;
          Ma l’incontran più spesso i codardi,
          32Che davanti al nemico fuggîr...

E rovesciano al suolo siccome
          Lievi canne troncate dal vento;
          Nella polve e nel sangue le chiome
          Aggruppate, ti spiran terror.
                     I fratelli, le spose gentili
          Non lamentan la morte dei vili;
          Ma la piaga che a tergo rosseggia
          40Guatan muti senz’ira e dolor.

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Generoso guerriero di rabbia
          Arde in core, calpesta la terra,
          E mordendo nell’ira le labbia
          Corre in campo i perigli a sfidar.
                     Egli ascolta dei cari per via
          Quella lode che gli uomini india:
          Dice il padre mostrandolo al figlio:
          48«Quegli è il Prode che devi imitar»

Su, garzoni, correte correte
          Dove accesa più ferve la pugna;
          Affrontate, ferite, uccidete
          Fin che in petto vi dura il respir:
                     Ed in chiusa falange ristretti,
          Tutti, i petti congiunti coi petti,
          Piedi a piè, scudo a scudo, elmo ad elmo
          56Più sicuri potrete ferir.

Dove il nembo di guerra è più scuro
          Sotto l’ombra dei concavi scudi,
          Dalla pioggia de’ sassi securo
          Corra il velite in campo a pugnar
                     E coi dardi e coll’arco e la spada
          Fra i nemici si sgombri la strada;
          Nè paventi l’insidia da tergo,
          64Chè i compagni il verranno a salvar.