Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/224

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204 rassegna bibliografica

ferse son eco fedele le Memorie, che molto aggiungono di nuovo alla storia di quel sepolcro di vivi, che gl’Italiani da lungo tempo hanno appresa dal Pellico e dal Maroncelli, dall’Andryane, dal Foresti e dal Pallavicino; storia che forma uno de’ più lugubri episodi del nostro risorgimento. Il Confalonieri tocca anche de’ casi della sua vita prima della prigionia, e di questi casi parecchi si collegano in modo strettissimo appunto colla storia del risorgimento nazionale, come la parte che ebbe nella nefasta giornata de’ 20 aprile 1814 a Milano, che fini coll’eccidio del Prina; l’essere andato a Parigi colla Deputazione che chiese indarno alle Potenze alleate l’indipendenza del Lombardo-veneto; e soprattutto poi la cospirazione del 1821.

Minore importanza hanno le Lettere, che si dividono in due parti: quelle scritte da lui, e quelle indirizzate a lui. Le prime sono centoventi, e dal 30 aprile 1814 vanno al 30 novembre 1846; le seconde ascendono a sessantasei, cominciano col 16 novembre del 1812 e finiscono col 29 ottobre del 1815. E dico che hanno importanza minore, perché, si le une, come le altre, in grandissima parte già furono stampate negli epistolari del Pellico, del Foscolo, del Manzoni e del Capponi, e parecchie ne mise alla luce il Cantù

in questo nostro Archivio1. Non mancano però d’interesse quelle alla moglie, che son tutte quante inedite, e in buon numero. Alla diligenza dell’editore due ne sfuggirono tra le scritte da Federico, una tra le indirizzate a lui; lettere, che tutte e tre vennero fatte di pubblica ragione l’anno 1818 in un libriccino divenuto rarissimo2. Le due prime furono scritte da Milano il 2 maggio e il 30 ottobre del 1814; una è indirizzata alla sig. Gioconda Zanatta-Ferrini, l’altra ad Antonio Solera, già compagno del Confalonieri allo Spielberg, e dall’Andryane, con la leggerezza che gli era propria, atrocemente e ingiustamente calunniato. In quella alla Zanatta-Ferrini si legge: «mi faccio un vero dovere di dichiarare quanto segue: che a me non constò mai, durante il mio soggiorno allo Spielberg, prova alcuna atta a fondare l’accusa che trovasi nelle Memorie di Andryane a carico del sig. Solera; che nessuna prova nemmanco me ne risultò in seguito dopo la lettura delle dette Memorie; che la maniera sconveniente e sfavorevole onde par-

  1. Cantù. Il Conciliatore, episodio del liberalismo lombardo; Serie III, tom. XXIII, p. 80 e segg.
  2. Risposta di Antonio Solera alle calunnie appostegli dal sig. Andryane nel suo libro: Memoires d’un prisonnier d’êtat au Spielberg. Brescia, tip. del Pio Istituto in S. Barnaba, 1848; pp. 35-39.