Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/342

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328 pensieri (1716-1717-1718)

dire che la memoria perde la facoltà di assuefarsi (in cui ella consiste) e conserva le rimembranze passate, perché vi è assuefatta da lungo tempo; perde la facoltà dell’assuefazione, ma non le assuefazioni contratte, se elle sono ben radicate ec. ec. ec. (16 settembre 1821).


*   Lo svelto non è che vivacità. Ella piace (e il perché vedi p. 1684, fine); dunque anche la sveltezza. Cosí che il piacere che l’uomo prova ordinariamente alla vista degli uccelli (esempi di sveltezza e vispezza), massime se li contempla da vicino, tiene alle piú intime inclinazioni  (1717) e qualità della natura umana, cioè l’inclinazione alla vita (16 settembre 1821). Vedi p. 1725.


*   Μελἐτη τὸ πᾶν. Tutto è esercizio. Apoftegma principale di Periandro, l’uno de’ sette, sí esso che questa sentenza (16 settembre 1821).


*   Chi non è avvezzo ad attendere e imparare, non impara mai. I contadini stentano gli anni a mettersi in mente una mezza pagina della Dottrina Cristiana, il Credo ec. Certo fra i contadini si troverà pure qualche buona memoria e moltissimi hanno volontà d’imparare. Ma nessuna facoltà senz’assuefazione; e la memoria la piú felice per tutto il resto non ha la facoltà delle operazioni in cui non è esercitata. Lo stesso dico dell’intelletto. Oltre che i villani non hanno una bastante assuefazione generale della memoria che renda lor facile di applicarla ai diversi generi di assuefazioni particolari; né dell’intelletto che renda lor facile l’attendere, senza la qual facoltà (che è pure acquisita) non v’é memoria (16 settembre 1821).  (1718)


*   Il fanciullino non riconosce le persone che ha veduto una sola o poche volte, s’elle non hanno