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Pe' la Madonna de l'Assunta

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Giuseppe Gioachino Belli

1830 Indice:Sonetti romaneschi I.djvu sonetti letteratura Pe' la Madonna de l'Assunta Intestazione 30 gennaio 2024 100% Da definire

Ar zor Carlo X Pe' le concrusione imparate all'ammente
Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1830

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PE’ LA MADONNA DE L’ASSUNTA,
FESTA E COMPRIANNO[1] DE MI’ MOJJE.

      Mojje mia cara, a sto paese cane
Nun ze trova nemmanco a fà a sassate;[2]
E cquanno hai crompo[3] un moécco[4] de patate,
Fai passo[5] ar vino e cquer ch’è peggio ar pane.

     Io pisto er pepe, sono le campane,
Rubbo li gatti, tajjo l’óggna[6] a un frate,
Metto l’editti pe’ le cantonate,
Còjjo[7] li stracci e agliuto le ruffiane.

     Embè lo sai ch’edè cche cciariscévo?[8]
Ammalapena[9] pe’ ppagàcce[10] er letto:
Anzi, a le du’ a le tré,[11] spallo[12] e cciarlèvo.[13]

     Duncue che tt’ho da dà, ppòzzi èsse santa?
Senza cudrini[14] ggnisun chirichetto
Disce Dograzzia[15] e ggnisun ceco canta.[16]

Roma, 15 agosto 1830.

Note

  1. Compleanno.
  2. Non si trova ad occuparsi in nulla.
  3. Comperato.
  4. Baiocco.
  5. [Rinunzi forzatamente. Metafora presa dal gioco della passatella, sul quale vedi vol. VI, pag. 12, nota 4.]
  6. Le unghie.
  7. Raccolgo.
  8. Cos’è che ci ricevo?
  9. [A-mala-pena: appena appena.]
  10. Pagarci.
  11. Sovente.
  12. Do in fallo.
  13. Arlevarci: toccar busse.
  14. Quattrini.
  15. [Deo gratias.]
  16. [Senza cudrini nun canta er ceco. Proverbio.]