Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/990

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[p. 321 modifica] romani o latini.

Le stesse cose appresso a poco si possono notare avvenute a noi riguardo al francese. Giacché, fino a tanto che la nostra letteratura prevalse o per merito reale o per continuazione di fama e di opinione generale, la nostra lingua era per tutti i versi piú studiata, piú conosciuta, piú dilatata fra i francesi ed altrove, e la nostra letteratura parimente, sí nella nazione che fra’ suoi letterati e scrittori; e si trovarono di quei francesi che scrivevano in ambedue le lingue francese e italiana. Ora accade tutto l’opposto; e si trovano degl’italiani, come anche non pochi d’altre nazioni, che scrivono e stampano cosí nella lingua francese, come nella loro; libri, parole, testi francesi si allegano continuamente in tutti i paesi di Europa; non cosí viceversa in Francia, dove difficilmente si troverà un francese che sappia scrivere altra lingua che la sua, e scrivendo a forestieri scriveranno in francese e riceveranno risposta nella stessa lingua; e dove è piú necessario che in qualunque altro paese cólto, che i passi o parole che si citano di libri forestieri, [p. 322 modifica](e massime italiani) si citino in francese o se n’aggiunga la traduzione.

Osservo ancor questo. Ridotti in provincie romane i diversi paesi dell’impero, tutti gli scrittori che uscirono di queste provincie, qualunque lingua fosse in esse originaria o propria, scrissero in latino. I Seneca, Quintiliano, Marziale,