Portale:Autori/Invito alla lettura

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Gestione della sezione "Invito alla lettura"

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In questa sezione è possibile visualizzare, modificare e proporre le sezioni che appaiono periodicamente nel riquadro Invito alla lettura del Portale:Autori.
In esse un autore descrive un altro autore (entrambi presenti in Wikisource) in modo da invitare la lettura di opere di entrambi.

N.B. I cambiamenti apportati alle sezioni di questa pagina saranno visibili immediatamente sul portale!

Per proporre un nuovo brano[modifica]

Procedi seguendo questa linea guida: Il brano

  • è di un autore presente in Wikisource che descrive o parla di un altro autore presente in Wikisource
    • deve rimandare ad altre pagine di Wikisource.
    • Deve essere emblematico di un autore o di un argomento che stava a cuore all'autore.
Si invita alla lettura di testi interessanti ed emblematici di o su un autore. "Bello" e "brutto" sono categorie interpretative molto scivolose da utilizzare per la scelta di un testo.

Come preparare il testo[modifica]

  • Il brano può essere preceduto da una brevissima introduzione che motivi la lettura (se ce ne fosse bisogno) ma che non deve mai sostituirsi ad essa.
  • Sarebbe bene che uno dei due autori coinvolti abbia un'immagine presente su Wikimedia Commons per abbellire il portale
  • È buona norma che il brano sia completo, o quantomeno un estratto comprensibile e di invito alla prosecuzione della lettura.

Schema[modifica]

Il canovaccio da copiare e rielaborare per creare una nuova sezione è il seguente:

  • Copia lo schema qui sotto
<section begin=# />[[Immagine:ImmagineAutore|120px|right|border]]
Introduzione:

{{Citazione|TestoDelBrano

|'''''[[FonteBrano|leggi il resto...]]'''''
}}
<section end=# />

In esso

  • Sostituisci "#" con il numero successivo a quello dell'ultima sezione di questa pagina
  • Sostituisci "ImmagineAutore con il nome dell'immagine di Commons (compreso di estensione .jpeg/.JPG/.jpg/.png ecc.) che ritrae l'autore
  • Sostituisci "Introduzione:" con il testo della brevissima introduzione che spiega il nesso tra i due autori (entrambi citati con link alla loro pagina in Wikisource)
  • Sostituisci "TestoDelBrano" con il testo effettivo del brano da te selezionato
    • Per ingrandire l'iniziale della citazione circondala dei tag <big></big>
  • Sostituisci "FonteBrano" con il collegamento alla pagina di Wikisourceda cui il brano è tratto

Le sezioni sottostanti sono applicazione di questo canovaccio e possono servirti come modello.

Domande?[modifica]

Se hai domande, dubbi, proposte o necessiti di chiarimenti lascia un messaggio nella pagina di discussione o chiedi lumi a qualche amministratore.

1[modifica]

Carducci.jpg

Giosuè Carducci dedicò a Dante Alighieri uno dei suoi Juvenilia:

...
Ei per entro l'oscura
caligine de' secoli ondeggiante
Rifuggí tra le antiche ombre famose,
Ch' ebbe sé in odio e le presenti cose,
Ed usci, nel crepuscolo, gigante.
Ed ombra apparve ei stesso; ombra crucciosa,
Che ad una ad una interroga le tombe
Nel deserto, e le abbraccia ad una ad una;
Fin che dinanzi a lui tra le ruine
Barbariche e la polve
Fumò il vigor de le virtú latine,
E tutto quel che una ruina involve
Ferì l'aura silente
Di un grido alto e possente.
...


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2[modifica]

Mario Rapisardi.jpg

Mario Rapisardi fu poeta dalla penna raffinata e mordace, che non risparmiò frecciate e sarcasmo nemmeno al Vate della neonata Italia, Giosuè Carducci. La profonda conoscenza delle letterature classiche gli pose in punta di penna un linguaggio modernissimo che riecheggia il peggior Aristofane e il miglior Gozzano.


Testa irsuta, ampie spalle, ibrida e tozza
Persona, in canin ceffo occhio porcino,
Bocca che sente di fiele e di vino,
e morde, onora, se blandisce, insozza.
 
Mevio da un soldo, Orazio da un quattrino
Che ad arte di musaico i versi accozza ;
Or Cerbero che i re squarta ed ingozza,
Or di gonne regali umil lecchino.

Tale è costui che la musa baldracca
Sbuffando inchioda, ed inquinando ammazza
Sopra a latina prosodia bislacca.

La fama, che con lui fornica in piazza,
Posto il trombon fra l'una e l'altra lacca,
A' quattro venti il nome suo strombazza.


leggi le altre frecciate...

3[modifica]

Guido-Gozzano.jpg

Guido Gozzano ricorda in una poesia il genio di Jules Verne, penna in grado di toccare gli estremi del mondo conosciuto e sconosciuto, e ce ne offre un necrologio poetico colmo di rassegnata gratitudine per aver alimentato di evasione la sua gioventù malata nel fisico e nello spirito.


O che l'Eroe che non sa riposi
discenda nella Terra, o che si libri
per le virtù di cifre e d'equilibri
oltre gli spazi inesplorati ed osi

tentar le stelle, o il Nautilo rivibri
e s'inabissi in mari spaventosi:
Maestro, quanti sogni avventurosi
sognammo sulle trame dei tuoi libri!

La Terra il Mare il Cielo l'Universo
per te, con te, poeta dei prodigi,
varcammo in sogno oltre la scienza.

Pace al tuo grande spirito disperso,
tu che illudesti molti giorni grigi
della nostra pensosa adolescenza.


Leggi altre poesie della raccolta

4[modifica]

Silvio Pellico.jpg

Silvio Pellico, non solo scrittore ma anche poeta, ricorda in una lunga cantica in ottave il rapporto fraterno con Ugo Foscolo, per il quale scrive una commemorazione vibrante. In essa filtrando le idee foscoliane alla luce della sua profonda fede cattolica, Pellico auspica la salvezza dell'anima del grande poeta.


Ugo conobbi, e qual fratel l'amai,
     Chè l'alma avea per me piena d'amore:
     Dolcissimi al suo fianco anni passai,
     E ad alti sensi ei m'elevava il core.
     Scender nol vidi ad artifizi mai,
     E viltà gli mettea cruccio ed orrore:
     Vate era sommo, ed avea cinto l'armi,
     E alteri come il brando eran suoi carmi.

(...)

Memor di tanto, io spero, e spero assai,
     Che, sebben conscio non ne andasse il mondo,
     Sul letto almen della tua morte avrai
     Sentito del Signor desìo profondo:
     Spero che l'Angiol degli eterni guai,
     Già di predar tua grande alma giocondo,
     L’avrà fremendo vista all’ultim’ora,
     Spiccato un volo al ciel, fuggirgli ancora.

E mia speranza addoppiasi pensando
     Che alla tua madre fusti figlio amante:
     Quella vedova pia vivea pregando
     Che tu riedessi alle dottrine sante:
     Di buoni genitor sacro è il dimando,
     E sul cuor dell'Eterno è trionfante,
     Nè da parenti assunti in Paradiso
     Figlio che amolli, no, non fia diviso...


Leggila tutta...


5[modifica]

Bartolommeo Gamba dedicò uno de suoi ritratti di donne illustri delle province veneziane alla poetessa rinascimentale Gaspara Stampa e alla sua tragica storia d'amore.

IL suo ritratto, dipinto già dal famoso Guercino, ci mostra una delle più avvenenti e leggiadre donzelle che nate sieno sott'al cielo di Padova. Da genitori agiati e nobili venne a luce l'anno 1523, e passò con essi a fermar sua dimora in Venezia. Qui sino da giovanetta comparve maestra nel suono del liuto e della vivuola, e crebbe poi nell'amor degli studi, e soprattutto di quelli della lingua natia e della greca e della latina...

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6[modifica]

Carlo Michelstaedter.jpg

Carlo Michelstaedter ha sviluppato e approfondito nei suoi scritti alcuni temi delle Operette morali di Giacomo Leopardi. Nel proemio del suo scritto più significativo, La persuasione e la rettorica, egli sviluppa i temi affrontati nella filosofia leopardiana ponendone un singolare corollario .


So che voglio e non ho cosa io voglia. Un peso pende ad un gancio, e per pender soffre che non può scendere: non può uscire dal gancio, poiché quant’è peso pende e quanto pende dipende. Lo vogliamo soddisfare: lo liberiamo dalla sua dipendenza; lo lasciamo andare, che sazi la sua fame del più basso, e scenda indipendente fino a che sia contento di scendere. – Ma in nessun punto raggiunto fermarsi lo accontenta e vuol pur scendere, ché il prossimo punto supera in bassezza quello che esso ogni volta tenga. E nessuno dei punti futuri sarà tale da accontentarlo, che necessario sarà alla sua vita, fintanto che lo aspetti (ὅφρα ἂν μένῃ αὐτὁν) più basso; ma ogni volta fatto presente, ogni punto gli sarà fatto vuoto d’ogni attrattiva non più essendo più basso; così che in ogni punto esso manca dei punti più bassi e vieppiù questi lo attraggono: sempre lo tiene un’ugual fame del più basso, e infinita gli resta pur sempre la volontà di scendere. – Che se in un punto gli fosse finita e in un punto potesse possedere l’infinito scendere dell’infinito futuro – in quel punto esso non sarebbe più quello che è: un peso. La sua vita è questa mancanza della sua vita. Quando esso non mancasse più di niente – ma fosse finito, perfetto: possedesse sé stesso, esso avrebbe finito d’esistere. – Il peso è a sé stesso impedimento a posseder la sua vita e non dipende più da altro che da sé stesso in ciò che non gli è dato di soddisfarsi.

Il peso non può mai esser persuaso.


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7[modifica]

Arrigo Boito.jpg

Arrigo Boito, poeta e compositore, nel suo omaggio A Emilio Praga riporta la morale scapigliata che lo accomuna all'amico, e ora si ripiega in un lamento crepuscolare, ora prefigura le allucinazioni tipiche del simbolismo.

Carmi! poemi! liriche! ballate!
            Drammi! odi! canzoni!...
Vanità! Vanità! glorie sognate!
            Perdute illusïoni!
Non parliamone più; quelle rimorte
            Poniam larve in obblio...
I miei pensier vanno verso la morte
            Come l’acqua al pendio,
E te scendo le alture, a notte folta.
            Solo, nella caligine.
L’anima mia già crede esser travolta
            Dall’eterna vertigine.


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