Primi poemetti/L'aquilone

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L'aquilone

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La quercia caduta Il vecchio castagno
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L’AQUILONE



C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d’antico: io vivo altrove, e sento
3che sono intorno nate le viole.

Son nate nella selva del convento
dei cappuccini, tra le morte foglie
6che al ceppo delle quercie agita il vento.

Si respira una dolce aria che scioglie
le dure zolle, e visita le chiese
9di campagna, ch’erbose hanno le soglie:

un’aria d’altro luogo e d’altro mese
e d’altra vita: un’aria celestina
12che regga molte bianche ali sospese...

sì, gli aquiloni! È questa una mattina
che non c’è scuola. Siamo usciti a schiera
15tra le siepi di rovo e d’albaspina.

Le siepi erano brulle, irte; ma c’era
d’autunno ancora qualche mazzo rosso
18di bacche, e qualche fior di primavera

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bianco; e sui rami nudi il pettirosso
saltava e la lucertola il capino
21mostrava tra le foglie aspre del fosso.

Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino
ventoso: ognuno manda da una balza
24la sua cometa per il ciel turchino.

Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza
risale, prende il vento; ecco pian piano
27tra un lungo dei fanciulli urlo s’inalza.

S’inalza; e ruba il filo dalla mano,
come un fiore che fugga su lo stelo
30esile, e vada a rifiorir lontano.

S’inalza; e i piedi trepidi e l’anelo
petto del bimbo e l’avida pupilla
33e il viso e il cuore, porta tutto in cielo.

Più su, più su: già come un punto brilla,
lassù lassù... Ma ecco una ventata
36di sbieco, ecco uno strillo alto... — Chi strilla?

Sono le voci della camerata
mia: le conosco tutte all’improvviso,
39una dolce, una acuta, una velata...

A uno a uno tutti vi ravviso,
o miei compagni! e te, sì, che abbandoni
42su l’omero il pallor muto del viso.

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Si: dissi sopra te l’orazioni,
e piansi: eppur, felice te che al vento
45non vedesti cader che gli aquiloni!

Tu eri tutto bianco, io mi rammento:
solo avevi del rosso nei ginocchi,
48per quel nostro pregar sul pavimento.

Oh! te felice che chiudesti gli occhi
persuaso, stringendoti sul cuore
51il più caro dei tuoi cari balocchi!

Oh! dolcemente, so ben io, si muore
la sua stringendo fanciullezza al petto,
54come i candidi suoi pètali un fiore

ancora in boccia! O morto giovinetto,
anch’io presto verrò sotto le zolle,
57là dove dormi placido e soletto...

Meglio venirci ansante, roseo, molle
di sudor, come dopo una gioconda
60corsa di gara per salire un colle!

Meglio venirci con la testa bionda,
che poi che fredda giacque sul guanciale,
63ti pettinò co’ bei capelli a onda

tua madre... adagio, per non farti male.