Prose della volgar lingua/Libro terzo/LXI

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Terzo libro – capitolo LXI

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Sono Unqua e Mai quello stesso; le quali non niegano, se non si dà loro la particella acconcia a ciò fare. Anzi è alle volte che due particelle in vece d’una se ne le danno, piú per un cotal modo di dire, che per altro; sí come diede il Boccaccio: Né giamai non m’avenne, che io perciò altro che bene albergassi. Et è Oggimai e Oramai, voci solamente delle prose, e Omai delle prose e del verso altresí; le quali si danno parimente a tutti i tempi. È Unque, che si dice eziandio Unqua nel verso; et è Unquanco, che di queste due voci Unqua e Anco è composto, e vale quanto Ancor mai, e altro che al passato e alle rime non si dà, e con la particella, che niega, si pon sempre. Sono Ancora e la detta Anco; l’una delle quali si dà al tempo, l’altra, che alcuna volta s’è detta Anche, vale quanto Eziandio. Nondimeno elle si pigliano spesse volte una per altra; se non in quanto la Anco e Anche si danno al tempo solamente nel verso. È il vero che l’una di loro si pon le piú volte quando alcuna consonante la segue, Ancor tu Ancor lei, e l’altra quando la segue alcuna vocale, Anch’io Anch’ella. Unquemai dire non si dovrebbe, che è un dire quel medesimo due volte; come che e Dante e messer Cino le ponessero nelle loro canzoni. Quandunque, che vuole propriamente dire Quando mai, oltra che si legge nelle terze rime di Dante, esso ancora e messer Cino medesimo la posero nelle loro canzoni, e il Boccaccio nelle sue prose. Ondunque, oltre a queste, medesimamente si legge alcuna fiata, e Dovunque molto spesso. È oltre acciò Quantunque, la qual voce alle volte s’è presa in luogo di questo nome Quanto, non solo ne’ poeti, ma ancora nelle prose, e cosí nell’un genere come nell’altro; et èssi detto Quantunque volte e Quantunque gradi vuol, che giú sia messa. Prendesi ancora in vece di Quanto si voglia; sí come si prende in questo verso del Petrarca:

Tra quantunque leggiadre donne e belle,

ciò è Tra donne quanto si voglia belle e leggiadre, e in quest’altro:

Dopo quantunque offese a mercé vene:

Dopo quante offese si voglia viene a mercé. Prendesi eziandio in vece di Tutto quello che: il Boccaccio: Al qual pareva pienamente aver veduto, quantunque disiderava della pazienza della sua donna, e altrove: Pur seco propose di voler tentare quantunque in ciò far se ne potesse; quasi dicesse quanto mai disiderato avea e quanto mai far se ne potesse. E cosí fia di sentimento piú somigliante alla formazion sua, e piú in ogni modo alle volte opererà, che se Quanto semplicemente si dicesse. L’altro sentimento suo, che vale quanto Benché, assai è a ciascuno per sé chiaro, et è solamente delle prose. È ancora Comunque, che in vece di Come assai sovente s’è detta; è Comunquemente quello stesso, ma detta tuttavia di rado.