Questioni Pompeiane/I Trofei d’armi gladiatorie, e la Sica dei Treci

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I Trofei d’armi gladiatorie, e la Sica dei Treci
Il galerus dei reziarii Programmi gladiatorii

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Di due trofei di Armi scoperti in Pompei al 1767 nel Ludus Gladiatorius, e della Sica, o falcetta dei Treci.


Leggo nelle relazioni degli scavi pompeiani, che il giorno 14 febraio 1767 furon scoperte due pitture nella stanza tutta aperta verso il cortile del così detto [p. 21 modifica]quartiere dei soldati; onde questa camera fu giudicata essere il Corpo di guardia; indi il 7 marzo i due intonachi furon staccali dalle pareti, e messi nella collezione reale (v. Tav. VIII, n. 1, 2).

Codeste pitture sono inedite tuttavia, nè deve far maraviglia, se eran tenute trofei d’armi militari, soggetto così ripetuto sui monumenti dell’antichità. Egli è poi certo, che riconosciuti quel che sono, un singolare ed unico monumento delle armi diverse, adoperate negli spettacoli gladiatorii, non avrebber dimorato sì lungamente ignoti, ed inosservati. Ma questa scoperta non poteva esser fatta così sola, senza che si fosse passato immediatamente a riconoscere nelle armi di bronzo scavate in questo edifizio, armi del ludo gladiatorio, e nell’edifizio medesimo, non più un foro, un portico di teatro, un quartiere di soldati, ma un ludus gladiatorius, la qual cosa fu per me disputata, e conchiusa in un articolo precedente. Ora medesimo, e dopo che si è provato qual fosse quell’arma dei reziarii detta galerus, e se ne è prodotta la forma, recherà non mediocre diletto il trovarne una nuova ed efficace conferma, apparendo anche in questi trofei congiunto al tridente ed al pugnale il galerus, e ad altre armi evidentemente gladiatorie.

Fra queste io tolgo ad illustrare una nuova maniera di curvo pugnale con che i Treci entravano a combattere, che negli scarsissimi monumenti di tal sorta gladiatori non si era notalo sin ora. La falce, od ensis falcatus sul monumento di Prisco (Maffei Mus. Ver. 444, 2), e di Antonio Exoco (Grut. 335, [p. 22 modifica]5), conviene col nome, che gli dà Giovenale, ed è vera falx, ξίφος μὴ ὀρθόν (Artem. Onirocr. 11, 33), detta però tracia, perchè i Traci usavano di tal arma θρακικὸν ξίφος ἐπικάμπης. Di coltelli o spade ricurve trovo menzione presso gli scrittori, e confronti sui monumenti. La sica usata in Roma era un coltello presso a poco come l’acinace dei Persiani, e le copides degl’indiani (v. Q. Curzio Alex. Hagae Com. 1708, 14, 29, e la nota ivi apposta). Anche i Galli usarono una spada che caesim, non punctim feriret, e però appellata κοπίς, ma Dionigi la dice ὐπερμεγάλη (v. Mai, T. II. p. 4-40), onde parmi ravvisarla su quella classe delle monete della repubblica senza nome di zecchiere, delle quali è conosciuto l’asse, il triente, ed il vittoriato, e ne parlò il Capranesi in un suo articolo (Med. Rom. Ined. p. 1, 2 Ann. Inst. 1842, Tav. d’agg. N, 1 ). Fra le falcette, copides, piegate ad angolo ottuso pongo quella figurata su di un piombo, diversa alquanto di curvatura dalle copides descritte da Curzio gladios leviter curvatos, falcibus similes; ha impugnatura, e paramanico, manca però di elsa (Piombi antichi, Tav. III, 4). Questo coltello assai dappresso rassomiglia le falcette pompeiane, che piegano sulla metà della lama, ad angolo onninamente retto, nè finiscono in punta, ma in taglio tondeggiante. Queste io non scopro solo sui due trofei, ma eziandio sulle pitture, e sui graffiti, onde ne svanisce ogni difficoltà. Inoltre grazioso confronto ne viene da una vignetta del T. IV dei Bronzi tav.XVI, p.77, (v. Tav. VIII, 3) non intesa così dagli Ercolanesi, che credettero i due [p. 23 modifica]genii combattere con le fiaccole, o con altri strumenti (p. 360, n. 51). A parer mio sono ivi figurati due genietti che armati da gladiatori si esercitano alla pugna ruditus, dei quali quello a destra ha la falcetta del trece, quello a sinistra la clava, rudis, e può rappresentare il Mirmillone. É poi cotal pittura spiegata a maraviglia dal paragone di un classico luogo di Suetonio, ove narra che Caligola rudibus1 secum batuentem ferrea sica confodit (Suet. in Cal. 32), ed i Mirmilloni per lo appunto solevano accoppiarsi coi Treci.

Se questi genii fossero Eroti, potrebbero credersi messi a rappresentare i primi tentativi di Amore (de Arte, III):

Sic ubi praelusit, rudibus puer illi relictis
     Spicula de pharetra promit acuta sua.


Da una parete pompeiana copiai un graffito, ove il Trece è vinto e prostrato dall’avversario. Hanno ambedue la lor leggenda sovrapposta; quello a sinistra legge SPICVLVS • NIIR V, quello a destra che è TIRO Trece APTONETVS P la falcetta di questo (v. Tav. LIBR XVI VIII,4) si avvicina d’assai alla forma di quella figurata sul piombo citato più innanzi. Altro graffito assai instruttivo fu pubblicato dall’Avellino (Mem. dell’Acc. Erc. [p. 24 modifica]T. V.); questo per colpa certo dell’artista, non dà alcun arma a Prisco, ma sulla parete rilevasi chiaro la falce, ed è ancor questa ad angolo pressocchè retto. Parimenti sopra di altro intonaco è figurata un altra coppia di gladiatori, colle sue leggende ... NVS IVLIANVS IV • IS • PRIMIGIINIVS IVLIANVS XXIII IM M e Primigenio ha falcetta ad angolo retto. Per tutti questi esempii non può cader dubbio che l’arma dipinta sul trofeo pompeiano del ludus gladiatorius sia gladiatoria, e però dei Treci, Θρῄκες πρῶτοι τὴν καλουμένην ἅρπην εὖρον• ἔστι δὲ μάχαιρα καμπύλη. (Clem. Alex. Strom. 1, 16), siccome tutte le altre ivi dipinte, elmi a visiera, tridenti, galeri, e le lance altresì usatissime negli spettacoli, siccome anche lo dimostrano non pochi graffiti, ed alcune pitture, e lo aveva già insegnato Ovidio, ove nomina l’asta del gladiatore Velite, scrivendo, (Ibis, v.45)


Utque petit primo plenum flaventis arenae,
Nondum calfacti Velitis hasta solum.


Questo luogo fu così spiegato dal Salmasio (de Re Milit. p. 1408. Th. G. tom. X) molto prima del Maffei, il quale in egual modo lo intende.

Note

  1. Sudes li dice Giovenale (Sat. VI, 248), secondo alcuni codici v. Iahn h. l. Quem (palum) cavat adsiduis sudibus. Schol. hoc est ferulis in meditatione pugnandi.