Alto, devoto, místico ingegnoso;
Grato alla vista, all’ascoltar soave;
Di puri inni celesti armonïoso
È il nostro Culto; amabilmente grave.
Templi eccelsi, in ammanto dignitoso,
Del cuor dell’uomo a posta lor la chiave
Volgono; e il fanno ai mali altrui pietoso,
Disferocito da un Iddio ch’ei pave.
Guai, se per gli occhi e per gli orecchi al core
Vaga e tremenda in un d’Iddio non scende
L’immago in noi: tosto il ben far si muore.
Dell’uom gli arcani appien, sol Roma intende:
Utile ai più, chi può chiamarla Errore?
Con leggi accorte, alcun suo mal si ammende.