Pregno di neve gelida il deforme
Vorticoso äer bigio forte stride;
Ma il tristo fiato, ch’ogni fiore uccide,
Frenar non può de’ carmi miei le torme.
Spini ingrati son forse ed irte forme
Tai carmi, a cui crudo Aquilone arride?
O a me fiamma cotanto il cor conquide,
Che avvampo io sol, mentr’altri agghiaccia e dorme?
D’ostinato rimar la fonte ignoro;
So, ch’io tacer non posso: altri poi sveli
Se ferro eran mie’ versi, orpello, od oro.
Febo, a te parlo intanto; e invan mi celi
Degli almi raggi il bel vital tesoro,
Poichè il mio canto in tenebre non veli.