CCXLVIII (1795). L'adunco rostro, il nerboruto artiglio
../CCXLVII. Tutto è neve dintorno e l'Alpi e i colli
../CCXLIX. L'obbedir pesa e il comandar ripugna
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19 giugno 2022
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Da definire
L’adunco rostro, il nerboruto artiglio,
Le poderose rapide sonanti
Ali, e il fiso nel Sole ardito ciglio,
Son dell’aquila prode alteri vanti.
Da tal nobile augello io ’l nome piglio:
Forse i miei prischi l’aquile tonanti,
Che vincitrici fero il Ren vermiglio,
Portaro un dì, sotto l’acciar sudanti.
Donde ch’ei nasca, egregio è il nome ed alto;
Mi è grato; io ’l pregio; e il sosterrò, se basto,
Con ali e rostro e artigli e cuor di smalto.
Già di affissare in lui miei sguardi il casto
Febo mi diè: chi muoverammi assalto,
S’anco Giove mi affida il fulmin vasto?