Io, che già lungi di mia donna in meste
Rime troppe il doler disacerbava:
E, i lunghi dì piangendo, pur cantava,
Pregno il cor d’atre immagini funeste;
Io stesso poi, presso a quell’alme oneste
Luci sue, la cui vista il duol disgrava,
In muta gioja tacito mi stava
Ben anni, quasi a dire altro non reste.
E sì pur mai non è Letizia, meno
Che il sien le Cure, garrula loquace;
Mal cape anch’ella entro all’umano seno.
Dunque, or perchè la lira mia soggiace,
Vinta, diresti, dall’amor sereno? —
Pria che dir poco, immensa gioja tace.