Mentr’io dell’Arno in su la manca riva
Mesto pel vago Boboli passeggio,
L’ultimo amico a chi il mio cor si apriva,
Spirante (oimè!) là sulla Dora io veggio.
Carta fatal già già mi soprarriva;
Temo in aprirla, e in un d’aprirla chieggio,
Che ancora un raggio di speranza avviva
L’alma mia, bench’io sempre aspetti il peggio.
Cinque dì interi in cotal dubbio orrendo
Viver dovrommi; e poi, chi sa se il sesto?...
Tutto, (ahi!) già tutto il danno mio comprendo.
Io sperava precederti; e son presto
A dar vita per vita, ove il tremendo
Fato il conceda: e il nieghi, io sol non resto.