Tigro-pezzato Achille, o tu che pegno
Mi sei novello dell’amore immenso,
Di cui piace a mia donna farmi degno;
Vien meco, e acqueta il mugolar tuo intenso.
Tu di signor non cangi; il presto ingegno
Tuo ben tel dice e il quasi umano senso:
E di venirne al mio dolor sostegno,
Fido men desti già tacito assenso.
Ella sola è signora, e d’ambo noi:
Non sarai servo a me, sarai compagno,
Poi ch’ella t’ama, quant’io gli occhi suoi.
Fin ch’io privo di lei teco rimagno,
Me consola co’ salti e vezzi tuoi,
Nè ti stupir, se in abbracciarti io piagno.