Morte già già mi avea l’adunco artiglio
Tenacemente al cor dintorno attorto:
Esangue, e col pensier già in tomba assorto,
Pender su me vedea, turbata il ciglio,
Muta qual madre, sovr’unico figlio,
Quella, per cui di vita i guai sopporto:
E vedea d’altra parte in viso smorto
Starsi l’amico, ond’ha il mio cor consiglio.
Oh! quanti strali trafiggeanmi l’alma!
Lasciar l’amata, l’amico, e la spene
Della sì a lungo sospirata palma!...
Quand’ecco rieder vita entro mie vene.
Gloria, amistade, amore, or voi mia salma
Serbaste... Ah sol per voi la vita è un bene.