Vuota insalubre regïon, che stato
Ti vai nomando, aridi campi incolti;
Squallidi oppressi estenüati volti
Di popol rio codardo e insanguinato:
Prepotente, e non libero senato
Di vili astuti in lucid’ostro involti;
Ricchi patrizj, e più che ricchi, stolti;
Prence, cui fa sciocchezza altrui beato:
Città, non cittadini; augusti tempi,
Religïon non già; leggi, che ingiuste
Ogni lustro cangiar vede, ma in peggio:
Chiavi, che compre un dì schiudeano agli empj
Del ciel le porte, or per età vetuste:
Oh! se’ tu Roma, o d’ogni vizio il seggio?